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Minikitchen di Boffi, una grande idea in cucina

minikitchen.jpgLe soluzioni per dare agli arredi la possibilità di movimento, trasformazione sono state, nel tempo, innumerevoli. Amache, sedie sdraio, carrelli per servire sono stati forniti di ruote e maniglie, meccanismi per aprire, chiudere e girare, per farli scendere e salire, renderli sovrapponibili, impilabili o pieghevoli. Per quanto riguarda la cucina, che presenta l’ulteriore complicazione dei sistemi impiantistici, una delle esperienze più interessanti è Minikitchen, ideata nel 1963 da Joe Colombo e prodotta da Boffi. L’azienda della Brianza già nei primi anni Cinquanta ha avviato collaborazioni con i designer, e investimenti su processi avanzati di produzione. È il 1963 e Joe Colombo immagina con la visionarietà dei profeti una minicucina che in solo mezzo metro cubo potesse racchiudere tutte le funzioni indispensabili di un ambiente cucina: conservazione, lavaggio, cottura, deposito dei cibi e così via, addirittura per sei persone. Un mobile su ruote con un solo attacco per l’energia elettrica e tutto il resto assolutamente indipendente grazie a piccoli serbatoi e altri accorgimenti. Boffi realizza questa Minikitchen in pochi esemplari nel 1964, comprendendo subito la rivoluzionarietà della proposta ma non immaginando che quel manifesto della contemporaneità avrebbe dato all’azienda più visibilità di migliaia di pezzi venduti, tracciando una strada che porterà Colombo e Boffi a presenziare con i monoblocchi, habitat futuribili, a mostre quali “Italy: The New Domestic Landscape”, a cura di Emilio Ambasz, MoMA a New York, 1972 e assicurandosi la presenza nelle collezioni permanenti dei maggiori musei del mondo, guadagnando altresì la medaglia d’oro alla XIII Triennale di Milano del 1964.
Un pezzo manifesto capace, pur nell’ingenuità sulle previsioni sulla miniaturizzazione (errore curiosamente antitetico rispetto al genio di Kubrick di 2001: A Space Odissey, 1968, analogamente caduto sulla non prevista miniaturizzazione di computer e interfacce, immaginate enormi) di tracciare una strada progettuale forse poi non del tutto frequentata. Minikitchen è un monoblocco su ruote, del tutto autosufficiente, alimentato elettricamente. In mezzo metro cubo racchiude gli elettrodomestici per cucinare, oltre a stoviglie e utensili per sei persone. Realizzata in legno, acciaio inox e materiali plastici, esplicita le ricerche che il designer faceva in quegli anni sulle “attrezzature” e sugli oggetti-macchina trasformabili. La piccola cucina è stata dunque protagonista di un momento in cui si mettevano in discussione, assieme agli assetti sociali ed economici, le consuetudini borghesi dell’abitare. Si guardava a un futuro utopico, popolato di nuove tecnologie e, appunto, di oggetti trasformabili e sempre in movimento.
Minikitchen è stata riproposta di recente: una struttura di multistrato marino e Corian® vuole interpretare le esigenze di un nuovo abitante “neonomade” e, allo stesso tempo, costretto in alloggi di ridotte dimensioni.
Denominazione: Minikitchen – cucina monoblocco su ruote
Design: Joe Colombo – 1966
Descrizione: costituita da una struttura carrellone con funzioni di minicucina integrate da cottura, minifrigorifero, cassetto contenimento, sportelli vari per stoccaggio, cassettini portaposate, prese corrente per piccoli elettrodomestici, grande tagliere e pianetto estraibile di servizio.
Caratteristiche: struttura realizzata in multistrato marino e Corian® sp.12 mm.,
Tecniche colore bianco.
Piastra cottura vetroceramica a induzione con touch control.
Minifrigo da 50 lt. Ad assorbimento
Tagliere in massello di teak.
