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Ra­tana’, ri­sto­rante a Milano

ratana

L’insegna ri­manda al po­po­lare Pret de Ra­tana’, gua­ri­tore un po’ so­pra le ri­ghe (di cui vi narro la sto­ria più sotto) che in­vita a ri­cor­dare una Mi­lano scom­parsa, e c’introduce alla cu­cina del gio­vane Ca­sare Bat­ti­sti che ese­gue la più tra­di­zio­nale cu­cina lom­barda, spesso ri­vi­si­tata in una chiave più ade­guata ai giorni no­stri, a tratti al­le­ge­rita, ma sem­pre alla ri­cerca e con l’utilizzo di’ingredienti di prima qua­lità, spesso re­pe­riti nel ter­ri­to­rio. Som­me­lier è il gio­vane Da­nilo In­gan­na­morte, com­pe­tente, di­screto e sem­pre sor­ri­dente, che ha messo a punto una carta al 50% lombardo-​​piemontese, con al­cune eti­chette che, non senza una punta d’orgoglio, per ora ha solo lui. A pranzo il pia­ce­vole menu ri­dotto “La schi­sceta” (18 euro), all’aperitivo i “Ru­bitt” (ro­bette), sorta di mini-​​tapas lom­barde (da 1 a 4 euro) che ac­com­pa­gnano un ca­lice di vino, in­fine la cena alla carta (dai 35 euro) con sim­pa­tici sconti pre­vi­sti per ci­cli­sti me­tro­po­li­tani, pe­sca­tori a mo­sca e un’altra ca­te­go­ria a scelta per set­ti­mana. In ar­rivo il tè po­me­ri­diano, men­tre già si so­gna la sta­gione estiva quando l’aperitivo si po­trà con­su­mare nel mini-​​parchetto all’aperto. Il Ra­tana’ (non so dirvi bene se si tratta di una trat­to­ria, oste­ria o ri­sto­rante, ma a cosa ser­vono le eti­chette?) ha tro­vato spa­zio in una pa­laz­zina dei primi anni del No­ve­cento. L’edificio, con­ce­pito ori­gi­na­ria­mente come un ma­gaz­zino fer­ro­via­rio, parte della prima sta­zione di Mi­lano, ospita oggi la Fon­da­zione Ca­tella e si trova al cen­tro dell’area di Porta Nuova. Il pro­getto del ri­sto­rante na­sce dalla vo­lontà di con­ser­vare l’antica vo­ca­zione in­du­striale del luogo.
 
Po­ker vin­cente di soci che amano la pe­sca a mo­sca (ol­tre allo chef e al som­me­lier, rien­rano nel gruppo un der­ma­to­logo e il co­mico An­to­nio Al­ba­nese) con il ri­sul­tato di aver ot­te­nuto un ri­sto­rante dove in un am­biente so­brio, cu­rato da rgA­stu­dio, si pos­sono tro­vare piatti della tra­di­zione mi­la­nese, ot­timi vini e tanta cor­dia­lità. Ri­cor­diamo che all’esterno del ri­sto­rante cè un parco gio­chi re­cin­tato per i più pic­coli, una boc­cio­fila e la sede espo­si­tiva della fon­da­zione Ca­tella. Nel giar­dino an­ti­stante, alla pros­sima sta­gione, si po­trà con­su­mare l’aperitivo.
 
I prezzi dei piatti e delle bot­ti­glie si pos­sono ve­dere di­ret­ta­mente nel sito del ri­sto­rante.
 
RATANA’
 
via De Ca­stil­lia, 28
 
te­le­fono: 02–87128855
 
aperto tutti i giorni dalle 12 a mez­za­notte, tranne sa­bato a pranzo.
 
Nel po­me­rig­gio è at­tivo un ser­vi­zio bar.

EL PRET DE RATANA’
 
