Go to content Go to navigation Go to search

En­rico Der­flin­gher cuoco nella Ar­mani Tower

armani-tower-tokyo.jpg

Il cuoco del nuovo store di Gior­gio Ar­mani, a To­kyo, è stato il cuoco della re­gina, na­tu­ral­mente quella di In­ghil­terra. Nella Ar­mani To­wer di 12 piani, da oggi aperta al pub­blico nel cuore di Ginza, ol­tre alle bou­ti­que e alla Spa, c’é an­che un ri­sto­rante, na­tu­ral­mente ita­liano, gui­dato da uno chef che è stato il cuoco di Buc­kin­gham Pa­lace. Si chiama En­rico Der­flin­gher, e na­tivo di Lecco, terra di con­fine e di sa­pori ita­liani ma con in­cli­na­zioni in­ter­na­zio­nali che egli ha col­ti­vato stu­diando a Bel­la­gio (Como) e poi gi­rando il mondo, da vero globe-​​trotter della cu­cina.
 
Al de­cimo piano della torre Ar­mani, nella sala ri­sto­rante af­fac­ciata sulla mo­der­nità giap­po­nese, Der­flin­gher rac­conta i suoi tra­scorsi pro­fes­sio­nali. Ha fatto espe­rienza nei mi­gliori ri­sto­ranti del mondo, da Ci­priani all’Hotel Eden di Roma, solo per ci­tarne due, ed è stato an­che tre anni ai for­nelli della Casa Bianca, ai tempi di Bush pa­dre: “Il Pre­si­dente — dice lo chef — amava gli ar­ro­sti di carne, rossi e sa­po­riti”. Quando èan­dato in­vece a di­ri­gere le cu­cine della casa reale in­glese (com­pito — spiega — che im­plica molti spo­sta­menti, dalle re­si­denze di cam­pa­gna allo ya­cht Bri­tan­nia) si è “tro­vato ad es­sere — rac­conta — il primo cuoco ita­liano dopo una tra­di­zione cu­li­na­ria tutta fran­cese. Ma non è stato dif­fi­cile ac­con­ten­tare i reali in­glesi, so­prat­tutto Carlo e Diana, amanti dei piatti sem­plici e ge­nuini”. Lady D in par­ti­co­lare “fu con­qui­stata dai ta­glio­lini fatti in casa, con maz­zan­colle e zaf­fe­rano”.
 
La pa­sta la­vo­rata a mano ri­mase la sua pre­fe­rita, ed è la stessa che ora En­rico Der­flin­gher pre­para per il ri­sto­rante Ar­mani di To­kyo, e che ha of­ferto agli ospiti riu­niti per fe­steg­giare l’inaugurazione del nuovo in­ve­sti­mento di Gior­gio Ar­mani in terra nip­po­nica.
 
C’è un rap­porto in­tenso tra Gior­gio Ar­mani e il Giap­pone. Un’affinità fi­sica prima che in­tel­let­tuale, per la pu­rezza delle forme, il sim­bo­li­smo della li­nea, l’essenza delle cose: con­cetti che si ri­tro­vano nel suo la­voro, dove quello che viene tolto e non si vede, fa parte della crea­ti­vità come ciò che è vi­si­bile.
 
Ma l’attrazione è re­ci­proca per­ché il mer­cato giap­po­nese ha sem­pre ri­ser­vato la mas­sima at­ten­zione al più noto de­gli sti­li­sti ita­liani, sin dal 1987 quando ini­ziò la sua av­ven­tura in Giap­pone, prima con part­ner terzi e oggi con una so­cietà di­retta, la Gior­gio Ar­mani Ja­pan, in­te­ra­mente pos­se­duta. Ben ar­ti­co­lata sul ter­ri­to­rio con 12 bou­ti­que Gior­gio Ar­mani, 2 Ar­mani Col­le­zioni, 14 ne­gozi Em­po­rio Ar­mani, 2 Ar­mani Jeans, 2 A/​X Ar­mani Ex­change e punti ven­dita in se­le­zio­nati de­part­ment store e in ne­gozi mul­ti­marca.
 
