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Co­co­mero da re­cord in Giappone

cocomerotokyo

Pesa 11 chi­lo­grammi ed è un esem­plare di an­gu­ria nera, la par­ti­co­lare qua­lità pro­dotta sull’isola di Hok­kaido, nel nord del paese. Dopo un viag­gio di 500 mi­glia, que­sta ra­rità ali­men­tare è stata bat­tuta all’asta e ora si trova su­gli scaf­fali del Tokyo’s Ise­tan De­part­ment Store. Per averlo bi­so­gna sbor­sare 630mila yen, 6mila dol­lari.
 
Il ter­mine co­co­mero (Ci­trul­lus la­na­tus, a volte in­di­cato an­che come Ci­trul­lus vul­ga­ris) o an­gu­ria (dal greco an­gou­rion), in­dica il frutto e la pianta della spe­cie ram­pi­cante della fa­mi­glia delle Cu­cur­bi­ta­ceae, ori­gi­na­ria­mente pro­ve­niente dall’Africa tro­pi­cale. Il nome co­co­mero de­riva dal la­tino cu­cu­mis (= ce­triolo). Il ter­mine dia­let­tale an­gu­ria de­riva dal greco tardo an­gú­rion (= ce­triolo).
 
Il frutto ha un in­terno rosso, ricco d’acqua, dolce, ed è molto zuc­che­rino. In­fatti ol­tre ad ap­por­tare un suf­fi­ciente quan­ti­ta­tivo di zuc­cheri, e data l’elevata per­cen­tuale d’acqua, può so­sti­tuire, al­meno per una buona parte un pa­sto gior­na­liero (pranzo o cena), inol­tre porta con se’ un co­spi­cuo quan­ti­ta­tivo di vi­ta­mina A e vi­ta­mina C (tali vi­ta­mine sono idro­so­lu­bili, quindi la vul­ga­ris “ac­qua del co­co­mero” porta in se’ tutti gli ele­menti be­ne­fici).
 
An­che se in molte lin­gue, ma non in ita­liano, ci si ri­fe­ri­sce al co­co­mero come ad un tipo di me­lone (ad esem­pio in in­glese, wa­ter­me­lon e in te­de­sco Was­ser­me­lone), le due piante fanno parte della stessa fa­mi­glia ma non ap­par­ten­gono allo stesso ge­nere: il me­lone (Cu­cu­mis melo) ap­par­tiene in­fatti al ge­nere Cu­cu­mis.
 
In lin­gua ita­liana viene usato il ter­mine co­co­mero, e in al­cune re­gioni an­gu­ria come si­no­nimo, ma il Ci­trul­lus la­na­tus as­sume in ge­nere nomi di­versi a se­conda delle va­rietà re­gio­nali; ad esem­pio a Na­poli è detto me­lone d’acqua e me­lone da pane, o po­pone; in Ca­la­bria zi pàr­rucu (zio par­roco) o nella pro­vin­cia di Reg­gio Ca­la­bria “zi pan­gulu” (zio pan­cione), cioè ru­bi­condo come il volto del par­roco, men­tre in Li­gu­ria viene chia­mato “Pa­teca”.
 
La sua sto­ria rac­conta che Da­vid Li­ving­stone, un esplo­ra­tore dell’Africa, ri­portò che il co­co­mero cre­sceva ab­bon­dante nel De­serto del Ka­la­hari, dove sem­bra che esso ab­bia avuto ori­gine. Lì il frutto cre­sce sel­vag­gio ed è co­no­sciuto come Tsamma (Ci­trul­lus la­na­tus var ci­troi­des). La pianta è ri­co­no­sci­bile per le sue fo­glie par­ti­co­lari e per l’elevato nu­mero di frutti che pro­duce, fino a cento per ogni esem­plare. Per que­sta ra­gione è una sor­gente di ac­qua abi­tuale per gli abi­tanti della zona, ol­tre a fun­gere da cibo sia per gli uo­mini che per gli ani­mali.
 
Non è dato sa­pere quando il co­co­mero sia stato col­ti­vato per la prima volta ma il primo rac­colto di co­co­meri mai re­gi­strato av­venne nell’Antico Egitto quasi 5000 anni fa ed è stato do­cu­men­tato in al­cuni ge­ro­gli­fici. Il frutto ve­niva spesso de­po­sto nelle tombe dei fa­raoni, come mezzo di so­sten­ta­mento per l’aldilà. Nel mito egi­zio il co­co­mero aveva ori­gine dal seme del dio Seth.
 
Nel X Se­colo d.C. il co­co­mero era col­ti­vato in Cina, paese che at­tua­mente né è il primo pro­dut­tore mon­diale. Nel XIII Se­colo il frutto venne in­tro­dotto in Eu­ropa dall’invasione dei Mori. (Wikipedia)

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