Fragole a Dicembre?

E’ ancora tempo di fragole a Maletto. E che fragole! Gli operai dell’azienda agricola della giovane imprenditrice Rosalia Giangreco hanno raccolto (il 20 settembre 2007) una fragola da guinness dei primati, che pesa esattamente 150 grammi. Gli operai si sono subito resi conto della rarità, ed hanno portato via dal campo la grossa fragola con cura e delicatezza, mostrandola ai familiari di Rosalia che gestiscono l’intera azienda. Si tratta ovviamente di una fragola rifiorente. Questo, infatti, non è certo periodo buono per le dolci e rosse fragole tipiche di Maletto che si raccolgono a Giugno. Ma grazie al disciplinare di produzione che hanno adottato tutti coloro che aderiscono al Consorzio Etna fragole, presieduto da Antonino Carrubba, ed ai consigli dell’esperto Nino Sottile, nei vasti fragoleti malettesi si può ancora raccogliere una buona quantità di gustosissima fragola, in grado di competere con tutte le altre del mercato: “In effetti è vero – ci dice Rosalia mostrandoci con soddisfazione la grossa fragola – abbiamo un po modificato i metodi di produzione per seguire i consigli degli esperti. Il risultato – conclude – è stato quello di conservare tutte le buone qualità della fragola di Maletto, raddoppiando la produzione”. Poi Rosalia ha invitato direttamente in azienda a vedere la fragola il sindaco Giuseppe De Luca ed il vice Enzo Sgrò: “E’ bello – hanno affermato entrambi – vedere crescere la produzione di fragole in qualità e quantità. E quando forniremo nella campagne l’acqua a sufficienza le produzioni cresceranno ancora. Sembrano lontani i tempi – concludono – quando nel Consorzio non credeva nessuno. Oggi invece i produttori che lo hanno costituito stanno raccogliendo i frutti sperati”.
“Mai fragole a dicembre” si intitola il bel libro pubblicato da Licia Granello, che da anni si occupa di alimentazione e gastronomia per il quotidiano “La Repubblica”. L’idea è quella suggerita dal sottotitolo — di praticare “il piacere della tavola secondo le stagioni”, attivando un rapporto più diretto col cibo, basato su una migliore conoscenza dei cicli produttivi e dei percorsi distributivi: la scelta della stagionalità a questo punto dovrebbe imporsi da sé, per la maggiore economicità e la migliore qualità e salubrità dei cibo consumato.
Ma attenzione: mangiare prodotti fuori stagione non è un’invenzione dei nostri giorni, indotta dai meccanismi dei mercato globale: il desiderio è antico. I ritmi della natura hanno condizionato per secoli le abitudini alimentari, ma proprio per questo la tavola dei ricchi e dei potenti amava ostentare la capacità di superarli: cibi esotici e fuori stagione davano prestigio a chi poteva procurarseli e offrirli.
Su ciò rifletteva, nel 1662, Bartolomeo Stefani, cuoco dei Gonzaga in un libro intitolato “L’arte di ben cucinare”, che, oltre a numerose ricette, contiene il resoconto dei banchetti da lui allestiti alla corte di Mantova. A un certo punto Stefani si rivolge ai lettori e osserva: “Avrete notato che in più di un’occasione ho fatto servire a tavola prodotti non di stagione: asparagi in gennaio, carciofi e piselli in febbraio, e così via”. Ebbene — continua — non stupitevi troppo di queste scelte, perché per procurarsi prodotti come questi basta avere a disposizione cavalli veloci per farli venire da lontano, e moneta sonante per pagarli. La spesa sarà ben ripagata in termini di prestigio.
Un memorabile pranzo allestito dallo stesso Stefani in onore della regina Cristina di Svezia cominciò con un piattino di fragole al vino bianco. Una entrata “semplice”, e tuttavia straordinaria: si era infatti al 27 novembre. Una “infrazione” come questa appariva eccezionale e assumeva significato nel quadro di una cultura da tutti condivisa, secondo cui era “normale” osservare la stagionalità dei prodotti. Non farlo era un segno di diversità.
Oggi la situazione è cambiata. Mangiar fragole a dicembre, asparagi a gennaio o carciofi in febbraio non è più un privilegio riservato a pochi. Qualsiasi supermercato basta a soddisfare la richiesta. In compenso è meno ovvia la conoscenza dei cicli naturali: molti di noi faticano ormai a collocare le piante in questo o quel mese. Perciò ii cibo fuori stagione ha perso il suo valore “distintivo”. Non solo perché tutti se lo possono permettere (il che, democraticamente parlando, non sarebbe poi così negativo) ma soprattutto perché siamo meno certi della sua identità stagionale. E questa perdita di conoscenza il vero nodo dei problema. (M. Montanari)
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