Il territorio dell’Irpinia è spesso associato alla ricostruzione post-sismica più cara della storia umana. Peccato che sia meno noto che si tratta di una delle zone più privilegiate dell’Italia per la produzione di vini bianchi di pregio e complessità. Colpa sicuramente di alcuni luoghi comuni, come ad esempio quello che identifica il Mezzogiorno con temperature torride, mentre il bianco richiede zone alpine o sub-alpine. Ma c’è Sud e Sud, e spesso e volentieri l’altitudine sopperisce alla latitudine, come accade proprio nella provincia di Avellino, dove i vigneti si inerpicano a cinquecento, seicento e persino settecento metri al di sopra del livello del mare, con relativa freschezza ed escursioni termiche fra giorno e notte. Basta notare la differenza di temperatura massima estiva fra Bolzano e Avellino per capire che la geografia non è necessariamente il destino. Per non parlare, come fattore di qualità, di vitigni quali il Greco e il Fiano, varietà italiane fra le più tarde a maturare e che danno il loro massimo proprio in queste colline vulcaniche. Uno dei primi a capire le potenzialità della sinergia fra uve, terra e clima è stato, logicamente, un indigeno, ossia Mario Ercolino, enologo che opera nell’avellinese da una quindicina di anni, prima come winemaker alla Feudi di San Gregorio, fondata dal fratello maggiore Enzo Ercolino, e poi, con il terzo fratello Luciano Ercolino, all’azienda di proprietà Vinosia. Leggi il resto »