Ripartono i lavori del Lirico a Milano

Finalmente si parte. Dopo un decennio di lavori bloccati, cause giudiziarie al Tar e al consiglio di stato, problemi burocratici più o meno chiari, l’architetto milanese Luciano Colombo ha cominciato i lavori per la ristrutturazione del Teatro Lirico costruito dal Piermarini nel 1779. Il progetto è faraonico ed è stato a lungo osteggiato da Vittorio Sgarbi secondo cui si tratta di «un piano scellerato che snaturerà la bellezza intrinseca del Teatro milanese». L’ex assessore alla cultura milanese si è opposto con tutte le forze e per un decennio è riuscito a far bloccare la partenza dei lavori. Colombo, che a suo tempo aveva vinto il concorso bandito per la ristrutturazione insieme con l’imprenditore Gianmario Longoni, (che già gestisce il Teatro Smeraldo a Milano), finalmente è soddisfatto: «Ci sono voluti anni ed è vergognoso che uno spazio culturale così importante resti chiuso per questioni politiche e infondate. Io voglio ricreare un luogo sociale, non dimentichiamoci che la funzione primaria del teatro è aggregare persone unite da interessi culturali». L’idea dell’architetto, in effetti, è ambiziosissima. Il progetto prevede uno spazio polifunzionale da 1500 posti, in cima una cupola trasparente e sotto una sala espositiva, ristorante e biblioteca. Ma anche negozi, un bar e una libreria. Tutte le pareti saranno mobili compresa una sorta di tappo che a seconda delle esigenze del teatro potrà salire e scendere. Il cantiere dovrebbe restare aperto un paio di anni e i lavori costeranno circa 25 milioni di euro finanziati da Longoni che in cambio avrà dal Comune in comodato la gestione del teatro per i prossimi quindici anni. C’ è da augurarsi che Piermarini che nel 1779 dopo aver costruito la Scala diede a Minano il suo secondo teatro non si rivolti nella tomba. Il Lirico sin dall’ inizio ha avuto vita difficile, compreso un incendio che lo ha devastato alla fine degli anni trenta. Irrimediabilmente danneggiato era stato ricostruito dall’ architetto Cassi Ramelli. Il 16 dicembre 1944 Mussolini lo utilizzò per il suo ultimo comizio in occasione della celebrazione della morte del futurista Marinetti. Spiega l’ architetto: «E’ sacrosanto restituire Milano un luogo così importante per la cultura». Colombo, che in passato ha lavorato in zone “calde” come Iran, Iraq, Libia, Kuwait e Afghanistan, ha in attivo altri cantieri in città in zona Tortona dove ha costruito anche l’ edificio Magna Pars: «Purtroppo Milano è morta. Ci sarebbero da fare molti interventi ma nessuno ha più voglia di investire. I giovani trentenni, poi ragionano con l’ ottica dei cinquantenni e questo non giova al progresso dell’ architettura». Si divide tra il capoluogo lombardo e Parigi, «una città che fa ancora sognare», dove ha i suoi studi, ma ha soci in tutto il mondo: «Ho diciotto dipendenti che lavorano con me, prevalentemente da casa, grazie alle nuove tecnologie». Attualmente è anche impegnato nell’ ampliamento di un lussuoso albergo in Toscana, il Salviatino e per gli amici si occupa anche di interior design: «Quando qualcuno decide di affidarsi a un architetto è come se gli mettesse in mano la vita. E’ inevitabile creare un rapporto che vada oltre a quello meramente professionale». Tra le sue antipatie ci sono i cosiddetti archistar: «Vengono utilizzate dalle amministrazioni comunali per aprire il consenso su progetti che altrimenti non verrebbero mai realizzati». (R. Fontanelli)
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