Il Gruppo Ar­mani ag­giunge ora un in­ter­vento ec­ce­zio­nale: il nuovo ico­nico con­cept store Armani/​Ginza To­wer si­tuato al 5−5−4 Ginza, Chuo-​​ku a To­kyo, nel cuore del nuovo fa­shion re­tail di­strict di Ginza. Aperto al pub­blico dal 7 no­vem­bre, lo straor­di­na­rio edi­fi­cio è stato pro­get­tato per di­ven­tare uno dei più im­por­tanti punti di ri­fe­ri­mento ar­chi­tet­to­nici della zona sia per la sua strut­tura (rag­giunge l’altezza mas­sima di 56 me­tri con­sen­tita nel quar­tiere) sia per lo straor­di­na­rio al­le­sti­mento de­gli esterni e de­gli in­terni, stu­diato da Gior­gio Ar­mani in col­la­bo­ra­zione con i fa­mosi ar­chi­tetti Do­riana e Mas­si­mi­liano Fuk­sas.
 
“Ne­gli ul­timi cin­que anni Ginza è di­ven­tata una delle mete più esclu­sive del mondo per lo shop­ping di moda e di lusso, ag­giun­gen­dosi alla Fifth Ave­nue di New York, alla Bond Street di Lon­dra, a via Mon­te­na­po­leone a Mi­lano e ad Ave­nue Mon­tai­gne a Pa­rigi. Ginza co­sti­tui­sce un vero e pro­prio polo ca­pace di at­trarre una fa­scia tra­sver­sale, di­ver­si­fi­cata e in­ter­na­zio­nale, di con­su­ma­tori di moda che ven­gono cat­tu­rati dall’energia e dall’atmosfera ec­ci­tante che si è ve­nuta a creare”, os­serva Gior­gio Ar­mani.
 
Con l’imponente Armani/​Ginza To­wer di circa 6 mila me­tri qua­drati, pro­se­gue la stra­te­gia inau­gu­rata nel 2000 con l’apertura di Armani/​Manzoni a Mi­lano: uno Spa­zio po­lie­drico in cui vi­vere du­rante lo shop­ping un’esperienza com­pleta di moda e li­fe­style, che of­fre ab­bi­glia­mento e ac­ces­sori, la col­le­zione casa, un ri­sto­rante Nobu, un Em­po­rio Ar­mani Caffè, un Ar­mani Privé, un ne­go­zio di fiori, uno di li­bri e un cor­ner di pro­fumi e co­sme­tici. Da al­lora sono stati aperti al­tri due flag­ship­store, Armani/​Funf Höfe a Mo­naco e Armani/​Chater House a Hong Kong, ai quali si ag­giun­gerà Armani/​Ginza To­wer e, nel 2008, come re­cen­te­mente an­nun­ciato, il nuovo con­cept store Armani/​Fifth Ave­nue a New York.
 
Ognuno di­verso nell’architettura e nel de­sign, ideati se­condo lo spi­rito della città e la lo­ca­tion. “Uno dei miei prin­cipi guida”, com­menta Gior­gio Ar­mani, “è sem­pre stato il senso de­mo­cra­tico che si esprime at­tra­verso le mie col­le­zioni. Armani/​Ginza To­wer né rap­pre­senta l’essenza per­ché è uno Spa­zio in cui i clienti di ogni li­vello sa­ranno i ben­ve­nuti e po­tranno sen­tirsi a pro­prio agio. Per vari aspetti, l’anima di que­sto nuovo cen­tro ri­flet­terà il modo in cui noi ve­diamo il mondo di oggi: co­smo­po­lita, in­ter­na­zio­nale e mul­ti­cul­tu­rale”.
 
Un’inedita ana­lisi dello Spa­zio
 
Ar­ti­co­lata su 12 piani più due li­velli sot­ter­ra­nei, Armani/​Ginza To­wer è un au­ten­tico hea­d­quar­ter che ac­cen­tra le prin­ci­pali fun­zioni della Gior­gio Ar­mani Ja­pan, da­gli show-​​room agli uf­fici com­mer­ciali e all’ufficio stampa, dal se­sto al nono piano, men­tre il re­sto dell’edificio è ri­ser­vato all’esperienza shop­ping di moda e li­fe­style: uno Spa­zio dove le sen­sa­zioni si sus­se­guono, tutti i sensi ven­gono ap­pa­gati, pas­sando dalle pia­ce­voli sen­sa­zioni tat­tili evo­cate dai raf­fi­nati tes­suti e ma­te­riali delle col­le­zioni prêt-​​à-​​porter Gior­gio Ar­mani ed Em­po­rio Ar­mani, al com­fort so­fi­sti­cato della col­le­zione di in­te­rior de­sign Armani/​Casa, ai pia­ceri del pa­lato su­sci­tati dalla cu­cina dell’Armani/Ristorante, ai de­li­cati aromi della prima Armani/​Spa.
 
