Il calendario dell’Odissea
Esplorando eventi celesti che si produssero più di 3000 anni fa, due astronomi si dicono oggi in grado di datare con precisione il giorno in cui Ulisse, una volta tornato Itaca ed essersi fatto accogliere a corte come un mendicante, infilzò i proci col suo pesante arco. Sulla rivista dell’Accademia americana delle Scienze, Marcelo Magnasco della Rockefeller University di New York e Costantino Baikouzis dell’osservatorio argentino di La Plata sostengono che l’eclissi totale di sole descritta da Omero nel ventesimo libro dell’Odissea è un episodio cosmico realmente avvenuto il 16 aprile 1178 avanti Cristo. Setacciando i testi omerici, i due ricercatori hanno identificato quattro descrizioni dettagliate di eventi celesti che compaiono prima, durante e dopo la strage dei pretendenti compiuta da Ulisse.
Ovviamente la loro scoperta non dice se Ulisse si vendicò davvero sui tracotanti proci che intendevano convincere Penelope a scegliere tra di loro un nuovo marito, o se le sue gesta furono soltanto frutto della fantasia del poeta cieco. Tuttavia questa rivelazione conferisce un’aurea di veridicità a uno dei più celebri poemi della letteratura occidentale, composto tra 1800 e il 700 a.C., circa quattrocento anni dopo la guerra di Troia.
Con i loro calcoli gli astronomi hanno dimostrato che quelli che potrebbero sembrare ambientazioni poetiche sono riferimenti astronomici precisi che si sono susseguiti con la stessa cadenza descritta da Omero a cavallo di un’eclissi totale di sole, quella del 1178 a.C. appunto, che nel testo accompagna la discesa dei proci nell’Ade.
Grazie al computer, i due astronomi hanno ricostruito la posizione dei pianeti e delle costellazioni intorno a quell’eclissi, e scoperto che i riferimenti dell’Odissea sono assolutamente coerenti. Dicono gli autori dello studio: «Visto dalle isole dello Ionio, fu un evento spettacolare che mostrò tutti i pianeti simultaneamente nel cielo, con le Pleiadi poste in cima alla corona del Sole».
Ma quali sono gli eventi celesti che hanno consentito di datare la mattanza degli usurpatori al trono di Itaca? Primo: il giorno della strage, scrive Omero, ci fu la luna nuova, che è un pre requisito dell’eclissi solare. Secondo: sei giorni prima di quella data, Venere era luminosa e alta nel cielo. Terzo: ventinove giorni prima l’ammasso delle Pleiadi e la Costellazione del Boote erano simultaneamente visibili al tramonto. Quarto: trentatré giorni prima del massacro, il pianeta Mercurio era alto nel cielo e ben visibile al tramonto.
Ognuno di questi fenomeni si produce indipendentemente dagli altri, è quindi la loro concomitanza a poter indicare una data possibile. Soprattutto se si manifestano a distanze precise dall’eclissi citata il giorno del ritorno di Ulisse dal profeta Teoclimeno. Il quale preannuncia che, dopo la morte avvenuta per mano di Odisseo, i cento e passa proci sarebbero discesi nell’Ade mentre sulla Terra «cadeva una densa caligine e il sole scompariva dal cielo».
Già il greco Plutarco interpretò queste parole col significato di un’eclisse totale. Studi recenti hanno confermato che in quella data tale evento si verificò sull’Egeo. Ciò indicherebbe anche che la caduta di Troia avvenne tra il 1192 e il 1184 prima di Cristo. Il merito dei due astronomi è stato di chiedersi quante volte, in un lasso di tempo compreso tra il 1250 e il 1115 a.C., si sono potuti produrre assieme i quattro eventi celesti individuati nell’Odissea. La risposta del computer è stata eloquente: una sola, in data 16 aprile 1178 a.C..
Quel giorno, ripetutamente schernito dai proci, Ulisse accetta di partecipare alla gara organizzata da Penelope, che aveva promesso di consegnarsi in sposa a colui che sarebbe riuscito a scoccare una freccia dal pesante arco del marito facendola passare per le fessure di dodici scuri. L’impresa non riesce a nessuno dei pretendenti e così l’ultimo tentativo spetta a lui, che, dopo aver scaldato l’arco sulla fiamma, lancia la freccia vincente. A questo punto non gli resta che scatenare la vendetta.
Nè Magnasco né Baikouzis s’azzardano a voler dimostrare una qualsiasi autenticità a quanto narrato nel poema omerico. Sostiene umilmente uno dei due: «Se chi oggil egge l’Odissea può riscontrare la veridicità di un evento cosmico che vi è descritto, ebbene ciò basterebbe a rendermi felice». (P. del Re)
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L’idea dell’eclisse nell’Odissea si basa su una frase di Teoclimeno ai pretendenti: “eelios de ouranou exapolole”, “si è spento il sole nel cielo” (Od. XX, 356). Consideriamo però anche le frasi precedenti di Teoclimeno: ” Grondano di sangue le pareti e i begli architravi; il portico, la corte sono pieni di fantasmi che muovono verso la tenebra dell’Erebo” (XX, 354-355) e, subito dopo, ciò che dice il poeta: “Diceva così, di lui risero tutti” (XX, 358) e la successiva frase di Eurimaco: ” E’ pazzo l’ospite arrivato da fuori. Su, ragazzi, accompagnatelo subito via da questa casa perchè se ne vada in piazza, se qui gli sembra che sia notte!” (XX, 360-362). Insomma, Teoclimeno ha una visione terribile, anzi, quasi “apocalittica”, del dramma che sta per accadere – la strage dei pretendenti, che avverrà di lì a poco – ma la sua è un’immagine onirica, metaforica: in realtà le pareti non grondano di sangue ed il sole non si è oscurato. Non vi è affatto un’eclisse di sole, come si comprende immediatamente leggendo la risposta di Eurimaco, che considera Teoclimeno “pazzo” proprio per quella sua frase e gli dice di andare fuori a vedere se il sole c’è ancora. Insomma, da una lettura complessiva dell’intero passo, fino alla fine del canto XX, emerge non vi è nessuna eclisse! (Inoltre, se vi fosse stata veramente un’eclisse di sole, Omero vi avrebbe “ricamato” sopra in tutt’altro modo).
Felice Vinci (autore del volume “Omero nel Baltico”, pubblicato da Palombi, Roma, e tradotto in russo e in inglese; v. con Google su Internet)