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Pierre Hermé il mae­stro pa­stic­ciere di Parigi

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Mai sen­tito par­lare del pa­stic­ciere Pierre Hermè di Pa­rigi? Fà un freddo in­cre­di­bile, c’è neve dap­per­tutto e le mac­chine spaz­za­neve, con le loro luci gi­re­voli, che pas­sano e ri­pas­sano di con­ti­nuo, hanno ri­pu­lito le strade che ri­sul­tano per­cor­ri­bili, così da farci de­ci­dere di an­dare, vi­cino al Lou­vre, ad in­con­trare la pa­stic­ce­ria del grande mae­stro. In­cre­di­bile ma vero, c’è una coda da­vanti al ne­go­zio come se si do­vesse en­trare in un mu­seo. Ten­den­zial­mente gio­vani, spesso cop­pie con bam­bini, ma pro­ve­nienti da ogni dove; Ita­lia, Spa­gna, Giap­pone… in una mez­zo­retta riu­sciamo ad en­trare e go­derci il pic­colo ne­go­zio che espone tutto come fos­simo in una gio­iel­le­ria, con ve­loci com­messi in di­visa, as­sai di­screti e pre­cisi nel sod­di­sfare le ri­chie­ste. I crois­sant, per i quali Hermè è stato de­si­gnato “mi­gliore di Pa­rigi”, sono già fi­niti, ma l’assortimento non la­scia di certo in­sod­di­sfatti. Uomo di punta della pa­stic­ce­ria fran­cese da una de­cina d’anni, Pierre Hermé pre­fe­ri­sce la quin­tes­senza del gu­sto al de­sign, e la sem­pli­cità alla pompa ma­gna. Que­sto crea­tore in­tui­tivo ha dato una sfer­zata ad una pro­fes­sione non an­cora ap­prez­zata nel giu­sto va­lore dal grande pub­blico.
 
Men­tre i grandi chef pas­sano per delle star mon­diali, i pa­stic­cieri, an­che i più crea­tivi, sem­brano re­le­gati in un eterno se­condo ruolo!
 
Chi, a parte gli in­ten­di­tori, ha mai sen­tito par­lare di Gil­les Mar­chal, il pa­stic­ciere dell’Hotel Bri­stol a Pa­rigi? Di Chri­sto­phe Mi­cha­lak, il pa­stic­ciere del Plaza-​​Athénée? Di Eddy Ben­gha­nem, il pa­stic­ciere del Ritz? O di Phi­lippe Con­ti­cini, l’ex pa­stic­ciere di Pe­tros­sian, oggi in pro­prio? Inol­tre, fatto an­cora più sor­pren­dente, per co­lui che vuole com­prare un buon dolce a Pa­rigi, gli in­di­rizzi si con­tano sulle dita di una mano: Pierre Hermé, Sa­da­haru Aoki, Jean-​​Paul Hé­vin, Ar­naud Lah­rer, La Mai­son du Cho­co­lat.
 
La pa­stic­ce­ria è un’arte dif­fi­cile che non sop­porta la me­dio­crità. È an­che un’arte che si evolve len­ta­mente, a sbalzi, con lun­ghi pe­riodi di ge­sta­zione du­rante i quali i pa­stic­cieri sem­bra ri­pe­tino sem­pre le stesse ri­cette.
 
L’ultimo grande pa­stic­ciere ad aver ri­vo­lu­zio­nato la sua di­sci­plina è Ga­ston Le­nô­tre (nato nel 1920) il quale, nel 1968, si è li­be­rato dalle crème grasse a base di burro e dalle de­co­ra­zioni en­fa­ti­che tipo torta a più piani (la pa­stic­ce­ria dai tempi di An­to­nin Ca­rême era fin’allora pa­ra­go­nata all’architettura!). Le­nô­tre ha in­fuso leg­ge­rezza vol­ga­riz­zando le spume e le ba­va­resi e ri­du­cendo le dosi di zuc­chero. Nei grandi al­ber­ghi ha mi­nia­tu­riz­zato i grandi dolci (che ve­ni­vano ser­viti sui car­relli). Nei ri­sto­ranti è stato il primo a pro­porre il des­sert sul piatto creato come un’architettura di gu­sti a cui si con­fe­ri­sce il tocco fi­nale poco prima del ser­vi­zio.
 