L’intero pro­getto esprime que­sto gioco sot­tile di pu­rezza e di forza, as­so­lu­ta­mente unico e ideato sulla lun­ghezza d’onda di que­sta città straor­di­na­ria lan­ciata verso il fu­turo ma al tempo stesso ri­spet­tosa del pas­sato, che vive nei com­por­ta­menti e nelle tra­di­zioni. Per que­sto Gior­gio Ar­mani ha chie­sto a Do­riana e Mas­si­mi­liano Fuk­sas, gli ar­chi­tetti con i quali ha già col­la­bo­rato per l’Armani/Charter House di Hong Kong, di rein­ven­tare il bambù. “Con la sua de­li­ca­tezza in­di­strut­ti­bile rap­pre­senta bene gli ap­pa­renti con­tra­sti di que­sto Paese”, dice lo sti­li­sta.
 
Così lungo i primi tre piani della fac­ciata esterna, un mo­tivo di bambù ac­cen­tuano la li­nea sti­liz­zata del me­tallo, re­troil­lu­mi­nato gra­zie ai Led. Men­tre le fo­glie, ri­ve­stite con uno strato di ple­xi­glass tra­slu­cido bianco latte, di notte si il­lu­mi­nano e re­ga­lano alla fac­ciata un bril­lante ve­stito di luce.
 
Il gu­sto pro­fondo del lusso
 
Nella bou­ti­que Gior­gio Ar­mani al piano terra, primo e se­condo piano, de­di­cata all’uomo e alla donna, per sot­to­li­neare l’accoglienza e il pia­cere ri­las­sato dell’incontro con lo stile, si è im­ma­gi­nata una scan­sione di sa­lot­tini se­condo le gamme mer­ceo­lo­gi­che espo­ste, un’appenderia e un par­ti­co­lare pan­nello di­vi­so­rio, si­mile a un rag­gio di luce: una rete me­tal­lica co­lor pla­tino rac­chiusa tra due strati di ve­tro ul­tra chiaro. Come un tratto che de­li­mita lo spa­zio, pa­vi­mento e sof­fitto sono ca­rat­te­riz­zati dal nero Ar­mani: ri­ve­stiti, i pa­vi­menti, da un’esclusiva pia­strella di marmo ri­co­sti­tuito, men­tre il sof­fitto è rea­liz­zato con la­stre di ac­ciaio ver­ni­ciato nero lu­cido. Le pa­reti, ri­co­perte di ve­tro sa­ti­nato, hanno espo­si­tori di me­tallo do­rato e di ple­xi­glass tra­spa­rente il cui di­se­gno ri­corda una fo­re­sta di bambù con le fo­glie in ri­lievo come sostegni/​espositori. Li­nee mor­bide e si­nuose, ispi­rate alla vo­luttà del ba­rocco, ca­rat­te­riz­zano i mo­bili di le­gno con fi­ni­ture a ver­nice e parti di me­tallo do­rato e spaz­zo­lato, ac­ciaio, ple­xi­glass tra­spa­rente e sa­ti­nato. Per de­fi­nire gli am­bienti, è stato messo a punto un si­stema vedo/​non vedo unendo strati di ve­tro sa­ti­nato op­pure ex­tra chiaro a uno strato di rete me­tal­lica co­lor pla­tino, in certi punti ta­gliata in modo da ri­cor­dare la pianta di bambù.
 
Il senso di Ar­mani per la casa
 
Ar­mani Casa estende la fi­lo­so­fia sti­li­stica del grande de­si­gner al mondo de­gli ar­redi per in­terni, creando così l’inconfondibile ca­rat­tere dello ‘stile di vita Ar­mani’ che dall’abito si estende alla di­men­sione abi­ta­tiva. La col­le­zione spa­zia dal tes­sile al mo­bile, dall’illuminazione all’oggettistica per tutte le aree della casa. Pre­sen­tata al quarto piano dell’Armani/Ginza To­wer in un’atmosfera mor­bida e lus­suosa, Ar­mani Casa crea un per­corso fluido, ar­ti­co­lato gra­zie all’utilizzo di pan­nelli che per­met­tono una de­fi­ni­zione spa­ziale dei di­versi am­bienti. Men­tre la luce, mai piatta, viene mo­du­lata per esal­tare la forma pura di un mo­bile, la mor­bi­dezza di una stoffa, la pre­ziosa es­senza di un le­gno.
 
