Lo yogurt e il greco preso per turco

Non bastavano le dispute storiche, lo scontro sull’occupazione di Cipro e le contrapposizioni religiose. Adesso ci si mettono la pubblicità di uno yogurt e il tradizionale teatro di marionette a rendere accesi i rapporti diplomatici tra Grecia e Turchia. Dimenticata per qualche ora la grave crisi economica e i conseguenti scioperi che immobilizzano il Paese, la popolazione ellenica ha, negli ultimi giorni, riscoperto l’antico nazionalismo e il dibattito pubblico è stato monopolizzato da due vicende davvero singolari.
Tutto è cominciato mesi fa, quando Minas Karatsoglu, un ex pastore 74enne greco, ha fatto causa a Lindahl, azienda casearia svedese, perché quest’ultima utilizzava il volto del pensionato senza permesso nella pubblicità di uno yogurt. La grave colpa dell’azienda nordica non era quella di usare da circa sette anni l’immagine di Karatsoglu per promuovere il prodotto, ma di affermare che il prodotto fosse esclusivamente di «tradizione turca». Per il nazionalista greco, originario di Delfi, è stato come subire un gravissimo affronto. Il suo avvocato, Dimitris Dimitriou, ha chiesto immediatamente un cospicuo risarcimento per il torto subito dal cliente. Nei giorni scorsi, dopo una breve trattativa, la società svedese ha deciso di offrire 160.000 euro alla vittima del “sopruso”: «Non è un caso frivolo – ha spiegato l’avvocato Dimitriou -. È invece una vicenda molto seria. Penso che non vi sia insulto peggiore per un greco che essere chiamato turco».
Proprio mentre il Paese ellenico accoglieva con un sospiro di sollievo l’accordo sopraggiunto, ecco che una nuova disputa riaccendeva gli animi. Grigoris Delavekouras, portavoce del ministro degli esteri greco, ha sconfessato pubblicamente l’Unesco che, l’anno scorso ha definito il personaggio del teatro d’ombre Karagöz «un esempio esclusivo della tradizione culturale turca». La marionetta “dall’occhio nero” esiste anche nel teatro d’ombre greco, si chiama Karaghiozi ed è famosa per la sua scaltrezza nell’ingannare i malvagi padroni ottomani. Il portavoce Delavekouras ha dichiarato senza mezze misure che Karaghiozi è al 100% greco, scatenando le proteste turche: “Karaghiozi è parte inestricabile della nostra cultura – ha affermato Delavekouras -. Abbiamo presentato all’Unesco uno studio che dimostra come la stessa tradizione esiste nel nostro Paese e contiamo di discutere il problema a Nairobi il prossimo ottobre». Nel dibattito è entrato anche il primo ministro George Papandreou che prima ha tentato di stemperare gli animi e ha poi concluso: «È giusto che entrambi i Paesi accettino l’esistenza di due Karagöz». (F. Tortora)
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