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Troia era molto più’ grande di quanto cre­duto finora

troia

Con­ti­nua la sta­gione di scavi nell’antica città di Troia si­tuata al lato del vil­lag­gio di Te­v­fi­kiye di Ca­nak­kale. La squa­dra dello scavo di­retta dal pro­fes­sor Ernst Per­nicka dall’università di Tu­binga è com­po­sta da 80 ar­cheo­logi pro­ve­nienti da 10 paesi com­preso la Tur­chia, la Ger­ma­nia, gli Stati Uniti, la Bul­ga­ria, il Re­gno Unito e l’Olanda. Nel pro­gramma di la­voro del 2008, la ri­cerca prin­ci­pale è stata quella di de­ter­mi­nare la reale esten­sione della città. Troia in­fatti era molto più’ grande di quanto cre­duto fi­nora: gli stu­diosi per lungo tempo hanno cre­duto che la leg­gen­da­ria citta’ si esten­desse su una su­per­fi­cie mas­sima di 27 et­tari, in realta’ — ha spie­gato Per­nicka — Troia oc­cu­pava una su­per­fi­cie fino a 35 et­tari. E’ stato il per­corso di una trin­cea di­fen­siva dell’eta’ del bronzo che ha per­messo di va­lu­tare in modo uni­voco la reale esten­sione di Troia.
 
Nell’Iliade, Troia viene spesso ac­com­pa­gnata dall’aggettivo “eu­tei­cheos”, dalla belle mura, dalle
 
mura ben fatte. La fama di que­ste mura do­vette es­sere ve­ra­mente alta presso gli an­ti­chi, se que­sti
 
vi­dero la loro co­stru­zione come un’opera so­vru­mana e né at­tri­bui­rono agli dei la co­stru­zione, come
 
narra il dio Po­sei­done nell’Iliade (XXI, 446–447):
 
Io feci dun­que ai Tro­iani il muro in­torno alla rocca,
 
largo e molto bello, per­ché la rocca fosse im­pren­di­bile;
 
Fonti let­te­ra­rie gre­che par­lano di una di­stru­zione di Troia ad opera greca da col­lo­carsi nella fine del XII se­colo a.C.
 
Tu­ci­dide parla di Aga­men­none e della guerra di Troia nel Il li­bro delle “Sto­rie” (par.9), ma la da­ta­zione è ri­ca­va­bile piut­to­sto dal passo del li­bro V le­gato al co­sid­detto “di­scorso dei Meli”. Nel dia­logo con gli Ate­niesi, i Meli sot­to­li­neano di es­sere di tra­di­zione do­rica e di es­sere stati co­lo­niz­zati da­gli Spar­tani da 700 anni. Sic­come l’avvenimento è del 416 a.C. e pas­sano 80 anni tra la guerra di Troia e la co­lo­niz­za­zione do­rica (“ri­torno de­gli Era­clidi”), la data at­tri­buita da Tu­ci­dide alla ca­duta di Troia è il 1196 a.C. (416+700+80), cioè il XII se­colo a.C..
 
Ero­doto ri­co­strui­sce una da­ta­zione più an­tica, ma at­tra­verso una ri­cerca meno sto­rio­gra­fica: nel II li­bro delle “Sto­rie” (lò­gos egi­zio, cap.145) egli so­stiene di es­sere nato 400 anni dopo Omero ed Esiodo. La di­stru­zione di Troia è così spo­stata più in­die­tro: 1350–1250 a.C.
 
Era­to­stene di Ci­rene è au­tore della da­ta­zione che, dal III se­colo a.C., ri­scuote mag­giore suc­cesso. Non es­sen­doci giunte opere com­plete di que­sto au­tore, la sua da­ta­zione viene ri­por­tata da Dio­ni­sio di Ali­car­nasso nelle “An­ti­chità ro­mane”, in un pas­sato col­le­gato all’arrivo di Enea in Ita­lia e alla fon­da­zione di La­vi­nio. Dio­ni­sio ri­porta la data esatta, in ter­mini an­ti­chi, della ca­duta di Troia, che cor­ri­spon­de­rebbe all’11 giu­gno 1184–1182 a.C., an­cora XII se­colo a.C..
 
Ul­tima con­ferma sem­bra ve­nire dalla Pic­cola Co­smo­lo­gia di De­mo­crito di Ab­dera, fi­lo­sofo del V se­colo a.C. e con­tem­po­ra­neo di Ero­doto. Egli dice di aver com­po­sto quest’opera 730 anni dopo la di­stru­zione di Troia; es­sendo vis­suto in­torno al 450 a.C., la data in que­stione ri­sulta es­sere il 1180 a.C.

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