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Viaggio goloso tra le gelaterie di Milano

chocolat-Milano

Se già nel 1972 «il carretto passava e quell’uomo gridava gelati» (Lucio Battisti, «I giardini di marzo») era l’immagine di un tempo passato, oggi la figura del gelataio che tira il suo carretto scampanellando è paragonabile ai graffiti camuni. A Milano ci sono 200 gelaterie artigianali che, nell’insieme, vendono circa 10 mila kg. di gelato al giorno nel periodo estivo (da giugno a settembre), la metà in quello invernale, per un giro d’affari annuo di 27 milioni di euro (dati Alga- Assofood Camera di Commercio di Milano). Un bel business a base di «bio», «dal produttore al consumatore », «no additivi», «latte proveniente solo da fattorie selezionate», «senza glutine», tutti fattori che hanno decretato la scomparsa, tranne rare eccezioni, del glorioso «gusto Puffo », giusto per fare un esempio. Ma gli ingredienti naturali non bastano e, infatti, l’ultima tendenza, quanto a gelaterie, riguarda la location: che deve assomigliare sempre più a una boutique con un suo stile preciso.
 
Prendiamo RonchiMilano (v.le Piave 8), l’ultima nata tra le gelaterie milanesi. Qui, su insegne e vetrine la parola gelato è addirittura bandita e tutto rimanda a un loft di Tribeca, New York. «Il termine gelateria sminuirebbe l’immagine che vogliamo dare», dice Riccardo Ronchi, il giovane titolare. Anche se i gelati si ispirano alle stagioni («Il gusto melone lo produciamo solo in questo periodo, non in dicembre perché utilizziamo solo materie prime fresche»), il neonato marchio (presto l’apertura di un negozio anche a Los Angeles) vuole colpire anche con l’immagine: mattoni a vista, laboratorio separato solo da una vetrata, lampade industriali. «Tutti i tavoli sono realizzati con doghe di vecchi pavimenti indiani che abbiamo recuperato apposta. C’è anche una piccola biblioteca con libri dedicati alla storia del gelato e ricette. Ho voluto ricreare l’ambiente di un’abitazione, dove il cliente può fermarsi a leggere o lavorare sul pc».
 
Tra una coppetta e l’altra (il costo media in città va da 1,80 a 3 euro), dal loft newyorkese si passa ai vecchi bar sabaudi. Succede nei punti vendita Grom (cinque negozi a Milano), nel settore il più clamoroso successo degli ultimi anni. «I nostri colori sono quelli di Torino, la nostra città: il giallo e il blu», spiega Federico Grom. «L’illuminazione è soffusa per richiamare gli antichi caffè piemontesi, eleganti e discreti. Ma non è solo una questione d’immagine. Da noi l’arredamento è funzionale al prodotto. Per esempio, i banconi sono in noce nazionale invece che nel classico marmo rosa della maggior parte delle gelaterie».
 
Ha invece scelto il «tutto a vista» Cioccolati Italiani (via De Amicis 25), gelateria nata un anno mezzo fa nei locali che una volta ospitavano McDonald’s. Il marchio appartiene alla famiglia Ferrieri, imprenditori napoletani che hanno scelto Milano per debuttare nel dolce del mondo dei gelati (prossima l’apertura di un secondo punto vendita in città, poi sarà la volta di Londra). Qui è tutto in mostra. A partire dalle due fontane di cioccolato che dominano la scena: «Abbiamo scelto un design importante, per valorizzare al massimo il prodotto. Il laboratorio di produzione è in vetrina proprio per fare vedere ai clienti come lavoriamo», racconta Vincenzo Ferrieri. Il cuore dell’attività è un vero caveau come quelli delle banche. Al suo interno un tesoro, in tutti i sensi: «Contiene circa una tonnellata di cioccolato e il nostro costa 32 euro al chilo…».
 
Nonostante i segni del tempo, continua ad essere un must del cono Chocolat (via Boccaccio 9), tra le prime gelaterie milanesi ad aver puntato sull’impatto scenografico. L’ispirazione è cinematografica, dall’omonimo film del 2000 con Juliette Binoche e Johnny Depp: «La nostra idea è quella di rappresentare il gelato come un bene di lusso accessibile », dice Luca Maggi il titolare. Entrando, a destra, c’è un maestoso lampadario di cristallo, sulle pareti opere dell’«art designer» Alex Turco e un piccolo soppalco che ricorda il privè di una discoteca con puf che sembrano cubi di cioccolato, dove «d’estate si muore dal caldo ma i clienti fanno lo stesso la fila per sedersi».
 
Infine, a Brera, c’è Amorino (via Fiori Chiari 9), altra boutique del gelato che fa parte di una catena internazionale. Mattoni a vista, colori caldi, gelataie in eleganti completi total black, sopra il bancone il gelato del mese, l’ananas. A proposito, ecco l’hit parade dei gusti più richiesti dai milanesi: al primo posto cioccolato, al secondo nocciola, al terzo pistacchio. Almeno, quanto a creme, nulla di rivoluzionario. (R. Rizzo)

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2 Commenti fino adesso, aggiungi il tuo.

1 Il 6 luglio 2010 alle 17:06 silvia ha scritto:

salve,
un’amica mi ha parlato di una rete di viaggiatori( non ricorda il nome) interssati a mngiare nelle case private del paese che visitano.
io e mio marito siamo appassionati di cucina e ci piace avere sempre gente a cena e vorrei sapere se sapete indicarmi qualcosa.
grazie

2 Il 6 luglio 2010 alle 17:39 fm ha scritto:

Mi spiace ma non conosco questa cosa, anche se mi pare decisamente interessante. Se ci riesce, una volta trovato “il bandolo della matassa”, ci mandi un articolo poiche’ condividiamo le informazioni molto volentieri

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