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Prodotti dop e igp, l’Italia dei sapori

dop.jpgVince Parma per il secondo anno consecutivo trainata dall’omonimo prosciutto e dal Parmigiano. A tallonarla ci sono Udine (San Daniele) e Trento (Melinda). Ma nella classifica 2008 delle provincie italiane eccellenti nel settore agroalimentare spiccano nomi nuovi come Bolzano, spinta dal quattordicesimo all’ottavo posto grazie alle robuste vendite di Mela Alto Adige. O come Sondrio che scala la sesta posizione in virtù del fatturato in forte crescita della Bresaola della Valtellina. Bene anche Modena e Reggio Emilia, rispettivamente al quarto e quinto posto. Mentre ai piani bassi della classifica avanzano Sassari e Nuoro per l’aumento dei ricavi dei Pecorino Romano Dop e per la nuova certificazione olio extravergine di Sardegna Dop.
Viva l’Italia dei sapori, dunque, che cresce, produce e s’impone sui mercati mondiali. L’hit-parade della Fondazione Qualivita, sul «primato qualitativo» delle provincie «nel settore agroalimentare certificato» è costruita sulla base di parametri molto seri. A cominciare dal rapporto fra il fatturato dei prodotti Dop (Denominazione di origine protetta) e Igp (Indicazioni geografiche protette) rispetto alla superficie agricola. E senza dimenticare né il numero dei prodotti certificati né quello delle aziende che li producono.
Il ritrattato tracciato da Qualivita, presieduta nel recente passato dall’attuale ministro dell’Agricoltura Paolo De Castro, sottolinea l’importanza di tanti prodotti certificati per l’economia italiana. I primi 15 dal Grana Padano (950 milioni di euro di fatturato) al Prosciutto di Parma (850 milioni) al Parmigiano Reggiano (808 milioni) senza dimenticare la Mozzarella di Bufala Campana (300 milioni), la Mortadella Bologna (187 milioni) il Pecorino Romano (107 milioni) - hanno un fatturato globale alla produzione di 4,4 miliardi di curo. Se poi calcoliamo l’impatto al consumo la cifra si raddoppia: 9,5 miliardi. Mentre l’export ormai sfiora il miliardo. Come spiega Maurizio Rosati, segretario generale di Qualivita, il Bel Paese con 163 prodotti certificati, (ii 22% del totale) vanta una vera e propria leadership europea. Alle nostre spalle, infatti, troviamo Francia (20%) e Spagna (14%) mentre gli altri paesi dalla Grecia (11%) alla Germania (9%) e all’Inghilterra (4%) sono sensibilmente staccati. Ma non basta. Perché anche sommando i ricavi di Francia e Spagna non si raggiunge il livello dell’Italia.
Insomma, l’Italia delle eccellenze alimentari si impone grazie alla certificazione di qualità.
Lo sanno bene a Parma dove, ad esempio, il Prosciutto di Parma “pesa” oltre il 28% sul valore aggiunto agroalimentare della provincia. Stessa musica per Udine con il San Daniele sopra il 27% e a Sondrio con la Bresaola che passa il 21%. Quanto al Grana Padano, (il prodotto che vanta in assoluto i ricavi più alti) in media incide molto meno (1,34%) sull’economia. Il motivo è molto semplice: il Grana è prodotto in oltre 30 provincie e dunque il suo impatto si diluisce a livello territoriale.
(G. Lonardi)

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