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Il buon pane di Angela

Angelabread

C’è un ne­go­zio di la­pidi e al­tri mo­nu­menti fu­ne­rari sulla Gra­ham Ave­nue a Wil­liam­sburg che si chiama Grande Mo­nu­ments, dove i clienti pren­dono la morte e il “corpo di Cri­sto” a un li­vello com­ple­ta­mente nuovo.
 
In­fatti, come ve­dete nella fo­to­gra­fia, di­steso ac­canto alla sta­tua della Ver­gine Ma­ria, di fronte a una man­ciata di lu­cide la­pidi, ci sono una de­cine di fi­loni di pane, fra­granti e pro­fu­mati, ap­pena usciti dal forno, co­stano so­la­mente 2 dol­lari al pezzo. “Sono qui a grande ri­chie­sta,” dice Jerry Ra­gusa, pro­prie­ta­rio del ne­go­zio di terza ge­ne­ra­zione, ita­loa­me­ri­cano, con i nonni che ar­ri­va­vano da Mi­li­tello vi­cino a Ca­ta­nia. “La gente viene e com­pra un mo­nu­mento e spesso ri­parte con tre pa­gnotte di pane nella borsa.“
 
A vo­lerla rac­con­tare tutta, il pane non è sem­pre stato lì. Al sig. Ra­gusa l’idea è ve­nuta nel feb­braio dello scorso anno dopo che, per i 18 anni della fi­glia An­gela, la stessa gli aveva por­tato a casa dei sa­po­ri­tis­simi pani dal pa­ni­fi­cio il For­netto di Ben­so­n­hurst dove la­vo­rava.
 
A quel punto Ra­gusa si rese conto che la zona dove aveva il suo ne­go­zio di mo­nu­menti fu­ne­bri era priva di un ne­go­zio di pane de­cente. Dopo aver se­tac­ciato il quar­tiere alla ri­cerca di un buon po­sto ove aprire un pa­ni­fi­cio alla fi­glia, si ar­rese poi­chè l’amara con­sta­ta­zione che gli af­fitti erano troppo ele­vati, non gli dava spe­ranze di riu­scita. “Sai quanti pani avrebbe po­tuto ven­dere quella ra­gazza?” Un nuovo ne­go­zio dun­que era fuori que­stione. Così con­vinto e te­stardo (come spesso sanno es­sere gli ita­liani) sug­gerì alla fi­glia An­gela Ra­gusa di cer­care un ac­cordo con Joey Mag­giero, ti­to­lare del pa­ni­fi­cio Ben­so­n­hurst. Dopo tutto, pensò, per­ché non unire le due cose? Po­trei ven­dere ser­vizi fu­ne­bri in­sieme al pane quo­ti­diano. Di tutt’altra opi­nione era in­vece il for­naio Mag­giero, l’idea di ven­dere il suo pane in una bou­ti­que di pie­tre tom­bali aveva al­meno del paz­ze­sco, ma a volte le idee più as­surde hanno gambe per fare grandi passi, inol­tre stiamo par­lando di Broo­klyn, dopo tutto.
 
Così una bella mat­tina, di fianco alla bianca sta­tua della Ver­gine Ma­ria, ini­ziò l’esposizione e la ven­dita del pane. E’ stato su­bito un suc­cesso e tutto il pane andò esau­rito ben prima che il ne­go­zio chiu­desse la gior­nata.
 
L’impresa ha con­ti­nuato a ri­scuo­tere suc­cesso tanto che le ori­gi­nali 12–20 pa­gnotte al giorno sono ora di­ven­tate ben 80–100.
 
“La gente del quar­tiere, senza al­cuna in­de­ci­sione af­ferma che il pane di An­gela “è il mi­glior pane”.
 
An­che Sel de Mer, un nuovo ri­sto­rante della zona, ac­qui­sta e uti­lizza il pane di Grande Mo­nu­ments per i suoi clienti, rac­conta in­fatti An­gela che ogni mat­tina il ra­gazzo, dopo es­sersi re­cato al mer­cato del pe­sce lungo la strada, si ferma re­li­gio­sa­mente in ne­go­zio per ac­qui­stare il suo pane. Nes­suno sem­bra ri­cor­dare che prima o poi si do­vrà af­fron­tare il mo­mento della morte. In realtà, mi dice Jerry, l’idea di ven­dere pane nel ne­go­zio di ar­redi fu­ne­rari, ci ha por­tato la vita.
 
“Due per­sone sono en­trare per il pane”, rac­conta, “e hanno fi­nito per ac­qui­stare un mo­nu­mento”.
 
Grande Mo­nu­ments, Inc
 
382 Gra­ham Ave­nue. (a Skill­man Ave.), Broo­klyn, 718−782−1800

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