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C’è uno tsu­nami die­tro Atlantide?

Santorini

Un’esplosione vul­ca­nica gi­gan­te­sca in mezzo al mare, un’onda che viag­gia per cen­ti­naia di chi­lo­me­tri fino a rag­giun­gere e som­mer­gere una grossa isola dell’arcipelago greco. E’ que­sto l’episodio apo­ca­lit­tico che avrebbe ispi­rato la leg­genda di Atlan­tide, l’isola scom­parsa di cui parlò per la prima volta Pla­tone dei suoi Dia­lo­ghi. Se­condo uno stu­dio, a pro­vo­care l’episodio ispi­ra­tore sa­rebbe stato pro­prio uno tsu­nami, l’onda ano­mala che dal 2006 ci è tri­ste­mente fa­mi­liare e che ha pro­vo­cato 547 morti in In­do­ne­sia e più di 100 nelle isole Sa­moa.
 
Le isole dell’arcipelago di San­to­rini, 200 chi­lo­me­tri a sud della Gre­cia, sono oggi ciò che re­sta di quella che un tempo era un’unica isola, poi di­strutta da uno dei più grandi fe­no­meni vul­ca­nici della sto­ria, la co­sid­detta “eru­zione mi­noica di Thera”. Le onde si sa­reb­bero dif­fuse in tutto il ba­cino dell’Egeo in sole due ore, rag­giun­gendo un’altezza di circa trenta me­tri, ed en­tro due giorni sa­reb­bero ar­ri­vate an­che le ce­neri ri­ver­sate dall’esplosione vulcanica.

Fu in­somma que­sto uno dei più ter­ri­fi­canti eventi vul­ca­nici mai ac­ca­duti, che de­va­stò l’isola di Thera (oggi San­to­rini) e con lei l’insediamento mi­noico ad Akro­tiri. L’episodio si ve­ri­ficò fra il 1630 e il 1550 a. C. e se­condo una ri­cerca dell’Istituto In­te­ru­ni­ver­si­ta­rio di Scienze Ma­rine di Ei­lat, in Israele, avrebbe ispi­rato a Pla­tone la sto­ria della ci­viltà som­mersa, un tempo ric­chis­sima e potente.

“In­nanzi a quella foce stretta che si chiama co­lonne d’Ercole, c’era un’isola. E quest’isola era più grande della Li­bia e dell’Asia in­sieme…”: con que­ste pa­role, nel 421 a. C., il fi­lo­sofo greco de­scrisse nel Ti­meo la leg­genda di Atlan­tide ed è pro­ba­bile che a im­pres­sio­narlo sia stata pro­prio la ca­ta­strofe di 1000 anni prima. Gli stu­dosi israe­liani hanno in­fatti sco­perto che lo tsu­nami che colpì San­to­rini pro­vocò un’onda ca­pace di esten­dersi per ol­tre 1000 chi­lo­me­tri, quanto ba­sta per rag­giun­gere le co­ste israeliane.

I ri­cer­ca­tori hanno ana­liz­zato pro­prio le spiagge di Israele, sca­vando a 20 me­tri sotto il li­vello del suolo, fino a tro­vare re­sti di se­di­men­ta­zioni ri­sa­lenti al mo­mento dell’eruzione vul­ca­nica. “Ab­biamo ri­co­struito cosa ac­cadde — spiega a Li­ve­science il geoar­cheo­logo ma­rino Be­verly Good­man — e quello che ab­biamo tro­vato sot­to­terra può es­sere solo il ri­sul­tato del de­po­sito pro­vo­cato da un’onda anomala”.

Una teo­ria ana­loga è stata avan­zata an­che dal gior­na­li­sta ita­liano Ser­gio Frau nel suo li­bro Le co­lonne d’Ercole in cui spiega che le co­lonne di cui parla Pla­tone an­dreb­bero in realtà iden­ti­fi­cate con il ca­nale di Si­ci­lia, e che dun­que l’isola di Atlan­tide sa­rebbe in realtà la Sar­de­gna. La sco­perta, se­condo i ri­cer­ca­tori israe­liani, po­trebbe in ogni caso aiu­tare a ca­pire me­glio gli tsu­nami di oggi. Un evento di por­tata così de­va­stante è in­fatti non solo in grado di som­mer­gere un ter­ri­to­rio ma un’intera ci­viltà e, con­clude Good­man, non è escluso che non possa ri­pe­tersi in fu­turo pro­prio nel Me­di­ter­ra­neo. (S. Ficocelli)

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