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Caro caffè

coffeecup.jpgMichail Bakunin, rivoluzionario e pensatore russo, lo preferiva «nero come la notte, dolce come l’amore e caldo come l’inferno». Thomas Stearns Eliot, drammaturgo statunitense e premio Nobel per la letteratura, sosteneva di aver misurato la sua vita a cucchiaini di caffè. Per Carlo Goldoni, invece, «una volta correva l’acquavite, adesso è in voga la tazzina». Lungo, ristretto o macchiato: la «pausa caffè» è un rito irrinunciabile e sempre più caro. Così nei bar di Cremona, Lodi e Pavia, dove un espresso, anche se bevuto in piedi e di fretta al bancone, costa un euro. In queste città le associazioni dei commercianti (che indicano, ma non impongono il «prezzo consigliato») hanno deciso di rincarare l’espresso del 10-15%. Aumento che ha fatto storcere il naso alla Federconsumatori e andare di traverso il caffè a numerosi clienti.
I forzati della tazzina, però, si consolano a Lecco e Sondrio pagando solo 0,80 centesimi di euro. Per il resto prezzi «calmierati» a Brescia, Como e Mantova, che negli anni «post-lira» hanno bloccato il caffè a 0,85 centesimi di euro. Da Varese a Bergamo, passando per Milano, il costo della pausa caffè è fermo da quattro anni a 0,90, ma si aspettano i rincari a breve, probabilmente da gennaio. Mentre a Cremona il caro- tazzina non ha provocato grandi polemiche e i commercianti per non perdere clienti si sono inventati l’abbonamento (ogni dieci espressi uno è gratis), a Pavia e Lodi l’aumento del 15% ha spinto le associazioni dei consumatori a chiedere all’Autorità garante un «intervento immediato».
«Contro il rincaro del caffè deve muoversi l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato — l’associazione Codici (Centro per il Diritto del Cittadino) di Lodi è convinta che gli aumenti siano irregolari —. Troppo spesso esistono dei cartelli che inquinano il corretto funzionamento del mercato. Perché nel resto della regione il caffè costa meno?». Sulla stessa linea anche la Federconsumatori di Pavia e il Codacons. Accusa cui l’Unione commercianti replica convinta. «A Lodi non ci sono cartelli — taglia corto il segretario, Marco Barbieri —. Tanto che in provincia qualcuno ha già rincarato il prezzo del caffè, altri ci penseranno da gennaio». Fa eco Gianni Magnini, presidente dei pubblici esercizi della provincia di Pavia. «Da anni i prezzi erano fermi — sottolinea Magnini —. L’aumento era una necessità per gli esercenti perché negli ultimi anni i nostri costi sono cresciuti esponenzialmente». (C. Belloni, G. Spatola)

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