Verdissimi prati da golf a Creta
Un tratto di costa fra i più pregiati e incontaminati del Mediterraneo è situato in Grecia, sulla punta orientale dell’isola di Creta: oltre 2.400 ettari di terreno su una penisola frastagliata, tempestata di cespuglietti di timo e di salvia. Se tutto andrà come previsto, un gruppo di investitori internazionali trasformerà quel terreno in Cavo Sidero, un centro vacanziero già pubblicizzato come il più grande complesso ecoturistico di lusso nell’Europa sudorientale.
Sulla carta, Cavo Sidero è un modello di connubio tra eleganza tradizionale e rispetto dell’ambiente. Un dépliant mostra dipinti ad acquerello di paesini dalle case bianchissime e foto di stelle marine e uccelli, con un padre che pesca sulla spiaggia insieme al figlioletto. Gli ambientalisti locali, però, sostengono che Creta, già a corto di risorse idriche, non è in grado di reggere il peso di questo villaggio turistico aperto tutto l’anno, dal costo di 1,15 miliardi di euro e che comprenderà alberghi, case per le vacanze e campi da golf.
Il dibattito sul progetto edilizio rispecchia una preoccupazione diffusa in tutto il Mediterraneo, colpito da siccità e temperature elevate: una struttura turistica costruita su un territorio fragile può essere ecocompatibile?
“Nel Mediterraneo, dove l’industria turistica è florida, la sostenibilità ambientale è un elemento decisivo”, dice Gabor Veréczi, responsabile per la qualità ambientale del dipartimento per lo sviluppo sostenibile dell’organizzazione mondiale del turismo, un organismo delle Nazioni Unite che ha sede a Madrid.
I segnali di una crisi ambientale ricorrono nell’intera regione. Dalla Grecia a Cipro, dall’Italia al Portogallo alla Spagna e alla Turchia, vi sono zone a rischio di desertificazione o di degradazione di terreni un tempo fertili, a causa dell’eccessiva espansione edilizia, del pascolo eccessivo, dell’inefficiente gestione delle risorse idriche e del dilagare delle coltivazioni agricole in serra.
Molti albergatori e imprenditori edili sostengono d’aver già adottato metodi più ecologici. Ad esempio, il Vila Sol Spa e Golf Resort, nell’Algarve portoghese, e l’Amathus Beach Hotel di Limassol, a Cipro, reclamizzano i sistemi di gestione dell’acqua, mentre la catena alberghiera greca Grecotel sta sperimentando coltivazioni biologiche a basso consumo idrico per l’approvvigionamento alimentare dei suoi hotel. La Key Resorts, che gestisce il villaggio turistico Mosa Trajectum, vicino a Murcia, nel Sud della Spagna, promuove il suo “golf ecologico al 100 per 100″: campi costruiti sopra una spugna biodegradabile che a quanto pare riduce l’evaporazione dell’acqua.
La Dolphin Capital Partners, una società ateniese specializzata in progetti immobiliari nell’Europa sudorientale, sta lavorando con villaggi turistici in Grecia, a Cipro e in Croazia dotati di impianti di desalinizzazione e depurazione delle acque reflue, e che usano solo piante autoctone per le aiuole e i giardini.
“Se la struttura sorge in un’area con problemi di approvvigionamento idrico, come la parte orientale di Creta, non si può ricreare il verde lussureggiante della Norvegia”, dice Spyros Tzoannos, responsabile della gestione delle attività per la Dolphin. “Bisogna basarsi sull’ambiente naturale a disposizione”.
Il Minoan Group, l’impresa edile che progetta Cavo Sidero, ha speso circa 2 milioni di euro per uno studio ambientale, impegnandosi a realizzare impianti di desalinizzazione e di trattamento delle acque reflue. I campi da golf, assicura, saranno tappezzati di paspalum vaginaturn, un’erba resistente alla salinità, e di flora locale adatta alla scarsità d’acqua. L’impresa collabora inoltre con un’organizzazione ambientalista britannica, Forum for the Future, e ha in programma di istruire i vacanzieri di Cavo Sidero per un utilizzo responsabile dell’acqua.
“Certo non vogliamo che la gente arrivi qui e sbarchi in un deserto”, dice Christopher Egleton, presidente del Minoan Group.
Il governo greco sostiene con forza il progetto, però molti ambientalisti e abitanti locali non vogliono saperne.
“Non vogliamo trovarci senz’acqua perché se la prendono tutta i turisti di Cavo Sidero”, s’inalbera Manolis Tsantakis: membro del consiglio locale, ha votato contro il progetto edilizio.
Secondo gli scienziati, l’aumento delle temperature e la diminuzione delle precipitazioni potrebbero portare a un assottigliamento delle risorse idriche in Grecia, fino al 25 per cento in meno. La situazione è particolarmente delicata a Creta, che deve fare i conti con siccità ricorrenti e dove metà dell’isola è a rischio di desertificazione.
Tsantakis e altri oppositori del progetto preferirebbero che l’area venisse usata come parco culturale pubblico, oppure lasciata intatta. Tanto che hanno fatto ricorso di fronte alla Corte suprema greca, che affronterà il caso proprio questo autunno. ( J. Kakissis)