Effetti dei batteri probiotici sull’intestino
Secondo un’equipe di scienziati britannici assumere col cibo “batteri amici” ha un effetto tangibile sull’organismo umano. Lo studio, pubblicato su Molecular Systems Biology, e’ stato condotto su topi e ha osservato che quelli nutriti con bevande contenenti probiotici avevano diverse concentrazioni di alcune sostanze chimiche nel sangue e nelle urine. Secondo gli studiosi dell’Imperial College London (in parte finanziati dal colosso alimentare Nestle’), i probiotici potrebbero anche modificare il modo in cui gli organismi digeriscono i grassi, aiutando a lasciarne non digerita - e quindi a non assorbirne - una maggiore quantita’. E’ il primo studio che prova un reale effetto dei batteri probiotici nell’intestino, dicono gli autori, mentre gli scettici continuano a sostenere che anche i miliardi di batteri di un vasetto di yogurt non possono influenzare le migliaia di miliardi di batteri che naturalmente si trovano nell’intestino.
Il termine “probiotico” deriva dal greco: “pro-bios” e significa a favore della vita; se per assonanza è terminologicamente simile ad “antibiotico”, si contrappone totalmente per la sua funzione che appare diametralmente opposta. Sovente, proprio in concomitanza di un trattamento antibiotico, vengono somministrati fermenti lattici e probiotici per reintegrare e rinforzare la flora intestinale.
Ma come si può fare a sapere se nello yogurt esistono davvero i fermenti vivi? Un modo empirico c’è: i fermenti sono “vivi” se sono in grado di moltiplicarsi, e quindi se messi nel latte si riproducono e lo trasformano tutto in yogurt. In realtà bastano pochi fermenti vivi per fermentare il latte in yogurt, perché anche pochi fermenti con il calore si moltiplicano, e via via se ne formerà una quantità sempre maggiore.
Questo significa che con il test che segue puoi sapere se lo yogurt è “morto”, ma non se è “quasi morto”, a meno di avere molta pratica con tempi e temperature di fermentazione.
Metti un cucchiaino di yogurt in un bicchiere di latte, UHT o bollito, a temperatura ambiente. Mescola bene, coprilo e tienilo al calduccio per alcune ore. A 45° bastano 6-7 ore, a 40° bastano meno di 12 ore, a 35° ce ne vogliono 24, e via così. Se si forma del liquido trasparente (siero) và tutto bene, è benefico per l’intestino, ma se disturba basta toglierlo prima di consumare lo yogurt. Dopo averlo raffreddato in frigo, lo yogurt dovrebbe compattarsi.
Se nel bicchiere il latte si è trasformato in yogurt più o meno denso, i fermenti erano sicuramente “attivi”. In caso contrario ci vorrebbe un’analisi microbiologica, ma nel dubbio a livello casalingo conviene considerarli “non attivi”. L’analisi microbiologica è indispensabile anche per sapere quali e quanti fermenti si sono sviluppati.
La regola base è semplice: se lo yogurt è “attivo”, mettendone il 5% nel latte ad una temperatura adeguata dopo qualche ora si trasforma tutto in yogurt.
Nota: se lo yogurt risulta “filoso”, probabilmente è affetto da una contaminazione da cocchi, batteri nocivi alla nostra salute. In questo caso evitare di consumarlo. (ricetta di ovosodo)