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Energy drink. E’ solo un’illusione?

L’energy drink Red Bull sarà venduto anche in Francia, dopo un divieto durato oltre 10 anni. L’etichetta, però, sconsiglierà il consumo a bambini e donne incinte. La bibita, presente in 150 Paesi, contiene caffeina (quella di un caffè) e taurina, aminoacido di trascurabile importanza se assunto in quantità adeguate. I ragazzi, però, scelgono la bevanda per “mettere le ali”, come suggerisce la pubblicità: è ormai abitudine nelle discoteche consumare cocktail di bibita e superalcolici. Secondo una recente indagine negli Usa, per esempio, il 25% dei giovani che beve alcol lo associa a energy drink: la caffeina della bibita tiene svegli e contrasta l’effetto sedativo dell’alcol, mantenendo inalterata l’euforia. Il sapore dolciastro del cocktail inoltre facilita l’assunzione di alcol e non ne fa percepire le reali quantità. Nonostante le apparenze, tuttavia, i riflessi sono rallentati e la coordinazione motoria è ridotta.
Il risultato quindi è un’illusione, tanto falsa quanto pericolosa, di lucidità. «Contrastare la cultura degli energy drink è difficile — spiega Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto superiore di sanità — perché la diffusione è capillare. Il principio di precauzione dovrebbe valere anche per le sostanze presenti in queste bevande, ma in Italia le scritte sulla lattina non riportano purtroppo indicazioni o avvertenze. In America e in Inghilterra (l’American Dietetic Association e la UK Food Standards Agency) consigliano di non superare i 300 mg di caffeina in particolare alle donne in gravidanza e mettono in guardia rispetto a possibili problemi di aritmia e tachicardia».
Uno studio, presentato pochi mesi fa al congresso dell’American Heart Association, ha infatti dimostrato un incremento significativo della pressione e del battito cardiaco dopo il consumo di due energy drink al giorno per una settimana. Per questi motivi Paesi come la Norvegia e la Danimarca continuano a vietarne la vendita. Le stesse autorità sanitarie francesi (Afssa), contrarie alla commercializzazione, si sono opposte alla linea governativa di rimuovere il divieto. Paola Tesori Coggi, direttore generale per la salute e protezione dei consumatori della Commissione europea un anno fa ha chiesto all’Efsa una nuova valutazione, dopo i pareri espressi già nel 1999 e nel 2003. La risposta, prevista per il maggio 2008, è però slittata di qualche mese. L’auspicio degli addetti ai lavori è che venga resa obbligatoria la presenza sulle etichette delle avvertenze e delle modalità d’uso. «Non si tratta di una bevanda qualsiasi, — continua Scafato — il contenuto di caffeina è più del triplo rispetto ad una bibita alla cola. Le altre sostanze presenti, se vengono assunte in quantità eccessive, possono avere effetti negativi su alcune persone. Per questo è necessario indicare le dosi da non superare per uomini, donne e, soprattutto, per i giovanissimi. Sarebbe opportuno sconsigliare la bibita alle persone con rischio cardiovascolare, invitare a non eccedere e, come ha sollecitato dalla Società italiana di alcologia, a non miscelare la bevanda con superalcolici». (R. La Pira)

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