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La can­na­bis in cu­cina, ri­cette stupefacenti

lacannabis

Per­chè pri­varsi della so­stanza più nu­triente del pia­neta, re­go­la­trice di ap­pe­tito e mi­glio­ra­trice di umore (ora che dopo pranzo non si fuma più)? I semi con­ten­gono be­ne­fici oli po­lin­sa­turi e acidi grassi es­sen­ziali com el’omega-3 che au­menta le di­fese im­mu­ni­ta­rie e ‘omega-​​6, an­ti­co­le­ste­rolo. La spie­ga­zione in un nuovo li­bro di­ven­tato già cult. Sug­ge­ri­sce Tom Pil­cher nell’introduzione di “La can­na­bis in cu­cina. Più di 35 ri­cette per spun­tini, pranzi e oc­ca­sioni. Go­de­te­vela!” (L’Airone,16 euro): se le ma­de­leine di Proust non vi hanno mai con­vinto, po­tre­ste pro­vare i “Dol­cetti di Alice B. To­klas”, quelli che lei cu­ci­nava per ispi­rare Ger­trude Stein. Ma al­lora per­ché non par­tire da­gli An­ti­pa­sti An­ti­con­ven­zio­nali e chiu­dere con un Bloody Mary Jane (da ga­nja). “Da quando fu­mare ta­bacco è una pra­tica in de­clino e so­prat­tutto vie­tata nei ri­sto­ranti, per­ché non so­sti­tuirla con l’erba più fa­mosa del pia­neta man­gian­dola, come si è fatto per mil­lenni?”, scrive l’autore. Tra l’altro, man­giarla non è come fu­marla: gli ef­fetti sono lenti e nelle
 
pre­pa­ra­zioni ga­stro­no­mi­che se né usa una quan­tità molto mi­nore. Vi avrà poi spie­gato il pa­net­tiere — che da qual­che tempo se ben as­sor­tito ven­derà le­ga­lis­simo “pane alla ca­napa” — che di­pende tutto dalla quan­tità del com­po­nente at­tivo: il THC. I fini te­ra­peu­tici sono di­mo­strati dalla schiera di nonne-​​cuoche della can­na­bis di­ven­tate ce­le­bri con i loro ri­cet­tari da sballo. (Re­pub­blica)
 
Ti­tolo: La can­na­bis in cu­cina. Più di 35 ri­cette per pranzi, spun­tini e al­tre oc­ca­sioni
 
Au­tore: Pil­cher Tim
 
Tra­dut­tore: Bur­chielli S.
 
Edi­tore: L’Airone Edi­trice Roma
 
Data di Pub­bli­ca­zione: 2008
 
Col­lana: Li­bri il­lu­strati
 
ISBN: 887944901X
 
ISBN-​​13: 9788879449014
 
Pa­gine: 128
 
Prezzo: € 16.00
 
La ca­napa (Can­na­bis, L. 1753) è una pianta a fiore (an­gio­sperma) che, come il lup­polo (Hu­mu­lus lu­pu­lus), ap­par­tiene alla fa­mi­glia delle Can­na­ba­ceae, dette an­che Can­na­bi­na­cee, or­dine delle Ur­ti­ca­les. Prove dell’utilizzo della can­na­bis si hanno fin dai tempi del Neo­li­tico come di­mo­strato dal ri­tro­va­mento di al­cuni semi fos­si­liz­zati in una grotta in Ro­ma­nia. I più fa­mosi fu­ma­tori di can­na­bis dell’antichità fu­rono gli Hindu di In­dia e Ne­pal e gli Ha­sha­shin, pre­senti in Si­ria, dai quali prese il nome l’Hashish. La can­na­bis fu an­che uti­liz­zata da­gli As­siri, che sco­pri­rono le sue pro­prietà psi­coat­tive da­gli Ariani e gra­zie ad essi, fu fatta co­no­scere ed uti­liz­zare an­che a Sciiti e Tra­ciani, che se né ser­vi­rono an­che per riti re­li­giosi. Nel 2003 fu ri­tro­vata in Cina una borsa di pelle con­te­nente al­cune tracce di can­na­bis e semi ri­sa­lenti a 2500 anni fa. Ga­nja è il ter­mine in an­tica lin­gua san­scrita per la Can­na­bis, at­tual­mente as­so­ciato so­prat­tutto alla cul­tura creolo gia­mai­cana che uti­lizza que­sto ter­mine per in­di­care la ma­ri­juana, ri­te­nuta dai Ra­sta­fa­riani in­di­spen­sa­bile per la me­di­ta­zione e la pre­ghiera
 
