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ogigia

Dan Mathews, fondatore del Peta e provocatore a tempo pieno

Ebreo, gay, vegetariano, pacifista, figlio di ragazza single di idee libertarie. La vita può essere dura quando si parte così in minoranza. Specialmente negli anni della scuola, quando si affrontano tutti gli altri. E per come la racconta lui è stata dura, almeno fino a un certo punto. Poi, come in un film Disney, i sogni del bambino sono diventati il lavoro di uno degli uomini più influenti del pianeta. Presente il sangue spruzzato addosso alle signore in pelliccia? Lui. Quelle grandi adunate di uomini e donne che si sdraiano nudi a Manhattan? Lui. Quello che irrompe vestito da prete alle sfilate di moda milanesi? Sempre lui. Quello che si veste da carota, da coniglio, che organizza lotte di cuscini che coinvolgono migliaia di persone e finisce spesso in galera o qualche volta all’ospedale psichiatrico, quando non viene preso di mira con lanci di salsicce nel profondo Midwest? Lui, Dan Mathews, fondatore del Peta (People for the Ethical Treatment of Animals), una delle lobby animaliste che più hanno inciso sulla consapevolezza dell’opinione pubblica sui diritti degli animali.
Ha cominciato da piccolo, quando ha sentito una compassione che gli bruciava lo stomaco per un pesce lasciato morire su un molo con l’ultima immagine di un gruppo di uomini che rideva. Ha raccolto animali randagi, è sopravvissuto in un mondo che non sapeva che farsene di una sensibilità troppo sviluppata. Ha trovato altri che la pensavano come lui. Ha capito che su questo pianeta la pubblicità per una causa te la guadagni con mezzi a metà strada tra lo scioccante e il ridicolo. Ecco la sua autobiografia, Committed (tr. it. C. Veltri, Arcana, 16,50 euro). (D. Olivero)

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