Giu­seppe Ger­va­sini na­sce il 1 marzo 1867 a Ru­ba­rello di S. Am­bro­gio Olona, pri­mo­ge­nito di Giu­seppe, ta­glia­pie­tre di pro­fes­sione e di Lui­gia Mo­li­nari, as­si­stente alla fi­landa nella casa, tutt’ora esi­stente, po­sta ai bordi della strada che porta a Santa Ma­ria del Monte so­pra Va­rese, oggi Sa­cro Monte. Su­pe­rati pe­riodi di dif­fi­coltà eco­no­mi­che, la fa­mi­glia Ger­va­sini ac­cre­sciu­tasi nel frat­tempo di al­tri quat­tro fi­gli morti in te­nera età, gode di un di­screto be­nes­sere che per­mette a Giu­seppe di pro­se­guire gli studi ini­ziati a Va­rese e pro­se­guiti al collegio-​​convitto C. Co­lombo, dove ini­zia il gin­na­sio. Dopo la morte del pa­dre av­ve­nuta nel 1880, la mamma Lui­gia, per as­se­con­dare il de­si­de­rio del fi­glio di in­trap­pren­dere la via del sa­cer­do­zio, lo iscrive al col­le­gio fon­dato da Don Bo­sco, a quei tempi an­cora vi­vente, di To­rino Val­docco. Tor­nato in Lom­bar­dia fre­quenta la terza li­ceo a Monza e, dopo la morte della ma­dre nel 1885, passa al se­mi­na­rio teo­lo­gico di corso Ve­ne­zia a Mi­lano dove ter­mina gli studi, in­ter­rotti solo dal ser­vi­zio mi­li­tare pre­stato a Ca­serta quale ad­detto alla sa­nità ( 1887–1888 ). Qui a con­tatto con la sof­fe­renza e la ma­lat­tia, svi­luppa una prima co­no­scenza di mali e ri­medi e sco­pre forse il dono o ca­ri­sma della gua­ri­gione. Or­di­nato sa­cer­dote nel Duomo di Mi­lano l’ 11 giu­gno 1892, ce­le­bra la sua prima messa a S.Ambrogio Olona. Ini­zia qui la sua vita di sa­cer­dote si­cu­ra­mente “sco­modo e ori­gi­nale”, vi­sti i suoi con­ti­nui tra­sfe­ri­menti da un po­sto all’altro. Lo pos­siamo ri­cor­dare a Po­gliano Mi­la­nese, a Ca­biate, a San Vit­tore al Corpo di Mi­lano, a Der­gano, a Pe­re­gallo di Le­smo, e a Re­te­nate. E’ pro­prio que­sta lo­ca­lità che lega in modo in­dis­so­lu­bile il suo nome con quello di don Ger­va­sini, chia­mato in se­guito EL PRET DE RATANA’. La sua fama va­lica i con­fini di Re­te­nate e da Mi­lano e da al­tre zone, co­min­ciano ad ac­cor­rere de­cine e de­cine di per­sone ri­chia­mate dalle sue doti di gua­ri­tore.
 
Fi­nal­mente, nel 1926 all’età di 59 anni, si tra­sfe­ri­sce nella ca­setta di via F.lli Zoia, 182 a Mi­lano, la­scia­ta­gli in dono da una per­sona in se­guito ad una gua­ri­gione “mi­ra­co­losa”. E’ in que­sta casa che i più lo ri­cor­dano ed è qui che fi­nal­mente può ope­rare a tempo pieno de­di­can­dosi a co­loro che il Si­gnore porta a lui. La sua fama va­lica i con­fini della città, della Lom­bar­dia e dell’Italia: da lui ar­ri­vano per­sone da ogni luogo ri­chia­mate dalle stra­bi­lianti gua­ri­gioni e con­ver­sioni, dalle in­fal­li­bili cure, so­prat­tutto spi­ri­tuali, che don Ger­va­sini elar­gi­sce quo­ti­dia­na­mente. Per­sino la fer­mata del tram, li­nea 34, di via Forze Ar­mate a cui si scende per an­dare in via F.lli Zoia, viene detta “ fer­mata Ger­va­sini “. In que­sta pic­cola casa, chia­mata poi “ casa dei mi­ra­coli” , si com­piono dav­vero mi­ra­coli quo­ti­diani. Dove può don Giu­seppe cura e gua­ri­sce, dove non può aiuta a tro­vare la ras­se­gna­zione e la se­re­nità nell’accettare la ma­lat­tia. A volte è molto bru­sco, so­prat­tutto con le don­nette pet­te­gole. Ma è un bur­bero te­ra­peu­tico: una buona sfer­zata, uno schiaffo psi­co­lo­gico a volte ser­vono più delle pa­role. Sa an­che es­sere dol­cis­simo, spe­cial­mente con i bam­bini e con co­loro che vede veri e sin­ceri nell’accostarsi non a lui, in quanto si pro­clama sem­pre stru­mento della Gra­zia Di­vina, ma alla Fede in Dio. In una vi­sione oli­stica della ma­lat­tia , don Ger­va­sini sa che non esi­stono ma­lat­tie del corpo, ma ma­lat­tie dello spi­rito che il corpo solo esprime. A cosa var­rebbe cu­rare un corpo se la ra­dice del male, che sta nello spi­rito, non viene ag­gre­dita e ri­mossa?
 
