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Consumare il pasto con Buddha

Se tutti praticassero il Baru Gongyang, ci sarebbero meno sprechi, sostiene Chong Ah, abate di Jakwang-Sa, il tempio della Luce della Compassione, nel centro della Corea, Il Baru Gongyang, “l’offerta della ciotola”, è il tradizionale pasto dei monaci della regola Seon, versione coreana dello Zen. Ha un significato simbolico: è un momento di riflessione su ciò che il cibo rappresenta nel ciclo della vita. Si esprime in forma rigorosa: non bisogna lasciar nulla nella propria ciotola, bevendo l’acqua con cui la si sciacqua. Il Baru Gongyang fa parte di quell’esperienza che è il soggiorno nei monasteri buddisti coreani, codificata come proposta turistica: il Temple Stay”. ‘È inconcepibile che possa servirti a comprendere il Buddismo. Ma può fornirti le tecniche per comprendere te stesso, spiega Chong Ah. L’esperienza del Temple Stay può davvero essere psicoterapica. L’importante è prenderla con levità, godendo di ciò che l’abate chiama “free feeling”, la libertà delle sensazioni. Una leggerezza, però, che può rivelarsi difficilmente sostenibile: per orari, lavori quotidiani, rituali, consuetudini alimentari. «Se vuoi comprendere una scienza, sei disponibile a uno sforzo enorme. Come puoi dire che è troppo difficile quando si tratta di capire te stesso?, ribatte il monaco.

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