Uno sguardo al fu­turo
 
Con ac­cesso di­retto dalla fer­mata della me­tro­po­li­tana di Ginza, l’Emporio Ar­mani — che si estende sui due piani sot­ter­ra­nei e su parte del pian­ter­reno — ha un’immagine forte e mo­derna, che gioca sul ve­tro, il ple­xi­glass, l’acciaio ta­gliato al la­ser: tec­no­lo­gie con­tem­po­ra­nee che danno uno straor­di­na­rio ri­lievo ai ma­te­riali. I pa­vi­menti sono in marmo nero ri­com­po­sto, le pa­reti a na­stro con­ti­nuo sono com­po­ste da la­stre d’acciaio ver­ni­ciate a nero lu­cido e — pro­prio per la pie­ga­tura del na­stro — creano spe­ciali anse sulle quali viene espo­sta la merce. La gra­fica con cui ven­gono ri­ta­gliate è ri­ca­vata da un’elaborazione ori­gi­nale del sim­bolo Em­po­rio Ar­mani, gra­zie alla re­troil­lu­mi­na­zione della pa­rete.
 
L’esclusiva col­le­zione Armani/​Ginza To­wer
 
Una col­le­zione esclu­siva per un ne­go­zio d’eccezione. Gior­gio Ar­mani ha di­se­gnato una col­le­zione in edi­zione li­mi­tata di capi e ac­ces­sori a mar­chio Gior­gio Ar­mani ed Em­po­rio Ar­mani ispi­rata ai mo­tivi cro­ma­tici dell’edificio, il nero e l’oro, con l’etichetta spe­ciale Armani/​Ginza To­wer, che sarà in ven­dita esclu­si­va­mente in quella lo­ca­tion.
 
Un’esperienza ri­ge­ne­rante e li­be­ra­to­ria
 
Esclu­siva, in­tima, per­so­na­liz­zata. La prima Spa in as­so­luto fir­mata Gior­gio Ar­mani è un luogo in cui rag­giun­gere l’armonia della per­sona lon­tano dai ritmi fre­ne­tici della grande me­tro­poli. Un per­corso in­te­riore ed esclu­sivo fino a rag­giun­gere una pro­fonda e du­ra­tura sen­sa­zione di be­nes­sere. “So­gnavo un luogo dove mente e corpo po­tes­sero ri­na­scere in­sieme, in un’esperienza ri­ge­ne­rante e li­be­ra­to­ria”, ha di­chia­rato Gior­gio Ar­mani.
 
In un’atmosfera ac­co­gliente e so­fi­sti­cata ispi­rata alle an­ti­che terme ro­mane, la Armani/​Spa ga­ran­ti­sce la più to­tale pri­vacy con tre lus­suose suite pri­vate de­di­cate ai trat­ta­menti in­di­vi­duali e per­so­na­liz­zati. La Ar­mani Ce­re­mony, della du­rata di tre ore, è un ri­tuale esclu­sivo svolto da mae­stri Spa che uti­liz­zano in va­rie forme la pie­tra os­si­diana — la pie­tra la­vica che pro­viene dall’isola di Pan­tel­le­ria, al largo della Si­ci­lia — per pu­ri­fi­care, scio­gliere le ten­sioni, nu­trire e ri­ge­ne­rare la pelle.
 
Pia­ceri ec­ce­zio­nali della vita quo­ti­diana
 
Armani/​Ristorante e Armani/​Privé sono si­tuati ri­spet­ti­va­mente al nono e al de­cimo piano. L’Armani/Ristorante, da 110 po­sti, of­fre la cu­cina ita­liana ori­gi­nale dello Chef En­rico Der­flin­gher ed è in­se­rito in uno sce­na­rio in­timo ed ele­gante.
 
Im­mersi in un alone di luce, i ta­voli in le­gno lac­cato nero lu­cido con il top in me­tallo do­rato ri­ve­stito da un ve­tro, sono cir­con­dati da una spe­cie di pa­ra­vento in la­stre d’acciaio con fi­ni­ture d’oro spaz­zo­lato, tra­fo­rate con uno spe­ciale di­se­gno a fo­glie di bambù. Per scan­dire gli spazi, un di­vi­so­rio di luce: la rete co­lor pla­tino frap­po­sta a due strati di ve­tro ul­tra­chiaro. Al piano su­pe­riore Armani/​Privé, per circa 40 po­sti, si com­pone di due zone: una in­terna con la sala prin­ci­pale e un de­hors dal pa­vi­mento in teak che rac­chiude un pic­colo giar­dino con vasi di bambù e luci a raso d’erba. “L’interpretazione di un giar­dino alla giap­po­nese, an­cora più ra­re­fatto”, os­serva Gior­gio Ar­mani.
 
