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Storie dal Tibet; tira fuori la lingua

Vent’anni fa, appena pubblicato in Cina, Tira fuori la lingua. Storie dal Tibet fu proibito come “libro volgare e osceno”. Più recentemente è stato riabilitato, e mentre il libro esce in questi giorni in italiano, il suo autore, Ma Jian, che da tempo vive in esilio a Londra, è potuto tornare per brevi soggiorni a Pechino, dove si sente comunque a casa. Da poche settimane è anche uscito negli Stati Uniti per Farrar, Strauss & Giroux il suo nuovo romanzo Coma Bejing, dove riprende molte delle sue critiche al regime, in quel caso sulla repressione degli studenti dopo Tienanmen. Come è nato Tira fuori la lingua?
«Fu ispirato da un viaggio in Tibet nell’86. Viaggiavo da due anni attraverso la Cina per sfuggire a un arresto per motivi politici. Ero buddista, quindi il Tibet era la mia mecca. Quando arrivai trovai un Paese a cui era stata strappata l’anima, e persi la fede. Il vuoto del paesaggio rispecchiava quello del mio animo. Sebbene il libro assomigli a un diario di viaggio, si è trattato di un viaggio spirituale più che geografico». I racconti sono autobiografici? «Diciamo che molte di queste storie sono basate su persone incontrate sul mio cammino. Per esempio ho davvero conosciuto un argentiere nepalese che aveva trascorso quarant’anni nel villaggio polveroso di Dingri. Ma scrivendo ho immaginato che si fosse innamorato di una donna 400 anni addietro e che ne avesse custodito il cadavere sottile come la carta, rinunciando per questo a tornare in Nepal: così è nato il racconto La donna e il cielo». Come si concilia il realismo della denuncia con l’impianto fantastico? «Durante quel mio viaggio solitario, sulle montagne ho molto sofferto l’altitudine e le allucinazioni. Vedevo polvere volare in cielo e giovani nepalesi scalare le pendici dei monti, spazio e tempo perdevano i confini. Nel testo, oltre a testimoniare la realtà tragica del Tibet occupato, ho voluto rendere anche queste sensazioni». (E. Ippolito)
Ma Jian,Tira fuori la lingua. Storie dal Tibet, Feltrinelli, 9 euro

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1 Il 1 Settembre 2008 alle 8:43 pm Confucio ha scritto:

Come diceva il saggio: E’ molto meglio accendere una piccola candela che maledire l’oscurita’.

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