Sapori d’oriente a Milano

«Lavori in corso», recita un cartello posto accanto a tre eleganti edifici ottocenteschi in via Monte di Pietà. È lì che nel 2011 aprirà il Mandarin Oriental Milano, struttura della catena di Hong Kong che per il suo sbarco in Italia ha scelto proprio la città che deluse l’hotellerie asiatica con il fallimento dell’ambizioso progetto del The Chedi Milan, per il quale è allo studio un progetto di recupero che coinvolge Radisson Blu del gruppo Rezidor.
Stop a parte, l’hotellerie milanese del nuovo decennio, quello che culminerà nell’Expo 2015, è un cantiere molto vivace dove le grand dames sono impegnate in vari restyling (soprattutto delle suite) e stanno per aprire nuove strutture che entro i prossimi tre anni faranno aumentare l’offerta di camere a cinque stelle in città di ben 500 unità. Oltre al Mandarin, infatti, nel 2011 a Milano saranno inaugurati anche il W di Brera (design brand del gruppo Starwood), l’Armani di via Manzoni 31 (in partnership con il gruppo di Dubai Eemar Properties), mentre lo storico Grand Hotel Duomo riaprirà i battenti come nuova stella del gruppo InterContinental.
«Nei prossimi anni ci sarà un vero boom in termini di qualità», dice Claudio Ceccherelli, general manager del Park Hyatt, hotel-gioiello della città che si affaccia sulle guglie del Duomo e che ha appena aperto delle suite da sogno. Oggi la competizione è più accesa che mai, e la conquista del cliente si fa a colpi di servizi su misura e spazi capaci di attrarre clienti sempre più giovani, come nel nuovo Principe Bar del Principe di Savoia, dove la consolle del Dj è addirittura inserita nel pianoforte a coda.
C’è anche chi punta su un concept originale, come il nuovo Boscolo Exedra, inaugurato lo scorso ottobre, che ha riservato uno spazio agli eventi d’arte. «Il panorama di oggi – continua Ceccherelli – è molto vivace. Nel 2003, quando abbiamo aperto il Park Hyatt, erano quasi dieci anni che Milano non assisteva a un’inaugurazione. La città, però, è ancora troppo concentrata sull’offerta business: dal lunedì al venerdì gli hotel sono quasi sempre pieni, ma nel weekend molte stanze rimangono vuote. Milano non deve accontentare solo chi viene in città per seguire gli eventi di moda e di design, ma anche chi cerca l’arte e la cultura».
«Al Town House Galleria, invece, abbiamo il fenomeno opposto – ribatte Alessandro Rosso, proprietario dell’unico hotel a sette stelle del mondo – perché è proprio nel week-end che le nostre suite sono sempre tutte occupate». Per Rosso, che sta per presentare una nuova tipologia di suite «che diventerà la più importante del mondo», Milano è un vero laboratorio per l’hotellerie di lusso, anche perché è qui che sta arrivando la nuova clientela dorata del futuro: i milionari asiatici, non solo cinesi, ma anche malesi, thailandesi, indiani.
«Non amano andare al mare, ma visitare le città, e soprattutto fare shopping. Per questo scelgono Milano e in futuro saranno soprattutto loro a riempire gli hotel di lusso». Ecco spiegato perché Mandarin ha scelto Milano per la sua prima apertura italiana. E, incidenti di percorso a parte, per la città la promessa che viene dall’Asia sembra più viva che mai. (C. Beghelli)
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