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Gérard Depardieu tra vino, ristoranti, cucina e cinema

depardieu1.jpgLa passione per la buona tavola di Gérard Depardieu è così proverbiale che ha voluto recitare la sua propria morte per indigestione nel nuovo film di Mimmo Calopresti, intitolato, appunto, L’abbuffata. Interpreta se stesso: il divo che regala la sua partecipazione al film di quattro giovani e improvvisati cineasti calabresi. Per ringraziarlo s’imbandisce un pranzo di paese altrettanto generoso. E fatale: sul necrologio si leggera: «Gérard Depardieu, un cuoco prestato al cinema».
Cibo e morte. Spunto gaio per cominciare un’intervista. «Anche in La grande abbuffata di Marco Ferreri c’era questa relazione terribile: alcune persone si chiudono in casa e mangiano fino a morire. Era ii 1973, ma nel cinema di Marco c’erano idee chiare e geniali che prevedevano come saremmo diventati, come avremmo vissuto. Con L’ultima donna, in pieno femminismo mi fece evirare con un coltello elettrico. Allora era fantascienza, oggi è la realtà: con Ferreri, Mastroianni, Tognazzi ridevamo su queste previsioni, ora rido da solo. A sessant’anni adoro il futuro ma lo sopporto solo con il sostegno dei ricordi, che provo a riprodurre anche coi sapori, le prime memorie a fissarsi nella mente.
Non dimenticherò mai la pasta ai frutti di mare che mi fece Tognazzi: capii che in cucina puoi mescolare tutto».
I buoni sapori del passato contro la confusione del nuovo?
«Nei sapori c’è la storia dei luoghi, degli uomini, delle culture: è rassicurante. E voi italiani siete più bravi di noi a custodire questo patrimonio. Oltre ai miei due ristoranti penso di aprirne un altro, di prodotti italiani. Adoro la polenta, quando giravo Novecento l’ho assaggiata con lo stracotto d’asino, non sapevo si mangiasse l’asino. I vostri sapori sono meno omologati: si sente la natura, la fermentazione, la vita».
Sentire la vita nella carne macellata sembra un ossimoro.
«I vegetariani dicono che non mangiano la carne perché non digeriscono l’agonia. Hanno ragione. Quando uccido un maiale, un agnello o un pollo - non allevato certo in batteria - non lo sottopongo mai allo stress che subiscono gli animali degli allevamenti industriali. Lo carezzo anche, il maiale. Ma sono un caso a parte: voglio vedere, toccare, conoscere gli allevatori, gli agricoltori, gli artigiani che sono dietro il ciclo produttivo del cibo. Se tratti un animale con amore, le sue carni non saranno mai morte, ma vive”.
Ristoratore e anche produttore di vini. Ma quante tenute hai?
Tanti piccoli appezzamenti: Borgogna,Bergerac, Anjou, Languedoc, Marocco, Algeria, Spagna, Portogallo, Argentina…”
Quindi, ogni film o viaggia si fa, si compra una vigna.
“No, non puoi arrivare ad insediarti: bisogna farsi conoscere, desiderare, essere graditi. Un pò come con gli animali. Io sono curioso, prima devo vedere e assaggiare tutto.”
La smania del gusto nuovo è un elemento forte della haute cuisine: non è un po’ perversa la corsa alla ricetta inedita, al sapore mai assaggiato?
