Bulgari fa venire l’acquolina ai giapponesi
L’inverno di Tokyo porta in città il lusso italiano. Dopo l’apertura di due boutiques e di un café Bulgari all’interno del seducente centro commerciale di lusso Omotesando Gyre, la maison italiana ha inaugurato nella Ginza Tower.
Il twin store di Omotesando ospita la collezione di gioielleria e orologi, diventando lo spazio vendita di accessori più grande del Giappone. L’eleganza dell’edificio e la posizione strategica su Omotesando, largo boulevard alberato che attraversa i quartieri fashion di Aoyama e Harajuku, confermano l’interesse di Bulgari nel mercato giapponese proponendo il lusso del made in italy. Anche per il palato. Lo spazio Bulgari di Omotesando comprende infatti una caffetteria, con sala da tè e terrazza all’aperto, denominata Il Cafè. Curato dallo studio di Architettura Antonio Citterio & Partners, l’interno della caffetteria ha un’atmosfera calda e avvolgente, grazie al gioco di alternanze e contrasti tra toni e sfumature diverse. Il Café nasconde una sala più intima, Il Cioccolato, che propone una linea di cioccolato d’autore venduta in teche di vetro inserite in un bancone di resina nera. Proprio come i preziosi gioielli della maison italiana.
Dalle 18 alle 20 la caffetteria propone l’originale aperitivo all’italiana, un momento di socialità che ha reso famoso il lounge bar del Bulgari Hotel di Milano.
Il palazzo mette in mostra dieci enormi vetrine dedicate ad altrettanti gioielli vintage, dall’Ottocento a oggi, alla base di dieci piani nel più lussuoso distretto di Tokyo, cioè Ginza, proprio di fronte a Cartier e di fianco a Louis Vuitton e Chanel. Bulgari inaugura il suo più grande negozio al mondo, 940 metri quadrati suddivisi tra gioielli e orologi, accessori, sale private per la vendita dei pezzi unici e, negli ultimi tre piani più alti ci sono un cocktail bar con ristorante panoramico sul tetto, per chi vuole gustare lo spettacolo della notte nel quartiere di Ginza. Lo chef italiano arriva dal resort di Bulgari a Bali e si chiama Michele Dell’Acquila. Al vertice, sullo sfondo della Tokyo Tower illuminata in arancio, una terrazza con olivi, limoni, alloro e rosmarino. In pratica, la summa del made in Italy amato dai giapponesi, che l’anno scorso hanno acquistato oltre 250 milioni di euro dal marchio romano, pari a un quarto del fatturato.
Commenta Francesco Trapani, 50 anni, amministratore delegato della Bulgari: «Il Giappone è il più grande mercato al mondo per il lusso, Tokyo è la città più importante e Ginza ne è il cuore. Non potevamo che scegliere questa location, tra l’altro da aggiungere alle altre dieci che abbiamo qui nella capitale. Del resto, per i marchi globali il retail è una delle leve fondamentali, oltre alla comunicazione e ovviamente al prodotto. E qui l’obiettivo è di mantenere e se possibile rafforzare la nostra leadership, in un mercato maturo seppur gigantesco, cercando al contempo di erodere quote ai concorrenti».
In più, quel che Bulgari si prefigge è pure l’aumento del prezzo medio dello scontrino. «Tradizionalmente – aggiunge Trapani – questo mercato assorbe enormi quantità di prodotti di prezzo abbordabile, ma ci siamo accorti che c’è una notevole propensione verso la gioielleria medio-alta e alta, intendendo in quest’ultimo segmento quella sopra i 70mila euro di prezzo al pubblico». Del resto, secondo l’ultimo report di Merrill Lynch e Capgemini sulla ricchezza nell’area Asia-Pacifico, in Giappone sono 1,1 milioni gli individui con un patrimonio finanziario netto oltre il milione di dollari e 5mila quelli con 30 milioni di dollari “in tasca”. È a loro, in particolare, che è dedicata la collezione di alta gioielleria presentata durante l’inaugurazione: 110 pezzi tra cui un raro diamante blu da 25 carati per la modica cifra di 33 milioni di dollari.
Ma l’espansione nipponica di Bulgari non finisce a Ginza. A inizio novembre ha aperto i battenti un altro flagship store a Omotesando, dove ci sono un caffè e una cioccolateria con sette maestri cioccolatieri a tempo pieno. Gli ingredienti mischiati al cacao sono Passito di Pantelleria, limoncello, oro e tartufi d’Alba, tanto preziosi che in quest’ultimo caso si vendono a 18 euro ciascuno, con un packaging curato alla giapponese. «Nel week end – spiega sornione Trapani – c’è una coda di venti minuti per entrare. Avere abbinato il food and beverage ai gioielli e agli orologi va considerato come entertainment per i clienti, in una logica di immagine che esalta l’eccellenza del made in Italy».
Top secret la cifra dell’investimento ma, spiega Trapani, parte del lavoro è ricaduto sulla proprietà dell’immobile, in base alle indicazioni dell’azienda romana. Secondo i critici, questo proliferare di templi del lusso - da Chanel a Prada, da Cartier a Giorgio Armani, penultimo in ordine di tempo ad avere inaugurato una torre a Tokyo, poco prima di Bulgari – rischia di avere pesanti ricadute sul conto economico per la difficoltà di raggiungere il breakeven. «Non scherziamo – conclude Trapani – il nostro obiettivo per questi flagship è di realizzare, però soltanto con il core business, alti fatturati con alta redditività. Nel grande negozio aperto in aprile sulla Fifth Avenue a New York il registratore di cassa sta marciando a pieno regime».
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