I pre­pa­rati psi­coat­tivi come l’hashish e la ma­ri­juana sono co­sti­tuiti dalla re­sina e dalle in­fio­re­scenze fem­mi­nili ot­te­nuti ap­punto dal ge­no­tipo THCA-​​sintetasi. Tale sot­to­gruppo fu col­ti­vato fino alla se­conda metà del se­colo scorso, no­no­stante fosse stato proi­bito nella de­cade ’20-’30 l’uso come me­di­cina ad alto po­ten­ziale di abuso (ma af­fron­tando la que­stione te­ra­peu­tica nei casi pre­vi­sti im­pie­gando tin­ture o estratti fi­to­ga­le­nici). Tali ge­no­tipi, fino ad al­lora, erano per cosi dire do­me­sti­cati (se con­fron­tati con i va­lori odierni) ve­nendo im­pie­gati nella co­sti­tu­zione di ibridi al­ta­mente pro­dut­tivi uti­liz­zati in campo in­du­striale. A par­tire da­gli anni set­tanta si in­co­min­ciò in­vece ad in­cre­men­tare tali am­mon­tari ca­rat­te­ri­stici.
 
Ana­lo­ga­mente a par­tire dalla se­conda metà del se­colo scorso, fu­rono se­le­zio­nate dap­prima in Fran­cia, Po­lo­nia e Rus­sia le at­tuali va­rietà de­sti­nate ad usi esclu­si­va­mente agroin­du­striali, ot­te­nute dal ge­no­tipo CBDA-​​sintetasi, di­stinte da un con­te­nuto or­mai ir­ri­so­rio (se ri­fe­rito ai va­lori ori­gi­nari) sia del me­ta­bo­lita spe­ci­fico sia in can­na­bi­noidi mi­nori.
 
In pas­sato la col­ti­va­zione agri­cola della ca­napa era co­mune nelle zone me­dioeu­ro­pee. Da una parte, per­ché cre­sceva su ter­reni dif­fi­cili da col­ti­vare con al­tre piante in­du­striali (ter­reni sab­biosi e zone pa­lu­dose nelle pia­nure dei fiumi), dall’altra, per­ché c’era sem­pre bi­so­gno di piante “oleose” (sa­tiva, luce), “fi­brose” (tes­sili, carta, corde) e di man­gime (fo­glie) per il be­stiame pro­dut­tivo.
 
Du­rante i se­coli del trionfo della vela, e delle grandi con­qui­ste ma­rit­time eu­ro­pee la do­manda di tele e cor­dami as­si­curò la straor­di­na­ria ric­chezza dei com­pren­sori la cui fer­ti­lità as­si­cu­rava le ca­napé di qua­lità mi­gliori per l’armamento na­vale. Ec­cel­sero tra le terre da ca­napa Bo­lo­gna e Fer­rara. Te­sti­mo­nia la vi­ta­lità dell’economia ca­na­pa­cola fel­si­nea il mag­giore agro­nomo bo­lo­gnese del Sei­cento, Vin­cenzo Ta­nara, con una lunga, ac­cu­rata de­scri­zione della tec­nica colturale.Grazie alla qua­lità delle sue ca­napé l’Italia, se­condo pro­dut­tore mon­diale, as­surse a primo for­ni­tore della ma­rina bri­tan­nica. Il tra­monto ini­ziò con la dif­fu­sione delle navi a car­bone, e fu, per le pro­vince can­pai­cole, una lenta ago­nia, che si pro­trasse lungo un se­colo co­strin­gendo alla ri­strut­tu­ra­zione di tutte le le ro­ta­zioni agra­rie .
 
Dopo la co­lo­nia­liz­za­zione dell’India e la ri­vo­lu­zione agri­cola ne­gli stati del sud del nor­da­me­rica ca­lava la pro­du­zione, per­ché i tes­sili di co­tone e juta di­strug­ge­vano i prezzi per al­tre fi­bre. Il pe­tro­lio fa­ceva ca­lare an­che i prezzi dei com­bu­sti­bili per la luce. Dopo la prima guerra mon­diale, ca­lava di nuovo la pro­du­zione, le corde di so­stanze sin­te­ti­che so­sti­tui­rono pian piano le corde di ca­napa e si svi­luppò la tec­nica per pro­durre carta dal le­gno.
 