«Un po’ lo è. In Francia c’è gente che aspetta tre mesi per un tavolo in uno di questi ristoranti sofisticati. Ma io posso sognare un piatto, aspettarlo tre mesi no. I grandi chef sono ormai costretti a questa ritualità, una ricerca partita dal cuore è diventata tutta di testa, di soldi, di moda. Ma l’inseguimento del nuovo, è cosa vecchia: risale a François Vatel, il maestro di cerimonie dei principe di Condé, che ho interpretato in un film: si suicidò perché non arrivava il pesce per il pranzo in onore di Luigi XIV. Diede il via alla nuova cucina, alla decorazione del piatto da mangiare con gli occhi. Oggi, però, i cuochi sono delle specie di designer, e i sapori di una volta si sono perduti».
Un’elegia della semplicità?
«Amo i cibi semplici: l’agnello, il gusto delle verdure che si fonde con gli altri, le cotture lente, le zuppe. Dove la carne va aggiunta sempre cruda».
È prevista la pentola a pressione per queste cotture eterne? «Meglio il forno a vapore: la pressione omogenea non disintegra l’alimento. La cottura è come l’abbronzatura: va presa su tutti i lati».
Che differenza c’è fra un uomo e una donna in cucina? «Una donna nasce madre, un uomo diventa padre. In cucina è la stessa cosa: le donne hanno col cibo un rapporto più naturale e profondo. Ma può essere un handicap: le stelle vanno soprattutto ai grandi chef maschi».
Lei ha cinque bypass…
«E il colesterolo, e venti chili in più. Ma so stare senza mangiare, nel deserto mi è capitato. Questione di testa: avrò perso 700 chili in vita mia».
Per esigenze di ruolo?
«I ruoli io li ho fatti tutti. E poi non assomiglio al mio corpo. Ci sono due o tre persone dentro, c’è un’immagine che non mi piace tanto e poi c’è l’energia, una specie di luce: dipende solo dalle prime carezze e le prime sensazioni avute da piccolo».
Mangiava bene da piccolo?
«Sì, anche se c’era la carne solo la prima settimana dei mese. Eravamo poveri, ma io rubacchiavo qualcosa e mia madre preparava. Poi ho fatto tanti film e, nelle pause, niente di meglio che mangiare. E cucinare». (P. Zanuttini)
Il libro
Gnam è la parola più onomatopeica che c’è per parlare di cibo. Quindi è giusto che sia l’acronimo di Gastronomia nell’arte moderna, la rassegna che Parma dedica fino al 6 gennaio al connubio fra il piacere dell’occhio e il piacere della bocca. E, fra illustri rappresentanti dell’arte di oggi come Marina Abramovic o Gilbert & George, è giunto anche Gérard Depardieu - che, prima di diventare attore, voleva fare il pittore - a presentare il suo capolavoro. Non un quadro, un ricettario: La mia cucina (Guido Tommasi Editore, pp. 207, euro 28). Dove è ritratto anche abbracciato all’agnello che si mangerà. Dalle alici marinate alla zuppa di pere al vino e alle spezie, Depardieu spiattella la sua poetica dei cibi semplici (mica tanto), fantasiosi, genuini e robusti, conditi con un ingrediente insostituibile: l’amore. Senza quello, dice, senza il gusto di compiacere e stupire i commensali non ci può essere buona cucina. Come tutti i libri dei divi ai fornelli anche questo presenta alcune stramberie: nelle cozze alla marinara c’è mezz’etto di burro, sul carpaccio c’è il basilico. E, per il grembiule del soldato, che poi sarebbe uno stomaco di bue farcito, sono previste tre ore di marinatura, una di preparazione e sei di cottura

