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Al­le­va­menti ittici

allevamentoittico

Pre­sto la metà dei pe­sce che con­su­miamo ar­ri­verà da­gli al­le­va­menti in­ten­sivi: spesso inef­fi­cienti, quasi sem­pre in­qui­nanti. Per molto tempo gli es­seri umani hanno vis­suto di cac­cia e di rac­colta. Oggi, in­vece, ri­ca­vano quasi tutto il cibo dalle col­ti­va­zioni e da­gli al­le­va­menti. E hanno co­min­ciato ad al­le­vare an­che i pe­sci del mare. Nel 2005 nel mondo si pro­du­ce­vano 48 mi­lioni di ton­nel­late di pe­sce di al­le­va­mento, per un va­lore di 71 mi­liardi di dol­lari. È una quan­tità che equi­va­leva al 34 per cento di tutto il pe­sce con­su­mato, e pro­ba­bil­mente si ar­ri­verà al 50 per cento en­tro il 2010. Un’enorme va­rietà di pe­sci — tra cui mer­luzzo, ara­go­sta, pa­gello, ha­li­but, cozze, sal­mone, bran­zino e sto­rione — viene al­le­vata in ogni an­golo del pia­neta, dando la­voro a mol­tis­sime per­sone.
 
Pur­troppo, però, l’allevamento it­tico dev’essere an­cora per­fe­zio­nato e in al­cune re­gioni po­trebbe fare più male che bene. In In­do­ne­sia, Thai­lan­dia, Viet­nam e in al­tre zone dell’Asia, enormi fa­sce co­stiere sono state di­sbo­scate per fare spa­zio a la­ghetti e re­cinti. Molti al­le­va­menti, inol­tre, in­qui­nano. An­che se all’inizio usano ac­qua pu­lita, l’accumulo di escre­menti e di avanzi di man­gime la sporca ra­pi­da­mente. E i pe­sti­cidi e gli an­ti­bio­tici peg­gio­rano la si­tua­zione. A com­ple­tare il tutto, l’acquicoltura ge­nera ani­dride car­bo­nica e con­suma molta ener­gia.
 
La Cina, che pro­duce circa il 70 per cento del pe­sce al­le­vato nel mondo, è una grande in­qui­na­trice. I suoi pe­sci con­ten­gono spesso me­talli pe­santi e so­stanze chi­mi­che tos­si­che. Ma la Cina non è la sola. Quando sono stati in­tro­dotti in Eu­ropa gli al­le­va­menti di sal­mone, spesso erano in­fe­stati dai pi­doc­chi, che poi si dif­fon­de­vano ai pe­sci sel­va­tici. I far­maci per cu­rarli hanno con­tri­buito a in­qui­nare le ac­que, già con­ta­mi­nate da­gli or­moni della cre­scita e da­gli an­ti­bio­tici ag­giunti al man­gime. Nel 2008 quando il vi­rus dell’anemia in­fet­tiva del sal­mone si è dif­fuso ne­gli al­le­va­menti ci­leni sono morti mi­lioni di pe­sci. Molti hanno dato la colpa all’allevamento in­ten­sivo. I pe­sci cre­sciuti in ac­qui­col­tura sono an­che vit­time dei pa­ras­siti, uno dei quali, il Gy­ro­dac­ty­lus sa­la­ris, ha con­ta­mi­nato circa il dieci per cento dei fiumi nor­ve­gesi, uc­ci­dendo i sal­moni sel­va­tici. Inol­tre i pe­sci d’allevamento rie­scono spesso a fug­gire, pro­vo­cando molti danni. A volte s’incrociano con quelli sel­va­tici a sca­pito della va­rietà del po­sto. Al­tre volte man­giano i pic­coli dei ri­vali. E sono sem­pre in com­pe­ti­zione per il cibo. Tra le so­lu­zioni a que­sti pro­blemi, spesso note ma non ap­pli­cate, po­treb­bero es­serci la ri­du­zione de­gli al­le­va­menti, dei co­lo­ranti e dei pe­sti­cidi, e l’uso di un’acqua più pu­lita. Al­cuni osta­coli, però, sono più dif­fi­cili da su­pe­rare.
 
Certi pe­sci, come le cer­nie e le an­guille, non si ri­pro­du­cono in cat­ti­vità. De­vono es­sere al­le­vati a par­tire dai pe­sci sel­va­tici, che a loro volta si ri­du­cono. E la mag­gior parte del pe­sce che si con­suma è com­po­sta da pre­da­tori che si nu­trono di al­tri pe­sci. Non è un si­stema ef­fi­ciente. Ser­vono fino a tre chili di pe­sce per far in­gras­sare di un chilo un sal­mone d’allevamento. Il grosso di que­sti tre chili è com­po­sto da ac­ciu­ghe, arin­ghe o sar­dine ma­ci­nate, che rap­pre­sen­tano quasi un quinto del pe­scato an­nuale di tutto il mondo. Un al­tro quinto viene usato per nu­trire ma­iali e pol­lame. Man mano che que­sti pe­sci di pic­cola e me­dia ta­glia di­mi­nui­scono, nelle reti a ma­glia stretta fi­ni­scono pe­sci an­cora più pic­coli e quindi di scarso va­lore com­mer­ciale. Con loro ci sono enormi quan­tità di pe­scio­lini che, se riu­scis­sero a so­prav­vi­vere, di­ven­te­reb­bero grandi e com­mer­cia­bili. E che po­treb­bero es­sere pre­ziosi an­che per l’ambiente.
 
Forse la forma più as­surda di al­le­va­mento è quella del tonno pinna az­zurra, una pre­li­ba­tezza che può ar­ri­vare a 860 dol­lari al chilo. Que­sti tonni sono crea­ture sen­si­bili: sop­por­tano male la cat­ti­vità e quando sono rin­chiusi si lan­ciano con­tro le gab­bie fino a spez­zarsi il collo. Così gli al­le­va­tori au­stra­liani cat­tu­rano i tonni gio­vani, li av­vol­gono in una rete enorme e li tra­sci­nano len­ta­mente nei mari del s’ud per mesi, nu­tren­doli di sar­dine im­por­tate dall’Africa oc­ci­den­tale.
 
Se pro­prio dob­biamo al­le­vare più pe­sci, me­glio che siano ve­ge­ta­riani. An­cora me­glio, per l’ambiente, sono i mol­lu­schi come cozze, von­gole e ostri­che, che non hanno bi­so­gno di man­gime per­ché vi­vono di planc­ton e de­pu­rano l’acqua. Ma bi­so­gna evi­tare di usare le dra­ghe, che ro­vi­nano il fon­dale ma­rino. (The Economist)

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1 Il 30 luglio 2009 alle 09:44 Mario ha scritto:

VI PREGO BASTA !!! Cer­cate di ca­pire che siamo quasi i 7 mi­liardi di per­sone e dob­biamo man­giare tutti.Provate an an­dare a la­vo­rare nei campi in modo pe­sante ( come aveva detto MAO nella Ri­vo­lu­zione Cul­tu­rale )e pen­sate meno. Solo cosi ca­pi­rete la fatica.

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