Un bicchiere di Brunello di Montalcino per Time Warner
Richard D. Parsons siede a un tavolo in disparte vicino alla finestra nella Porter House New York - l’elegante steakhouse inaugurata un anno fa al quarto piano dell’edificio della Time Warner a Manhattan - e controlla l’ora sul suo orologio. Sono le 7 di sera. “Alle 8 e mezzo dovrò andarmene”, dice. “Ho un altro appuntamento”, scrolla le spalle in segno di disappunto.
Direttore generale della Time Warner, Parsons è anche proprietario di un piccolo vigneto a Montalcino, il Palazzone, dove produce un Brunello di qualità. La passione per i vini, racconta, risale a quando lavorava con Nelson Rockefeller.
Beth von Benz, la sommelier della Porter House, ha opportunamente aggiunto qualche bottiglia di Palazzone alla sua carta dei vini. Da allora Parsons è un cliente quasi abituale, di solito per i suoi ospiti ordina un Brunello di Montalcino Riserva da 185 dollari a bottiglia. “Il nostro motto è: Beviamo quanto possiamo, il resto lo vendiamo”, ridacchia.
Mister Parsons è un personaggio simpatico, alla mano, dotato di una vena di autoironia. Stando all’importatore, Domaine Select, lui “segue molto da vicino l’azienda vinicola”, cosa che il diretto interessato non smentisce. Se questo suona strano è soltanto perchè, lungo l’intero arco della sua carriera, Parsons ha sempre voluto esibire l’immagine di uno che non sa che cosa sia la preoccupazione.
Certo, a Wall Street molti credono che sia così, e proprio questo è il problema da quando, cinque anni fa, lui è arrivato alla Time Warner.
Perché non ha seguito l’esempio del collega e magnate delle comunicazioni Robert Murdoch, rastrellando attività su Internet, come MySpace, e acquistato marchi ambiti come Dow Jones? Perché non sa decidere cosa fare di Aol? E perché non riesce a far salire il valore delle azioni?
Però c’è anche chi la pensa diversamente, ad esempio la maggioranza degli impiegati alla Time Warner. Visto dal loro osservatorio, Parsons al suo arrivo ha compiuto un vero prodigio, infatti ha salvato il colosso muitimediale dal peggiore affare nella storia dell’economia contemporanea, cioè la fusione fra Aol e Time Warner.
Nel 2002, la quotazione della Time Warner era precipitata al punto da mettere in dubbio la sua capacità di ripagare i debiti secondo il calendario stabilito dalle banche. I dirigenti di Aol e Time Warner si facevano la guerra l’un contro l’altro. La Securities and Exchange Commission (l’ente governativo per la vigilanza della Borsa, analogo alla Consob) e il dipartimento di Giustizia indagavano.
“Era un gran pasticcio”, dice Don Logan, al fianco di Parsons fino al 2005. “C’era bisogno di una presenza rasserenante, per restituire un equilibrio generale, e consentire che la gente tornasse a svolgere il proprio lavoro”.
Parsons è uomo capace di ascoltare, persuasivo e diplomatico: tutte qualità rivelatesi cruciali. Il fatto è che continua a esserlo tuttora, e questo ai suoi avversari non piace.
A 59 anni, sta preparandosi per andare in pensione, e tutti lo sanno. “Quando trovi la persona adatta a sostituirti”, dice riferendosi a Jeffrey L. Bewkes, il suo numero due, “e quella persona è pronta a scendere in campo, beh, bisogna togliersi di mezzo. Vorrei tramandare un semplice retaggio: che ho lasciato questo posto in buona salute e in buone mani”.
I critici a Wall Street si domandano dove sia il piglio espansionista che motiva rivali come Rupert Murdoch. “Per Rupert la News Corp. è il lavoro di una vita”, fa tranquillo Parsons. “Cinquant’anni fa, ad Adelaide, in Australia, ha ereditato un giornale, e l’ha trasformato in un gigante globale della comunicazione. Io mi considero un dirigente per professione. Non voglio fondare una dinastia o creare un monumento. So che le mie parole fanno infuriare certa gente, ma questo è soltanto il mio lavoro, non la mia vita. Non mi definisce come persona”.
Eppure, ammette che la quotazione in Borsa è stata un-enorme fonte di frustrazione”, e spera che non diventi l’unico parametro di giudizio.
Sono quasi le 8 e 45 quando si alza per andarsene. Benché sia già in ritardo appare riluttante. “Non abbiamo parlato abbastanza di vino. Sa cosa mi piace di questo?”, chiede indicando la bottiglia di Brunello sul tavolo, vuota. “Qualche tempo fa questa era uva. L’abbiamo raccolta, l’abbiamo lasciata fermentare, e imbottigliata. Questo è il frutto dei nostro lavoro. Abbiamo un prodotto”.
Circolano molte voci su quel che farà Richard D. Parsons una volta lasciata Time Warner. La più insistente è che si candiderà a sindaco di New York. Un’ipotesi che lui nega.
Sembra probabile che trascorrerà più tempo nella sua azienda vinicola, dedicandosi alle cose che gli piacciono. Farà una bella vita. (J. Nocera)