ARMANI/​GINZA TOWER
 
10° piano : Ar­mani /​ Privé Ginza
 
9° piano : Ar­mani /​ Ri­sto­rante Ginza
 
8° piano : Ar­mani /​ Sho­w­room
 
7° piano : Uf­fici Gior­gio Ar­mani Ja­pan
 
6° piano : Uf­fici Gior­gio Ar­mani Ja­pan
 
5° piano : Press sho­w­room
 
4° piano : Ar­mani /​ Spa
 
3° piano : Ar­mani /​ Casa
 
2° piano : Bou­ti­que Gior­gio Ar­mani /​ Uomo
 
1° piano : Bou­ti­que Gior­gio Ar­mani /​ Donna
 
Pian­ter­reno : Gior­gio Ar­mani Ac­ces­sori
 
Em­po­rio Ar­mani Ac­ces­sori
 
Piano B1 : Em­po­rio Ar­mani /​ Uomo
 
Piano B2 : Em­po­rio Ar­mani /​ Donna
 
In­di­rizzo: 5−5−4, Ginza, Chuo-​​ku, To­kyo 104‑0061
 
Sito Web: ar­ma­ni­gin­za­to­wer

Po­pu­la­rity: 9% [?]

10 Commenti fino adesso, aggiungi il tuo.

1 Il 3 gennaio 2009 alle 06:25 Executive Chef ha scritto:

Si­gnori e si­gnori e’ inu­tile che con­ti­nuate a lo­dare lo chef En­rico Der­flin­gher per­che’ pur­troppo vi devo dire che non sa’ cu­ci­nare se non fosse per tutte quelle per­sone che ha in­torno a lui.
Vi vo­levo ri­cor­dare che all’Armani To­wer l’Executive chef si chiama An­drea Tran­chero men­tre lo chef Der­flin­gher ha solo la con­su­lenza men­tre per­che’ non gli chie­dete in che ac­que na­viga il ri­sto­rante che dice di es­sere suo l“Officina di En­rico che dio ci aiuti.

Spe­rando di avervi fatto gra­dita cosa e se do­ve­ste avere an­cora bi­so­gno io sono pronto a de­lu­ci­darvi ancora.

2 Il 29 aprile 2009 alle 14:35 francesco ha scritto:

e un grande uomo prima di es­sere uno chef pro­fes­sio­ni­sta lo vor­rei co­no­scere dal vivo e la­vo­rare con lui qual­kuno sa come posso fare

3 Il 30 aprile 2009 alle 08:37 Quinto quarto » Il populismo di “Striscia la notizia”, tra piccole invidie e il niente fatto notizia ha scritto:

[…] af­fer­ma­zione non pro­prio ve­ri­tiera, ma come se non ba­stasse com­pare dal Giap­pone il re­di­vi­vio En­rico Der­flin­gher il quale di­chiara di es­sere stato co­stretto ad emi­grare (con la va­li­gia di car­tone?) per un clima […]

4 Il 22 maggio 2009 alle 12:13 salvatore di carlo ha scritto:

Buon giorno a tutti

Mi ri­fe­ri­sco al col­lega che de­ni­grava lo chef En­rico Der­fin­gher.
Non lo co­no­sco per­so­nal­mete ma non credo sia uno che non sa cu­ci­nare . Se poi lo chef dell’ ar­mani to­wer e un al­tro que­sto e un al­tro paio di ma­ni­che.
Co­mun­que col­le­ghi che sono stati nella suo ri­sto di To­kio sono stati lo­de­voli nei con­frondi del pro­fes­sio­ni­sta Errico.Ricordatevi che fare cu­cina in al­tri po­sti che non siano quelli di no­stra ori­gine e molto ma molto più difficile.Un conto e avere una bri­gata di tutti cuo­chi ita­liani un conto e avere una bri­gata di giapponesi,russi o alrto.Parlo con co­gni­zione di causa perch eho aperto un ri­sto­rante a Mo­sca e le dif­fi­colta non sono man­cate.
Co­mun­que que­sta mail e per con­fer­mare la mia stima nei con­fronti di Enrico