Pierre Hermé, che ha im­pa­rato il me­stiere da Le­nô­tre dall’età di 14 anni, è con­si­de­rato oggi dai suoi pari il ca­po­fila della pa­stic­ce­ria fran­cese. As­si­mi­lati i prin­cipi dal mae­stro, se né è af­fran­cato e ha sa­puto tro­vare la sua strada se­guendo i pro­pri de­si­deri e le pro­prie in­tui­zioni. È stato uno dei primi ad eli­mi­nare le de­co­ra­zioni inu­tili che in­gom­brano la pa­stic­ce­ria e ad uti­liz­zare il sale “come un con­di­mento che con­sente di esal­tare sfu­ma­ture di sa­pori, come il ma­ca­ron (una spe­cie di ama­retto) ca­ra­mel al fiore di sale”, ma né po­tete tro­vare an­che al tar­tufo, come quello che ho as­sag­giato io per euro 1,80 che po­tete ve­dere nella fo­to­gra­fia, rac­colto in un ele­gan­tis­simo quanto ori­gi­nale con­te­ni­tore che noi chia­me­remmo ba­nal­mente “sca­tola di bi­scotti”.
 
Al­cune delle sue crea­zioni sono di­ven­tate dei clas­sici come Ispa­han: un ma­ca­ron alla rosa, con crema ai pe­tali di rosa, ne­fe­lio e lam­poni fre­schi. «Du­rante l’anno, il gu­sto dei lam­poni cam­bia se­condo la loro pro­ve­nienza (sono più acidi in in­verno), ma l’equilibrio del dolce ri­mane lo stesso».
 
Men­tre la ten­denza at­tuale è im­pron­tata al de­sign, Pierre Hermé af­ferma che i suoi dolci sono in­nan­zi­tutto com­bi­na­zioni di gu­sto e con­si­stenza e che sono fatti per es­sere man­giati!
 
La sua ri­cerca dell’essenziale lo spinge a ri­fiu­tare tutti quei des­sert che, in par­ti­co­lare nei grandi ri­sto­ranti «espri­mono spesso l’Io del pa­stic­ciere», poi­ché il piatto è pieno di ele­menti di­spa­rati non col­le­gati gli uni agli al­tri. «Mi piace po­ter gu­stare tutto in una sola cuc­chia­iata! Il des­sert deve pos­se­dere una ver­ti­ca­lità, un’unità, una sem­pli­cità. »
 
Come la grande cu­cina, Pierre Hermé con­si­dera la pa­stic­ce­ria l’arte di tra­sfor­mare i pro­dotti. Ep­pure a volte gli piace re­sti­tuire in­tatto il gu­sto di un pro­dotto che, a forza di es­ser stato ba­na­liz­zato, è mal ap­prez­zato, come la va­ni­glia. «Oggi an­cora, molte per­sone uti­liz­zano pro­dotti di so­sti­tu­zione (pol­veri o aromi li­quidi più o meno ar­ti­fi­ciali) e sono abi­tuati a tro­vare la va­ni­glia dap­per­tutto, nelle crème pa­stic­ciere, nel cioc­co­lato, nei ge­lati, ecc. In­vece, un bac­cello di va­ni­glia di Ta­hiti o del Mes­sico ba­sta a se stesso!
 
Con i suoi mi­nu­scoli gra­nelli neri che vanno grat­tug­giati, il bac­cello di va­ni­glia è un og­getto ma­gico! Il mil­le­fo­glie, il ma­ca­ron, l’éclair (tipo di bi­gnè ri­pieno di crema) e la torta che ho creati si sfor­zano di espri­mere la pu­rezza della va­ni­glia. Ma è nella torta «In­fi­ni­ment Va­nille» che la va­ni­glia si esprime al me­glio… quando una cosa è buona, non c’è niente di mi­gliore! » (E. Tre­smon­tant)
 
Pierre Hermé
 
72, rue Bo­na­parte
 
75006 Pa­ris
 
Tél. : 33 (0)1.43.54.47.77
 
an­che a
 
4, rue Cam­bon
 
185, rue de Vaugirard

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