Ruote girevoli a 360° con due freni di bloccaggio
Intervista a Paolo Boffi di Aldo Colonetti
Paolo Boffi: Ho conosciuto Joe Colombo alla fine degli anni cinquanta in una strana situazione, sulle nevi dello Stelvio, dove lui d’estate, oltre a farsi le vacanze, non disdegnava anche di fare qualche lezione di sci. Erano incontri molto belli, perché era un personaggio incredibile, aveva una gioia di vivere straordinaria, e così, parlando del più e del meno, siamo arrivati a collaborare insieme.
Aldo Colonetti: In che anni?
Paolo Boffi: Grosso modo sarà stato nel 1959, sicuramente non era ancora il 1960. Mi spiegava questa sua filosofia del progetto, questo suo interesse a progettare oggetti, più che estetici, funzionali. Da lì il suo interesse per la plastica, per dimensioni completamente diverse; poltrone con schienali altissimi, lampade in perspex con la luce trasmessa in modo innovativo. Molti di questi progetti li realizzò con Luigi Sormani (…). “Delle mie cucine cosa pensi?” gli chiedevo.
E Joe: “Tu fai già delle cucine belle…”. Era innamorato della cucina di Sergio Asti, la serie C, la famosa cucina in poliestere. L’unica sua osservazione era: “È troppo perfetta: se dovessi farla io, la vorrei un po’ diversa, nei colori soprattutto” (…).
Aldo Colonetti: Contrasti cromatici incredibili…
Paolo Boffi: Che contrasti! Io allora avevo vent’anni, lui venticinque-ventisette. Siamo diventati amici e abbiamo cominciato a frequentarci. Ho raccontato questo piccolo aneddoto della cucina, perché poi è venuto da me e ha voluto una serie C di Asti con alcuni colori artificiali, mi ricordo ancora, un viola misto a un giallo e a un nero, la base con il cassetto nero e l’antina viola sotto (…).
Dunque viene a Cesano Maderno, ci conosciamo, conosce mio fratello Dino, che era sicuramente uno che davanti a proposte innovatrici non si tirava mai indietro, e incominciano a parlare di progettare qualcosa insieme. Era il momento dell’”Eurodomus”, la famosa fiera itinerante (ideata da Gio Ponti, ndr).
Fu realizzato un progetto che poi stupidamente è andato perso, distrutto: era l’arredamento centrale, un monolocale dove nel corpo centrale erano raggruppati tutti i servizi, un locale 5 x 5, con all’interno un quadrato 2 x 2. Quattro lati, quattro pareti che puoi aprire: in uno spazio ridottissimo risolvi tutti i problemi della casa. Noi ci siamo occupati allora di realizzare, nel 1960-1961, in compensato curvo, cabine-doccia, cabine-cucina, cabine-bagno, tutto, compreso l’armadio (…).
Aldo Colonetti: Come è nato il Carrellone?
Paolo Boffi: L’unico pezzo che Boffi ha progettato interamente con Joe Colombo è stato proprio il Carrellone, la famosa cucina su ruote. Il bello di Joe era che ti coinvolgeva nella realizzazione di quello che aveva in mente, ti portava per mano, ti convinceva strada facendo. Questo mi è rimasto impresso, non era uno che ti si imponeva. Amava molto il particolare, entrava con grande intelligenza e inventiva nel dettaglio, conosceva i materiali (…). L’unica vera esperienza di lavoro è stata questa. Mi ricordo invece che andavo sempre a sciare insieme con lui, una persona dallo humour incredibile, un inventore geniale e unico.
Aldo Colonetti: Un moderno inventore, sempre attuale…
Paolo Boffi: Venti giorni fa venivo a casa da Londra, sul Londra-Milano, volo Alitalia: ci sono ancora le posate in plastica Joe Colombo, e funzionano perfettamente. In genere il design è destinato dopo un po’ a esaurirsi; invece il progetto di Joe resiste e funziona, è perfetto sul piano funzionale. Joe era straordinario, ti seduceva. Parlava, parlava, sempre con un foglio davanti… Disegnava, aveva dei tratti continui della mano. Parlava con te e intanto, magari, disegnava una poltrona; ma non era distratto. Ti seguiva e intanto disegnava.

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