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L’energia che viene dalle alghe

alghe

Non ci si può limitare al vento, al sole, all’acqua, agli scarti agricoli. Tra le fonti rinnovabili bisogna includere anche le alghe: i comunis­simi organismi che prosperano in mari e pozzanghere a quanto pare hanno parecchie potenzialità inespresse. Un esempio è la Chalmydomonas reinhardtii, il cui talento naturale, è proprio il caso di chiamarlo così, è la capacità di scindere le molecole dell’acqua dolce in cui vive. Quando viene esposta al sole e inizia il processo di fotosintesi, oltre a liberare os­sigeno produce idrogeno pronto all’uso, come hanno dimostrato al PlantLab, il laboratorio di scienze agrarie della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. L’équipe guidata da Pierdomenico Perata e Paolo Dario, ha messo in collegamento una «brodaglia verde»di mezzo litro di alghe con una cella combustibile, riuscendo a produrre corrente elettrica sufficiente ad alimentare un motore e sollevare un peso di un chilo per cinquanta centimetri.
 
«Il progetto BioH2 — spiega Perata punta all’impiego di fonti bio­logiche. Ci pre­meva dare vita a un piccolo impianto le cui funzionalità fos­sero subito visibili, perché è un pas­saggio fondamentale per far comprendere, a pos­sibili finanziatori, l’importanza di questa tecnologia». La fonte ha bisogno di es­sere affinata per migliorare le rese: l’obiettivo, realizzabile secondo le stime nel giro di 5–10 anni, è di decuplicare la potenza liberata, usando ceppi in grado di dare risposte convincenti, ottimizzando la raccolta dell’idrogeno. Già oggi tale soluzione pre­senta un doppio valore aggiunto: «La differenza rispetto alle bio­masse è che le alghe non sottraggono terreno all’agricoltura. In più l’idrogeno è un vettore di energia immediatamente utilizzabile, non serve che fermenti». A Pisa è nata un’alleanza strategica: bio­logi vegetali e ingegneri, che generalmente si muovono su strade separate, hanno unito gli sforzi in vista di uno scopo comune. «Era fondamentale, altrimenti è impos­sibile arrivare a un prototipo funzionale. Purtroppo, quando si fa ricerca, la regola dice l’opposto, si ragiona per compartimenti stagni, ognuno ubbidendo alla propria forma mentis. Si può dire che abbiamo creato un bel pre­cedente da cui pos­sono aprirsi scenari nemmeno troppo futuribili». Si pos­sono immaginare piscine in ogni casa, collegate con centrali di generazione e in grado di fornire l’autonomia neces­saria all’intero appartamento. Oppure l’utilizzo di grosse aree industriali dismesse per creare grandi stagni dove le alghe pos­sano crescere ben esposte alla luce». (M. Morello)

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