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ogigia

Dalla polpetta all’hamburger

In fondo è solo tornato a casa. Cuore vagabondo, poche pretese, poca memoria e una certa propensione a lasciar comandare il caso, era prevedibile che avesse una vita movimentata, di quelle che viste da fuori sembrano chissà che ma che vissute da vicino risultano francamente un po’ scialbe. Ma guai a dirlo. Buona parte del fascino degli avventurieri sta nel silenzio di cui si circondano. Provate a farli parlare e vi si paleseranno in tutta la loro normale fragilità, dai congiuntivi che traballano alla filosofia da bar. Nacque ad Amburgo all’inizio dell’ Ottocento. Cibo da portuali che, come si sa, amano poco il pesce, o non possono permetterselo. Insieme agli emigranti di quell’ epoca si trasferì nel Nord-America, e là iniziarono a chiamarlo come gli abitanti della sua città. Ma la sostanza non cambia: carne macinata e pressata, senza le complicazioni delle polpette, senza quegli intingoli che a mangiar per strada complicano solo la vita. Le polpette son roba da mamme, che han tempo e voglia di aggiungere uova, prezzemolo, formaggio e pangrattato. L’ hamburger è cittadino del mondo, e una mamma, come gli piace dire a mezza voce per far colpo, non ce l’ ha mai avuta. Il sogno americano, per lui, è fatto di tavoli di formica, cameriere gentili, cuochi frettolosi e famiglie di tutti i colori. Ma anche i sogni più grandiosi hanno un capolinea: e il suo è arrivato quando i tavoli di formica sono diventati troppo piccoli per le famiglie di obesi che vi si accomodavano, e quando cuochi e cameriere hanno cominciato a turnare un po’ troppo in fretta e ad essere sempre più giovani e vestiti tutti con la stessa uniforme. Qualcosa non funzionava: lui stesso non si sentiva più quello di un tempo: come se i suoi muscoli fossero stati sostituiti da fibre flaccide, e poi quel pane sempre più gommoso e tutte quelle salse… Conciato così, sempre seguendo il suo caso, rientrò in Europa, ma ormai nessuno lo riconosceva più. Era l’ Americano, per tutti, non c’ è memoria dei giorni buoni a proteggere chi decade. Sperò che l’aria di casa gli facesse bene, ma cameriere, cuochi e tavoli di formica sembravano proprio uguali agli altri. Un giorno però riuscì a intrufolarsi in un angolo di cervello di un cuoco diverso, solo una buona idea può salvarti dalla rovina. Eccolo oggi, che si pavoneggia in ristoranti d’alto bordo, finalmente al largo in piatti che sembrano piazze d’armi, senza quelle due fette di pane che gli toglievano il fiato. E poi vuoi mettere, sentirsi di nuovo in forma, tonici, vibranti di energia: un po’ di sale e pepe, basta e avanza, se la materia prima è “comme il faut”. (C. Petrini)

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