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Take away, il cibo da “portare via”

Take away, letteralmente il cibo da “portare via”: soluzione sempre più diffusa per mangiare velocemente, soprattutto a pranzo. Per molti, il massimo piacere è consumarlo subito dopo l’acquisto, all’aperto quando il clima lo consente. La cosa divertente è che si pensa sia un’invenzione a stelle e strisce, una moda introdotta dalle catene di fast food made in Usa. E invece il “cibo da strada” è diffuso in tutto il mondo, nelle Nazioni ricche come in quelle più povere. Un modo di mangiare, ma anche di vivere, che ha origini antichissime e che ha trovato a Cesena un punto di ritrovo fuori dal comune. Dal 26 al 28 settembre, infatti, si rinnova l’appuntamento con il Festival Internazionale dove sarà possibile degustare – in una ventina di isole gastronomiche - le specialità più diverse, realizzate sul posto (ovviamente) da delegazioni di una decina di Paesi e di quasi tutte le regioni italiane. Il “menu” prevede degustazioni guidate, incontri (anzi talk-food) e appuntamenti dedicati a un cibo particolare oltre a musica e teatro di strada. «A Cesena va di scena il Festival più gustoso del mondo – spiega Vittorio Castellani, alias Chef Kumalè, uno dei maggiori esperti italiani di cucina etnica – si scopriranno punti di contatto davvero sorprendenti tra una specialità e l’altra e si capirà quanto sia importante l’incidenza della cultura del cosiddetto “cibo da strada”, quello autentico, nella storia dei popoli».
In questa sfida ad alto livello, l’Italia schiera una serie di pezzi da novanta come la piadina romagnola, la fugassa e fainà liguri (focaccia e farinata), la trippa e il lampredotto fiorentini (panino con una parte dello stomaco di bue), il pani ca’ meusa(nella fotografia in alto) e lo sfincione siciliani (rispettivamente il panino con le frattaglie di vitello e una sorta di calzone), le zeppole e le crocchette napoletane.
Dall’altra parte, ci sono cibi ormai diventati qualcosa in più di una moda come il kebab turco e il falafel egiziano e tante specialità che gli italiani hanno scoperto nei loro viaggi: le empanadas sudamericane (pasta fritta ripiena di carne), la pissaladière provenzale (sorta di pizza), il cous cous e il tajin marocchino (uno stufato molto saporito), il gyros pita greco (lo spiedino di carne o pesce avvolto in una sorta di piadina), i tacos messicani e il samosa indiano, sorta di focaccine. E pensare che qualcuno pensa ancora che il take away l’abbiano inventato le catene di fast food…(M. Bertera)

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