I prodotti halal

Sul mercato italiano dei prodotti “halal” conformi ai precetti di religione islamica, che ammonta a circa 5 miliardi di euro, sono arrivati i primi salumi grazie all’idea imprenditoriale di un giovane sardo che ha vinto il premio oscar green promosso dai giovani della Coldiretti che premia le idee piu’ innovative. Lo rende noto la Coldiretti in occasione della firma della convenzione interministeriale a sostegno dell’iniziativa della Coreis (Comunita’ religiosa islamica) da parte dei ministeri degli Esteri, dello Sviluppo economico, della Salute e delle Politiche agricole. Dalle opportunita’ offerte da questo nuovo mercato rapida crescita nasce l’idea di Antonio Fernando Salis, vincitore del premio “Oscar Green” Coldiretti per l’innovazione in agricoltura , che ha rinnovato la sua azienda “La Genuina” di Ploaghe (Sassari), dedicandosi alla produzione di salumi preparati secondo le regole halal per i musulmani con l’utilizzo di carne di pecora e di capra. I prodotti – precisa a Coldiretti – vengono controllati e certificati dall’Imam, la principale autorita’ religiosa per l’Islam. L’integrazione religiosa non e’ quindi solo un valore per la pace e lo sviluppo, ma ha anche importanti riscontri sul cambiamento degli stili alimentari ed una conseguente innovazione – continua la Coldiretti – sull’offerta delle imprese. Se l’influenza della religione cattolica sulle abitudini alimentari e’ una realta’ nota in Italia con un tradizionale picco settimanale di consumo di pesce il venerdi’ nelle case, nelle mense e nei ristoranti, il recente fenomeno dell’immigrazione da paesi di religione islamica ha determinato – sottolinea la Coldiretti – l’adeguamento dei sistemi produttivi alle esigenze di un segmento di popolazione in continua crescita. La diffusione del metodo di lavorazione della carne “halal” – conclude la Coldiretti – ha ormai interessato tutti i piccoli e i grandi centri del territorio nazionale In Italia e si sta assistendo ad un boom con oltre cento macelli “halal” di stretta osservanza islamica che sono ormai un quinto del totale di quelli autorizzati CE.
Ḥalāl (حلال, ḥalāl, halaal) è una parola araba che significa “lecito”. In Occidente si riferisce principalmente al cibo preparato in modo accettabile per la legge islamica. In arabo la parola intende tutto ciò che è permesso secondo l’Islam, in contrasto a ciò che è harām, proibito. Il concetto include dunque il comportamento, il modo di parlare, l’abbigliamento, la condotta e le norme in materia di alimentazione.
I musulmani di differenti regioni e appartenenti a diverse comunità islamiche non sono unanimemente concordi su ciò che va considerato “halāl”.
Secondo alcuni le linee guida della dhabīĥa non devono essere necessariamente seguite e recitare “Bismillāh al-Raĥmān al-Raĥīm” (In nome di Dio Clemente Misericordioso”) immediatamente prima di consumare i pasti renderebbe la carne permessa. Chi aderisce a questo tipo di ḥalāl generalmente non consuma sostanze proibite.
Chi aderisce a questo tipo di “Bismillāh Ḥalāl” generalmente considera che qualsiasi cibo, sia esso una sostanza proibita o meno, diventa ḥalāl una volta che la formula rituale sia stata pronunciata. Generalmente questa frase viene pronunciata immediatamente prima di consumare il cibo.
Secondo molti questo metodo per far diventare il cibo ḥalāl non aderisce alle linee guida islamiche, principalmente perché contraddice i versetti coranici sulle sostanze proibite. (da wiki)
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