12 Commenti fino adesso, aggiungi il tuo.

1 Il 9 Dicembre 2007 alle 5:59 pm claudio appendino ha scritto:

All’attention de ms.Depardieu
je suis un votre fan
chef de cuisine depuis le 1982
Vous ete un grand gourmet mais je suis sur que je suis capable de cuisinier les truffes avec des preparations que vous ne l’avais jamais mangè.je suis a votre disposition pour vous les cuisinier.
mail:claudio.appendino@alice.it
cell:3398045102

2 Il 13 Dicembre 2007 alle 6:21 pm Liloni adriano ha scritto:

Le scrivo in italiano, poiche’ il mio francese arcaico risale agli studi del 79 …spero lei capisca, e mi perdoni, l’arroganza di invitarla alla prima rassegna di Malpensa fiere(vicino a Milano) dove saranno presenti “i sovversivi del gusto” una giovane associazione di produttori di nicchia.
sperando in una sua lettura, gradirei averla come ospite….culinario aldila’ della stima storica per le sue interpretazioni.
suo asterix
troglodita
liloni adriano
00390365372719

3 Il 13 Dicembre 2007 alle 6:36 pm Liloni adriano ha scritto:

http://sdg.simplicissimus.it/
il nostro blog…..grazie

4 Il 16 Dicembre 2007 alle 10:00 pm Liloni adriano ha scritto:

Come si puo’ contattare il gigante per fargli assaggiare uno spiedo da Obelix?
fatemi sapere!!!

5 Il 17 Dicembre 2007 alle 5:15 pm Massimo ha scritto:

Mi piacerebbe potervi dare una risposta, ma non saprei da che parte cominciare. Forse il suo agente…

6 Il 18 Dicembre 2007 alle 1:12 am Liloni adriano ha scritto:

il nome dell’agente?
grazie.

7 Il 18 Dicembre 2007 alle 9:09 pm Massimo ha scritto:

Claire Blondel
Agent artistique
20, avenue Rapp
75007 Paris
France
Téléphone : +33 1.43.17.33.00
Fax : +33 1.47.23.44.98
http://www.artmedia.fr/

8 Il 4 Settembre 2008 alle 8:54 pm fabienne ha scritto:

Al Signor Depardieu: Gerard che direbbe il grande Vatel nel vederti buttare la nuda passata di pomodoro cirio direttamente sulla pasta con una semplice miserrima foglia di basilico? Una passata buttata lì senza un po’ d’aglio,cipolla soffritta e aromi vari? Che delusion Vatel!!!

9 Il 6 Settembre 2008 alle 11:19 pm loredana ha scritto:

alla cortese attenzione del sig. Depardieu:
Caro signor Depardieu, non immagina quanto mi piacerebbe gustare uno dei suoi piatti, preparato con le sue mani, accompagnato da un buon bicchiere di vino, chiaramente dei suoi vigneti!!

10 Il 10 Settembre 2008 alle 2:01 pm martina xgxd ha scritto:

Caro Depardieu (mi permetto di scriverle in italiano poichè è nota a noi la Vostra conoscenza in materia)ho 13 anni da quando l’ho Visto ne “Il Conte di Montecristo” vi ho seguito fin dove mia sorella mi permettesse. Sono a conoscenza di alcunii vostri ristoranti situati in varie parti del mondo, Vi prego di indicarmene alcuni affinchè io possa incontrarvi e conoscere la Vostra magia nell’ambiente culinario.
Mi sarebbe molto di aiuto poichè il 22/09 è il mio compleanno e desidererei Vi (se fisse possibile) o almenno degustare primi piatti in un Vs. Ristorante.
Prego mi scurete per la mia sfacciatagine.
Con Affetto

11 Il 10 Settembre 2008 alle 6:48 pm fm ha scritto:

Cara Martina, prendi nota di questi due indirizzi entrambi parigini: «La Fontaine Gaillon», a due passi dall’Opera e «L’Ecaille de la Fontaine», specializzato in pesce, nella stessa piccola Place Gaillon. Il sito internet di entrambi e’ http://www.la-fontaine-gaillon.com/ Sono certo che se scriverai direttamente a lui, a quest’indirizzi, magari….

12 Il 21 Ottobre 2008 alle 12:08 am Monica ha scritto:

Caro Gérard,per me sei il migliore attore straniero, che io ammiro,e apprezzo tanto.
Avrei tanto desiderato a stare al posto di Ornella Muti nel tuo film: IL CONTE DI MONTECRISTO, un film che ho rivisto tante volte .
Volevo darti le mie più sentite condoglianze per tuo figlio, il quale aveva appena due anni più di me….
Spero d’incontrarti un giorno..
Saluti e Baci …..Monica!

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