Du­rante la se­conda guerra mon­diale, la pro­du­zione me­dioeu­ro­pea e me­di­ter­ra­nea au­men­tava ve­lo­ce­mente, per­ché le fi­bre tes­sili e gli oli sa­tivi erano più co­stosi. In più, esi­steva l’esigenza di ma­te­rie prime con­te­nenti molta cel­lu­losa da cui po­ter ri­ca­vare esplo­sivi ot­te­nuti pro­du­cendo ni­tro­cel­lu­losa.
 
Il vero colpo di gra­zia la col­ti­va­zione della ca­napa lo ri­ce­vette a se­guito del Ma­ri­juana Tax Act da­tato 1937 dove la si mise al bando ne­gli USA e poi di ri­flesso in gran parte del re­sto del mondo. La fa­mosa casa editoriale/​cartaria Hearst, la mag­gior so­ste­ni­trice tra­mite i suoi quo­ti­diani della cam­pa­gna anti can­na­bis, aveva ap­pena ef­fet­tuato enormi in­ve­sti­menti sulla carta da al­bero. Il suo pro­prie­ta­rio Wil­liam Ran­dolph Hearst, ma­gnate della carta stampa e per­so­nag­gio che ispirò Or­son Wel­les nella fi­gura del Ci­ti­zen Kane nel film “Quarto po­tere”, di­chiaro’ sul New­spa­per Ty­coon che la ma­ri­juana è la strada più breve per il ma­ni­co­mio, fuma la ma­ri­juana per un mese e il tuo cer­vello non sarà niente più che un de­po­sito di or­ridi spet­tri, l’hashish crea un as­sas­sino che uc­cide per il pia­cere di uc­ci­dere. Con­tem­po­ra­nea­mete la Du­Pont bre­vettò il Ny­lon. Se­condo al­cuni stu­diosi tutte que­ste non fu­rono sem­plici coin­ci­denze. Al ri­guardo, l’americano Jack He­rer pub­blicò il best sel­ler “The Em­pe­ror wears no clo­thes”.
 
In Ita­lia la col­ti­va­zione in­du­striale è con­sen­tita die­tro spe­ciale per­messo, li­mi­tato a va­rietà di ca­napa cer­ti­fi­cata, ap­po­si­ta­mente se­le­zio­nate per avere un con­te­nuto tra­scu­ra­bile di THC, che né co­sti­tui­sce il prin­ci­pio at­tivo far­ma­co­lo­gico e psi­co­tropo. La legge Fini-​​Giovanardi sta­bi­li­sce che la col­ti­va­zione non au­to­riz­zata di ca­napa è pu­ni­bile con 6–20 anni di re­clu­sione, o con 1–6 anni di re­clu­sione nel caso che il giu­dice ri­co­no­sca nel caso spe­ci­fico un fatto di lieve en­tità. Ma ri­guardo la per­se­gui­bi­lità pe­nale o no della col­ti­va­zione, la vi­cenda è lon­tana dal dirsi con­clusa. La VI Se­zione Pe­nale della Corte di Cas­sa­zione, con la sen­tenza 17983 del 10 gen­naio 2007, san­ci­sce che, qua­lora non sus­si­stano ele­menti che com­pro­vino lo spac­cio, non è reato col­ti­vare nel giar­dino di casa qual­che pian­tina di ma­ri­juana, per­ché ciò equi­vale alla de­ten­zione per uso per­so­nale. Di pa­rere op­po­sto in­vece la sen­tenza da­tata 10 Gen­naio 2008, dove la Se­zione Pe­nale ri­tiene in ogni caso reato pe­nale la col­ti­va­zione della can­na­bis in­di­pen­den­te­mente dal pro­prio uti­lizzo o dalla quan­tità. Il 25 aprile 2008 la Corte di Cas­sa­zione ha de­ciso, in con­tra­sto alle pre­ce­denti de­li­bere, che la col­ti­va­zione do­me­stica co­sti­tui­sce sem­pre reato ed è come tale per­se­gui­bile.
 
