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Il Café Carlyle di New York

allenwoodyband.jpgGli affreschi di Marcel Vertes sono ancora al loro posto, ma nel club che ha visto alternarsi sulle sue scene un po’ tutti, da Woody Allen a Bobby Short, l’atmosfera è lievemente diversa dopo tre mesi di restauro. Il Café Carlyle, dentro il Carlyle Hotel, sulla Upper East Side di Manhattan, un’istituzione del cabaret e dei jazz per i ricchi newyorkesi, si è “rifatto la faccia” per la prima volta nei suoi cinquanta e più anni di storia.
Ha un aspetto, diciamo, più giovanile, grazie agli ingegniosi faretti led ad incasso, i sedili lucidi nelle tonalità dei blu, al posto di quelli storici color salmone; poi si vedono colonne a specchio, carta da parati con fantasia dorata in rilievo e, sul menù, tartara di tonno e cocktail alla moda. Tutto questo in una sala che dal 1955 era rimasta per lo più immutata (le sue macchie di fumo erano ormai leggendarie).
Dietro alla ristrutturazione c’è la mano Scott Salvator, architetto famoso per i suoi progetti residenziali. “Non è una critica, ma un’osservazione”, dice commentando lo stile precedente, vecchio di decenni. “Non c’era una grande attenzione per i particolari, mancava la cura della qualità. Era fatto alla bell’e meglio. Però”, è ironico, “la gente beveva anche allora, quindi se non tutto era perfetto, mandavi giù un altro drink e non ci facevi più caso”.
Elemento centrale dell’intervento di Salvator è l’apertura del soffitto, che prima conferiva alla sala da 90 posti l’intimità di un antro. I due altoparlanti posti negli angoli sono stati sostituiti da un impianto audio d’avanguardia, e parte delle condutture del soffitto sono state lasciate a vista, per evocare l’atmosfera spigliata di un loft, dice Fred Petry, che ha diretto il progetto di restauro. Il nuovo palco ha una singolare struttura a scomparsa, che permette di ospitare gruppi come l’orchestra jazz di Woody Allen (nella fotografia in alto) o solisti, come Judy Collins.
La trasformazione non è che una delle tante previste per l’albergo. Da tempo rifugio di presidenti (tra cui John F. Kennedy e Lyndon B. Johnson) e celebrità in fuga dai flash dei paparazzi, l’hotel è stato acquistato nel 2001 per quasi 130 milioni di dollari dalla Maritz, Wolff & Company, già proprietaria della catena Rosewood Hotels and Resorts. Anche le sale da banchetto al secondo piano sono state ristrutturate, e per il 2008 è prevista l’inaugurazione di un centro benessere.
Ma il Café, tra Madison Avenue e la 76ma Strada, ha conservato l’eleganza della New York di un tempo. “E’ un luogo di classe, dove la gente può rilassarsi”, dice Barbara Cook, che insieme al compianto Short e a Eartha Kitt è tra gli interpreti che più spesso hanno calcato il palco. Il locale non ha perso il suo aspetto familiare, compresi gli affreschi di Vertes che ritraggono muse, scene pastorali e animali. Il pittore Glenn Palmer-Smith, assieme a due assistenti, ha lavorato otto mesi per restaurare il lavoro originale, ormai danneggiato dal fumo e dal passare degli anni.
A prescindere dalle apparenze, il Café Carlyle resta il locale dove Cook preferisce esibirsi. “Sono felice che esista ancora”, dice. “E’ una parte importante di ciò che rende New York, New York”. (M. Ryzik)

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