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Sco­perta la pro­teina della longevità

longevita

Iden­ti­fi­cata la pro­teina della lon­ge­vita’. Que­sta con­sente alle cel­lule di ri­ma­nere in vita in ca­renza di os­si­geno e, ol­tre a svol­gere un im­por­tante ruolo nel de­ter­mi­nare la lon­ge­vita’, con­tri­bui­sce alla re­si­stenza alle ma­lat­tie nella terza eta’. Al­meno que­sto e’ quanto emerso da uno stu­dio con­dotto da un gruppo di ri­cer­ca­tori dell’Universita’ di Wa­shing­ton e pub­bli­cato sulla ri­vi­sta Science. La rea­zione pro­tet­tiva delle cel­lule in con­di­zioni di scar­sita’ di os­si­geno, de­no­mi­nata ‘ri­spo­sta ipos­sica’, e’ stata stu­diata ap­pro­fon­di­ta­mente in un verme ne­ma­tode. E’ stato cosi’ pos­si­bile sco­prire che la ca­via e’ in grado di vi­vere più’ a lungo se il suo cor­redo ge­ne­tico per­mette alle cel­lule di av­viare la ‘ri­spo­sta ipos­sica’ an­che in con­di­zioni di os­si­ge­na­zione nor­mali. Inol­tre, non solo il verme vive più’ a lungo, ma e’ an­che re­la­ti­va­mente meno espo­sto all’accumulo di pro­teine tos­si­che che po­trebbe ve­ri­fi­carsi quando in­vec­chia. L’aggregazione di pro­teine tos­si­che viene ri­scon­trata an­che ne­gli es­seri umani, nel cer­vello di per­sone af­fette dalla ma­lat­tia di Al­z­hei­mer o dalla Co­rea di Hun­ting­ton e in nu­me­rose al­tre pa­to­lo­gie de­ge­ne­ra­tive che col­pi­scono in par­ti­co­lare nella vec­chiaia. Per que­sto mo­tivo, la de­fi­ni­zione dei mec­ca­ni­smi cel­lu­lari in grado di pre­ve­nire l’accumulo di tali pro­teine in un or­ga­ni­smo sem­plice puo’ con­sen­tire di in­di­vi­duare, an­che nel caso dell’essere umano, nuovi ber­sa­gli te­ra­peu­tici per pa­to­lo­gie de­va­stanti. La sco­perta e’ stata pos­si­bile gra­zie all’analisi dei mec­ca­ni­smi con i quali la re­stri­zione die­te­tica e’ in grado di ral­len­tare l’invecchiamento dei vermi ne­ma­todi, come gia’ di­mo­strato in molte al­tre spe­cie quali le mo­sche o i topi. Lo stesso gruppo di ri­cerca aveva di­mo­strato in pas­sato una cor­re­la­zione in­versa tra la re­stri­zione ca­lo­rica e l’aggregazione di pro­teine tos­si­che pro­prio nel ne­ma­tode. Tut­ta­via, gli espe­ri­menti di ge­ne­tica hanno mo­strato che la ‘ri­spo­sta ipos­sica’ e’ cor­re­lata alla lon­ge­vita’ se­condo mec­ca­ni­smi fi­sio­lo­gici dif­fe­renti sia ri­spetto alla re­stri­zione die­te­tica sia ri­spetto alla ri­spo­sta in­su­li­nica. ”Re­sta in piedi l’ipotesi — hanno com­men­tato i ri­cer­ca­tori — che i mec­ca­ni­smi che ora ve­diamo come di­stinti pos­sano ri­ve­larsi il frutto di un unico pro­cesso fi­sio­lo­gico più’ pro­fondo, ma per que­sto dob­biamo at­ten­dere i ri­sul­tati de­gli studi fu­turi”. Il fat­tore chiave che con­trolla la ri­spo­sta ipos­sica e’ de­no­mi­nato ‘HIF’, a sua volta re­go­lato da una pro­teina nota come ‘VHL-​​1′, che ‘eti­chetta’ le ‘HIF’ che de­vono es­sere di­strutte dai mec­ca­ni­smi cel­lu­lari. Que­sto si­stema man­tiene spento il pro­cesso della ‘ri­spo­sta ipos­sica’ in con­di­zioni nor­mali. Ibri­dando que­sti vermi con quelli in­ca­paci di pro­durre la ‘VHL-​​1′, i ri­cer­ca­tori sono riu­sciti a in­durre la per­si­stenza dell”HIF’ an­che in pre­senza di suf­fi­cienti li­velli di os­si­geno, con­sta­tando come que­sta con­di­zione de­ter­mi­nasse una so­prav­vi­venza mag­giore del 30 per cento ri­spetto al nor­male. Gli au­tori spe­rano ora di po­ter esten­dere le loro con­clu­sioni dai ne­ma­todi all’uomo con lo scopo di po­ter in fu­turo ral­len­tare l’invecchiamento an­che nell’essere umano.

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