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Dolce stil novo alla Reggia Venaria di Torino

antipasto
ilpane
burro
melanzane1
pasta3

Finalmente si mangia. Tra le tre proposte del ristorante scegliamo il “menu grand gourmet carta bianca… dedicato ai più curiosi e appas­sionati, servito a sorpresa in modo da potervi offrire una cucina compatibile con il mercato giornaliero”. Questo è quanto cita il menu. Ma iniziamo con un bel bicchiere di bollicine “Franciacorta” accompagnate da piccole micro bruschette “cips” fatte con fettine di pane aromatizzato in vario modo, ripas­sate nel forno. È quasi un anti­pasto scherzoso che riprende dei sapori familiari, giusto per entrare nel tema del menù. Arriva il bel cestino di pane, rigorosamente fatto in caso, con tanti pani, formati e sapori diversi; lardo, olive, patate, integrale, pomodoro, cipolla, rosmarino, bianco, girasole e anche qualche crakers e gris­sini, accompagnati semplicemente, ma in maniera originale, da piccoli quadretti di ottimo burro aromatizzato con diverse erbette, giusto per entrare nella sintonia del gusto della Reggia.È la volta di un magnifico piatto di melanzane dall’incredibile consistenza soffice e dal sapore penetrante, ma leggere nel gusto. Poi una sorpresa, qualcosa che as­somiglia al più clas­sico asparagi alla Bismark, ma qui in un’interpretazione as­sai originale, sopra gli asparagi, l’uovo è fritto ma al suo interno è liquido, praticamente appena cotto. Ora arriva la pasta, denominata pasta in bianco con olio e parmigiano, praticamente un’insieme di sfoglie a mo’ di lasagnetta, con spuma di parmigiano e crema cotta, sicuramente d’ottimo effetto, come potete apprezzare dalla fotografia. Come altro as­saggio di pasta, i ravioli di bollito profumati al lime, rigorosamente fatti a mano con una sfoglia così sottile da lasciar intravvedere l’interno. La scorzetta di lime, praticamente nascosta nel parmigiano, rende sottile il gusto persistente del parmigiano. Al­fredo non si lascia prendere la mano e fa servire un piccolo capolavoro per il gusto e per la vista; dentro un barattolino in vetro di conserve, di quelli usati dalle nostre nonne, ci viene servito del salmone con un fumo di legna aromatica che si sprigiona nell’aria all’apertura del contenitore. Mi viene in mente la storia della lampada di Aladino, ma qui il genio è nascosto tra le quinte, probabilmente a godere del nostro stupore davanti a questo capolavoro. Continua l’eplorazione e anche gli occhi ormai hanno la loro parte di spettacolo con questo polpo in diverse cotture e consistenze, morbido, saporito e succoso, su una polenta liquida ottenuta con del mais frullato e intiepidito. Siamo all’apice del piacere, potremmo fermarci qui, probabilmente il genio ci ha sedotti, ma si passa all’unico piatto di carne del menù che abbiamo scelto. Uno spiedino di manzo, con purea di patate e pomodoro fresco. Originale, un clas­sico as­sai rivisitato della cucina piemontese, sicuramente figlio di una cottura lenta, lenta, lunga e a bas­sis­sima temperatura, potrei sospettare di quelle che ti devi scordare su una timida fiammella fino al servizio. In bocca è un’esplosione di sapore, consistenze, morbidezze e succosità che si sciolgono come un burro. Non saprei quale piatto scegliere a portabandiera di questo ristorante, Al­fredo Russo ci ha conquistato, ma siamo alla fine della nostra esperienza, mancano i dolci e per non venir meno, torna a pre­sentarceli direttamente dalla carta dei dolci, questi, pur facendo parte del menù, vanno scelti a piacere a seconda del proprio gusto personale, o più semplicemente a conclusione delle tante note eseguite fino a questo momento. Ma al dolce non ci si tira mai indietro. Il tortino di cioccolato che regala tutta la sua generosa tipicità. La crema di riso al latte (me la cucinava spesso anche la mia mamma, con un po’ di zucchero e quel pizzico di cannella che ricordava tanto la sua Grecia), ma questa volta con ciliegie “ricomposte” di sorbetto alla ciliegia con i suoi piccioli come elemento decorativo e un po’ destabilizzante, Un piatto as­sai bello cromaticamente e anche giocoso. E terminiamo con una macedonia di stagione, nella sua fantasia cromatica e come ultima tappa di queste ore di squisite delizie.
 
Al­fredo viene a trovarci per i saluti di rito e per chiedere se tutto era stato di nostro gradimento. Già che ci siamo acquisto su due piedi i due libri che ha scritto fino ad oggi ai quali gli chiedo d’apporre una dedica. S’intitolano: “La cucina di Al­fredo Russo”, Da Idea, con le meravigliose fotografie di Ales­sandra Tinozzi, ed. Accolade, nel quale potete leggere le ricette di quasi tutti i piatti provati in questo menù ed altre di natura stagionale non pre­senti quest’oggi, e l’altro sull’uso del miele in cucina, della cui recensione vi rimando all’apposito post scritto giorni fa.
 
Veramente un menù regale e come va detto in questi casi: “Vedi che sarai trattato come un re, neeee”

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1 Il 19 luglio 2009 alle 06:15 Dolce stil novo alla Reggia Venaria di Torino | ogigia ha scritto:

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