5 Il 22 maggio 2009 alle 12:21 salvatore di carlo ha scritto:

di­men­ti­cavo

que­sto e una parte del cv dello chef Der­flin­gher.
Dopo aver fatto pra­tica nelle mi­gliori cu­cine ita­liane ed eu­ro­pee, ha la­vo­rato per i grandi nomi dell hâute cui­sine in­ter­na­zio­nale: il Joel Ro­bu­chon di Pa­rigi (tre stelle Mi­che­lin), L Au­ber­gine di Mo­naco di Ba­viera (tre stelle Mi­che­lin) e il Fredy Gi­rar­det di Cris­sier, in Sviz­zera (tre stelle Mi­che­lin). Ë stato chef pri­vato e per­so­nale di ce­le­brità come Carlo e Diana d In­ghil­terra (1990), e il pre­si­dente George Bush alla Casa Bianca (1991). Dal 1997 al 2001 ha avuto il ruolo di con­su­lente della “Prima classe e ma­gni­fica” Ali­ta­lia per ca­te­ring di bordo, food & be­ve­rage. Dal 1994 al 2003 ha la­vo­rato come exe­cu­tive chef a Roma per La Ter­razza dell Eden, un lo­cale per nove anni con­se­cu­tivi fre­giato da una stella Mi­che­lin e no­mi­nato più volte mi­glior ri­sto­rante dell anno.
L’arte cu­li­na­ria di En­rico ha ri­ce­vuto nu­me­rosi ri­co­no­sci­menti: “Mi­glior chef sotto i trent anni in Eu­ropa” nel 1990, “Il Sole di Ve­ro­nelli” nel 2001, il “Five star dia­monds Awards” nel 2000, 2002 e 2003, l’“Hermes Award” come mi­glior chef del mondo per com­pa­gnie al­ber­ghiere nel 2002.

a voi il giu­di­zioo finale

6 Il 18 luglio 2009 alle 17:31 Adriano Zurini ha scritto:

Ot­tima opportunita‘per un bravo cuoco ITALIANO per ri­sto­rante bel­lis­simo con Polo a Citta‘ del Capo.
Pos­si­bi­lita‘ di al­log­gio con ot­timi qua­da­gni. Non im­por­tante sa­pere l‘inglese.
Im­por­tante CV.
Gra­zie
Adriano
adriano@sabragect.co.za

7 Il 12 novembre 2009 alle 15:17 Wine Blog Speciale MIWF » LE PREMIAZIONI DEL MERANO WINEFESTIVAL & GOURMET 2009 ha scritto:

[…] Hel­mut Kö­cher con lo Spe­cial Award 2009 Ro­berto Ci­presso come Eno­logo ita­liano nel mondo ed En­rico Der­flin­gher come Am­ba­scia­tore della cu­cina ita­liana nel […]

8 Il 19 novembre 2009 alle 11:25 GIOVANNI CARACCIOLO ha scritto:

BUON GIORNO A TUTTI !!!! IO HO LAVORATO CON ENRICO DERFLINGHER ALL’EDEN ROMA !! PUNTO PRIMO LEGGETE IL SUO CV E RIFATEVI GLI OCCHI ! PER CHI ANCORA PER INVIDIA PENSA CHE NN SIA PREPARATO!! E UN GRANDE CHEF , E UN GRANDE UOMO !! I PUNTI SUCCESSIVI NON SERVONO !!

mOLTI CHEF AVREBBERO SOLO DA IMPARARE .… E NON PARLO DI CUCINA MA COME SI GESTISCE UNA SQUADRA DI 16 CHEF PROFESSIONISTI COME ERAVAMO A ROMA !!! DAI TORNATE ALLA SCUOLA ALBERGHIERA PER FAVORE!!! CIAO! BRUTTA COSA L’INVIDIA !!

9 Il 20 maggio 2010 alle 23:39 Davide Ugolini ha scritto:

Grande lo chef Ca­rac­ciolo un mega sa­luto allo chef che mi ha svezzato!!!!!!!!!!!

10 Il 5 agosto 2010 (5 settimane fa) alle 18:26 giovanni ha scritto:

ciaooo!! da­vide fatti vivo!! sono allo she­ra­ton four­points mi­lan cen­ter via car­dano 1 mi­lano! ciao grazie!

Invia il tuo commento