Nel 2005, i Pre­mio No­bel per l’economia Mil­ton Fried­man, George Aker­lof e Ver­non Smith sono stati i primi fir­ma­tari di un ap­pello sot­to­scritto da ol­tre 500 eco­no­mi­sti ame­ri­cani per de­nun­ciare gli enormi co­sti (7,7 mi­liardi di dol­lari all’anno) del proi­bi­zio­ni­smo sulla ma­ri­juana. Fried­man con­si­de­rava que­sta legge un sus­si­dio vir­tuale del go­verno al cri­mine or­ga­niz­zato. E’ or­mai ap­pu­rato che la pro­cla­ma­zione di leggi proi­bi­zio­ni­sti­che nei con­fronti della can­na­bis ne­gli Stati Uniti prima della se­conda guerra mon­diale sia stata pro­vo­cata dalla con­cor­renza tra la na­scente in­du­stria pe­tro­li­fera e la con­so­li­data usanza dell’epoca di usare l’olio di que­sta pianta come com­bu­sti­bile per i mo­tori Die­sel, e alla con­cor­renza tra la na­scente in­du­stria car­tiera ba­sata sul le­gno e la con­so­li­data usanza dell’epoca di usare la fi­bra di que­sta pianta per la pro­du­zione di carta, e alla con­cor­renza tra la na­scente in­du­stria tes­sile ba­sata sulle fi­bre sin­te­ti­che e la con­so­li­data usanza dell’epoca di usare la fi­bra di que­sta pianta per la pro­du­zione tes­sile.
 
Senza al­cun dub­bio la ca­napa e’ una delle piante più’ ver­sa­tili ed utili di tutti i tempi; i suoi usi spa­ziano in molte di­re­zioni e la sua uti­lita’ e’ stata in­di­scussa per mi­gliaia di anni in tutto il mondo abi­tato.
 
Al di là delle ac­cese di­scus­sioni e con­tro­ver­sie so­ciali e po­li­ti­che sull’uso della ca­napa come stu­pe­fa­cente, va con­si­de­rato che essa è stata per mi­gliaia di anni un’importante pianta me­di­ci­nale.
 
Ne­gli ul­timi anni si è ac­cu­mu­lato un no­te­vole vo­lume di ri­cerca sulle at­ti­vità far­ma­co­lo­gi­che della can­na­bis e sulle pos­si­bili ap­pli­ca­zioni.
 
Il più noto stu­dioso e pro­mo­tore dell’uso te­ra­peu­tico della Can­na­bis e della sua de­cri­mi­na­liz­za­zione è il Pro­fes­sor Le­ster Grin­spoon Psi­chia­tra e Pro­fes­sore eme­rito dell’Università di Har­vard. Il più fa­moso at­ti­vi­sta an­ti­proi­bi­zio­ni­sta è pro­ba­bil­mente l’americano Jack He­rer au­tore del best sel­ler “The Em­pe­ror wears no clo­thes”. In Ita­lia studi ap­pro­fon­diti sui suoi ef­fetti sono stati ef­fet­tuati dal Pro­fes­sor Gian Luigi Gessa do­cente di Neu­ro­psi­co­far­ma­co­lo­gia e di­ret­tore del Di­par­ti­mento di Neu­ro­scienze all’università di Ca­gliari.
 
Una meta-​​analisi del 2001 (che ana­lizza tutti gli studi cli­nici pub­bli­cati fino al 2000) con­clude che la Can­na­bis è ef­fi­cace nel do­lore neu­ro­pa­tico e spa­stico, meno in al­tri tipi di do­lore. Ma suc­ces­sivi studi cli­nici hanno mo­strato ef­fetti si­gni­fi­ca­tivi an­che nel do­lore tu­mo­rale, ed hanno con­fer­mato l’ottima at­ti­vità per il do­lore neu­ro­pa­tico e per i sin­tomi do­lo­rosi nella scle­rosi mul­ti­pla (spa­sti­cità, sin­tomi della ve­scica, qua­lità del sonno).
 
