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L’orso, sto­ria di un re decaduto

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Ci fu un tempo in cui l’orso era il re de­gli ani­mali. Non il leone, l’orso. Così aveva de­ciso l’unica crea­tura in grado di scon­fig­gerlo, l’uomo. L’orso da sem­pre ac­com­pa­gna l’uomo, i loro de­stini sono in­trec­ciati. Nei graf­fiti delle ca­verne, nei miti della crea­zione del mondo, ne­gli al­beri ge­nea­lo­gici de­gli eroi, sui ves­silli dei re del nord, nei riti ini­zia­tici tra l’infanzia e l’età adulta di po­poli guer­rieri. L’uomo e l’orso con­di­vi­de­vano le stesse fo­re­ste, lo stesso mondo. Il primo in­quieto lan­ciato verso il suo fu­turo, l’altro pa­zien­te­mente in­tento a oc­cu­pare il suo po­sto nella na­tura.
 
Poi venne il cri­stia­ne­simo. E co­min­ciò una cro­ciata si­len­ziosa con­tro il re de­gli ani­mali, pro­ta­go­ni­sta e guar­diano dei riti pa­gani che il nuovo dio non po­teva tol­le­rare. Un orso die­tro ogni sor­gente, un orso die­tro ogni al­bero o luogo di culto pa­gano, un orso alla guida del pan­theon di po­poli da cri­stia­niz­zare.
 
A par­tire da Carlo Ma­gno e poi dall’anno mille la cac­cia al re di­ventò spie­tata. Quella fi­sica e quella psi­chica. Gli orsi fu­rono ster­mi­nati, nuovi re pre­sero il loro po­sto alla guida de­gli ani­mali. Mo­riva l’orso dia­bo­lico (pa­rola di Sant’Agostino), ar­ri­vava il leone cri­stiano.
 
Pas­sano i se­coli, le fo­re­ste scom­pa­iono, le guerre si di­men­ti­cano, nes­suna pensa più all’orso. Poi esce que­sto li­bro di Mi­chel Pa­stou­reau: L’orso. Sto­ria di un re de­ca­duto (tr. it. C. Bon­gio­vanni Ber­tini, il­lu­strato, Ei­naudi, 26 euro) e uno ri­flette su due cose. Alle due orse nel cielo, sem­pre so­pra l’orizzonte e da sem­pre guida dell’uomo. Agli or­sac­chiotti di pe­lu­che che ci con­so­lano con il loro sguardo sag­gio e ras­si­cu­rante e che ci tra­man­diamo da ge­ne­ra­zioni. Il re è morto. Viva il re.

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