Il male, in tutte le sue forme, è ciò che don Ger­va­sini ha com­bat­tuto per tutta la vita. Molti cre­dono fosse un esor­ci­sta e che avesse ope­rato straor­di­na­rie gua­ri­gioni. Si sono rac­colte solo te­sti­mo­nianze ver­bali di gente che dice di sa­pere che…
 
Un cenno par­ti­co­lare me­ri­tano la stima e l’amicizia re­ci­proca che re­gna­rono tra don Ger­va­sini e il Car­di­nale di Mi­lano Il­de­fonso Schu­ster, oggi Beato. Si dice che il Car­di­nale si ac­co­stasse al con­fes­sio­nale di don Giu­seppe e che, co­mun­que, fos­sero nu­me­rosi gli in­con­tri tra i due in quello che si può de­fi­nire un so­da­li­zio spi­ri­tuale. Forse la pro­ve­nienza dall’ordine be­ne­det­tino, la cui re­gola mo­na­stica “ora et la­bora“ con­tem­pla la pre­ghiera, la cura delle animé ma an­che quella dei corpi, lo stu­dio e l’applicazione delle piante me­di­ci­nali, ren­deva par­ti­co­lar­mente vi­cino al Car­di­nale Schu­ster que­sto prete, ano­malo per quei tempi, ma per­fet­ta­mente in li­nea con le fi­gure di sa­cer­doti gua­ri­tori pro­pri di al­tre epo­che. Certo che il Car­di­nale gli fu vi­cino per tutta la vita, vo­len­dolo ac­canto a se alla posa della prima pie­tra della chiesa di Sant’Elena nel 1938. Ne­gli ul­timi anni della sua vita, stanco per la co­stante at­ti­vitè, per l’età, per la ma­lat­tia, al primo piano della ca­setta il Car­di­nale Schu­ster gli aveva con­sen­tito di eri­gere una pic­cola cap­pella dove ce­le­brare quo­ti­dia­na­mente la S. Messa. Le sue gior­nate erano sem­pre uguali: si al­zava pre­stis­simo ed ini­ziava a ri­ce­vere i vi­si­ta­tori per tutto il giorno. Ra­ra­mente usciva se non per brevi pas­seg­giate nei prati at­ti­gui. Solo una volta nel 1931, dal 13 al 19 set­tem­bre, si al­lon­tanò per ef­fet­tuare gli eser­cizi spi­ri­tuali presso il con­vento dei Pa­dri Pas­sio­ni­sti di Ca­ra­vate. Espe­rienza dalle quale don Ger­va­sini uscì tra­sfor­mato, quasi tra­sfi­gu­rato, come te­sti­mo­nia il par­roco di Quino Ro­mano, don Bol­lini, che gli re­stò ac­canto per tutta la vita. Sa­bato 22 no­vem­bre 1941 a set­tan­ta­quat­tro anni don Ger­va­sini, as­si­stito dalla de­vota Ca­ro­lina Ma­lin­verni, da Te­resa Bru­soni, dal fe­dele chie­ri­chetto Fe­lice Trianti, con il con­forto della be­ne­di­zione del Car­di­nale Schu­ster, alle nove del mat­tino la­scia la vita ter­rena. Ai suoi fu­ne­rali par­te­cipa una folla enorme. Ric­chi, po­veri, sono tutti uniti nel cor­do­glio per la morte del loro be­ne­fat­tore. I fe­de­lis­simi aprono una sot­to­scri­zione per­ché venga se­polto al Ci­mi­tero Mo­nu­men­tale di Mi­lano. A loro spese co­mis­sio­nano un mo­nu­mento fu­ne­bre in bronzo con un’epigrafe che dice: “ Al pio sa­cer­dote don Giu­seppe Ger­va­sini che pro­digò ca­rutà e scienza ai po­veri e ai sof­fe­renti. I be­ne­fi­ciari po­sero.” Ini­zial­mente viene se­polto nel set­tore B, ma dopo 15 anni, vi­sto il con­ti­nuo af­flusso di fe­deli, si de­cide di tra­sfe­rirlo in uno spa­zio più am­pio nel set­tore 20, n° 93, allo stesso po­sto dove si trova oggi. An­che il mo­nu­mento è lo stesso, cam­bia solo l’epigrafe che oggi dice:” Sa­cer­dote don Giu­seppe Ger­va­sini 1867–1941 la fiu­mana dei tuoi be­ne­fi­ciari ti ri­corda e ti ri­cor­derà sempre.”

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1 Il 25 febbraio 2010 alle 13:26 giulia ha scritto:

gra­zie per aver co­no­sciuto don Giuseppe.

Oc­corre pre­ci­sare che la crea­zione non è eterna, ma è creata da Dio e che ar­ri­verà al suo com­pi­mento con la ve­nuta di Gesù nella glo­ria che la ri­con­se­gnerà al Pa­dre dopo l’ultimo giu­di­zio quando poi ci sarà la ri­sur­re­zione della carne mortale

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