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Le tante virtù del Kamut

kamut

Si può con­tri­buire a mi­glio­rare la qua­lità della vita con un piatto di pa­sta? Sem­bre­rebbe pro­prio di sì, al­meno se­condo i det­tami della dieta me­di­ter­ra­nea. Cer­ta­mente, però, la qua­lità e la bontà del cibo di­pende dalle ma­te­rie prime uti­liz­zate, dal pro­ce­di­mento di pro­du­zione e dall’attenzione verso il con­su­ma­tore. Lo sanno bene le grandi mar­che del “made in Italy” agroa­li­men­tare, che hanno fatto della qua­lità l’arma vin­cente per bat­tere la crisi eco­no­mica.
 
Né è un esem­pio la De Cecco che, gra­zie ad un ac­cordo con Ka­mut In­ter­na­tio­nal, si è as­si­cu­rata la pos­si­bi­lità di pro­durre la pa­sta al Ka­mut da di­stri­buire in esclu­siva mon­diale nel seg­mento su­per­mer­cati.
 
Il Kho­ra­san Ka­mut è un grano an­tico, ot­te­nuto da agri­col­tura bio­lo­gica, in va­sti ter­ri­tori del Ca­nada e del Mon­tana molto ric­chi di se­le­nio. Nell’antichità ve­niva col­ti­vato dai Greci e dai Ro­mani, che lo in­tro­dus­sero an­che in Egitto. Per gli an­ti­chi abi­tanti del Nilo la pa­rola Ka­mut, in­fatti, si­gni­fi­cava ce­reale e, in senso fi­gu­rato, “anima della terra”.
 
Ne­gli ul­timi cento anni i grani più dif­fusi e uti­liz­zati sono stati sot­to­po­sti ad una forte pres­sione se­let­tiva che né ha mo­di­fi­cato le ca­rat­te­ri­sti­che ge­ne­ti­che, so­prat­tutto per au­men­tarne la resa e per ar­ri­vare a col­ti­vare grano an­che in ter­reni e con­di­zioni sfa­vo­re­voli. Il pro­cesso di raf­fi­na­zione delle fa­rine, inol­tre, ha por­tato molti in­di­vi­dui a svi­lup­pare in­tol­le­ranze ali­men­tari o al­ler­gie.
 
Il Ka­mut, in­vece, non ha su­bito se­le­zioni o mi­glio­ra­menti ge­ne­tici, per que­sto man­tiene inal­te­rate le sue ca­rat­te­ri­sti­che or­ga­no­let­ti­che e nu­tri­zio­nali, a fronte di una resa piut­to­sto bassa. «Gra­zie alle sue ca­rat­te­ri­sti­che», spiega Marco Ru­sconi della Ka­mut in­ter­na­tio­nal, «que­sto pro­dotto ri­sulta più di­ge­ri­bile e viene tol­le­rato da gran parte di quei con­su­ma­tori iper­sen­si­bili ai grani mo­derni. Lo di­mo­stre­rebbe an­che uno stu­dio in corso presso il Po­li­cli­nico Ge­melli di Roma, men­tre all’Università di Bo­lo­gna il Ka­mut è og­getto di una ri­cerca sulle sue po­ten­zia­lità anti os­si­danti do­vute al se­le­nio”.
 
Per De Cecco pro­durre con grano bio­lo­gico vuoi dire af­fron­tare dei co­sti im­por­tanti, ma so­prat­tutto vuoi dire sco­prire nuove op­por­tu­nità di mer­cato.
 
«Da quando ab­biamo unito il mar­chio Ka­mut a De Cecco le ven­dite di pa­sta con que­sto grano sono au­men­tate sen­si­bil­mente, ri­spetto agli al­tri pro­dotti si­mili già pre­senti sul mer­cato», af­ferma Pa­squale Ga­lante della De Cecco. «Que­sto vuol dire che i con­su­ma­tori ri­co­no­scono la bontà dei pro­dotto, ma lo scel­gono solo se è pro­po­sto da un grande nome che ha di­mo­strato di sa­per fare ot­timi pro­dotti».
 
Sono otto su nove i mi­ne­rali (tra i quali zinco, se­le­nio, ma­gne­sio) che hanno una per­cen­tuale più alta nel Ka­mut ri­petto al fru­mento co­mune. Più vi­ta­mina E.

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