Ef­fetti sta­bi­liti da studi cli­nici con­tro: nau­sea e vo­mito, ano­res­sia e ca­ches­sia, spa­sti­cità, con­di­zioni do­lo­rose (in par­ti­co­lare do­lore neu­ro­geno)
 
Ef­fetti re­la­ti­va­mente ben con­fer­mati con­tro: di­sor­dini del mo­vi­mento, asma e glau­coma
 
Ef­fetti meno con­fer­mati con­tro: al­ler­gie, in­fiam­ma­zioni, in­fe­zioni, epi­les­sia, de­pres­sione, di­sor­dini bi­po­lari, an­sia, di­pen­denza, sin­drome d’astinenza
 
Ef­fetti allo sta­dio di ri­cerca con­tro: ma­lat­tie au­toim­muni, can­cro, neu­ro­pro­te­zione, feb­bre, di­sor­dini della pres­sione ar­te­riosa.
 
Sono an­che nu­me­rose le te­sti­mo­nianze di co­loro che sono riu­sciti a su­pe­rare la di­pen­denza dall’alcol o dalla co­caina gra­zie all’utilizzo della can­na­bis, che a dif­fe­renza delle pre­ce­denti so­stanze, non porta ad una di­pen­denza fi­sica con­fron­ta­bile, ad esem­pio, con quella ge­ne­rata dalla ni­co­tina.
 
Si stanno inol­tre te­stando nel mondo far­maci che con­ten­gono una ver­sione sin­te­tica di al­cuni dei prin­cipi at­tivi della can­na­bis (dro­na­bi­nol, HU-​​210, le­vo­nan­tra­dolo, na­bi­lone, SR 141716 A, Win 55212–2), ma que­sti per ora hanno mo­strato molti più ef­fetti col­la­te­rali e svan­taggi ri­spetto alla pianta na­tu­rale.
 
Il Ca­nada, il 20 giu­gno 2005, è stato il primo paese ad au­to­riz­zare la messa in com­mer­cio di un estratto to­tale di Can­na­bis sotto forma di spray su­blin­guale Sa­ti­vex stan­dar­diz­zato per THC e CBD, per il trat­ta­mento del do­lore neu­ro­pa­tico dei ma­lati di scle­rosi mul­ti­pla e can­cro. Nel 2006 il Sa­ti­vex è stato ap­pro­vato ne­gli Stati Uniti per es­sere sot­to­po­sto a studi cli­nici di Fase III per do­lore in­trat­ta­bile in pa­zienti con tu­more.
 
L’olio estratto dalla can­na­bis può es­sere uti­liz­zato in al­cuni tipi di mo­tore, in par­ti­co­lare i mo­tori Die­sel. Nel 1937 la Ford creò “la Hemp-​​Car”, in gran parte rea­liz­zata in ca­napa ed ali­men­tata ad eta­nolo di ca­napa, un com­bu­sti­bile eco­lo­gico. Or­mai è certo che la pro­cla­ma­zione di leggi proi­bi­zio­ni­sti­che nei con­fronti della can­na­bis ne­gli Stati Uniti prima della se­conda guerra mon­diale sia stata le­gata an­che alla con­cor­renza tra la na­scente in­du­stria pe­tro­li­fera e la pos­si­bi­lità di usare l’olio di que­sta pianta come com­bu­sti­bile. Que­sto è di­mo­strato an­che dalla ri­du­zione dei prezzi del pe­tro­lio al 50% ope­rata pro­prio per fare con­cor­renza all’olio com­bu­sti­bile na­tu­rale, prezzo su cui si sono in­ne­stati i vari rialzi che hanno por­tato all’odierna of­ferta. (wiki)

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2 Commenti fino adesso, aggiungi il tuo.

1 Il 30 luglio 2008 alle 13:57 Marina LA POLDA ha scritto:

.…ho stam­pato l’articolo…da diffondere.…da dif­fon­dere! Mi applico!!!

2 Il 20 maggio 2009 alle 16:43 ENRICO GIULIANO PINI ha scritto:

NIENTE FUMO,STACCI ATTENTO! SE LA TESTA VUOI GIOCARTI SAPPI CHE PUOI MISURARTI CON IGNOBILE TENDENZA CHE DAL MISERO AL POTENTE E DAL SAVIO ED AI DEMENTI TUTTI QUANTI RENDE UGUALI ‚DIREI PROPRIO IMBECILLENTI. ALTRA COSA E’ NEL MANGIARE UNA VERDURA SALUTARE!

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