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In albergo, musica e profumi per stimolare i cinque sensi

westinhotels.jpgLa prossima volta che varcate la soglia di in un albergo chiudete gli occhi, ascoltate e inspirate profondamente. Può anche darsi che troviate una fontana nella quale immergere le dita, o una prelibatezza da assaporare. Tutto questo accade perché l’ultima tendenza in fatto di design alberghiero prevede di fare appello a tutti e cinque i sensi degli ospiti, offrendo quello che potrebbe essere definito un soggiorno sensoriale.
Che si tratti di una leggera fragranza nella lobby o di una colonna sonora ad hoc che cambia nel corso della giornata, l’obiettivo è di dar vita a un’esperienza memorabile, che gli ospiti possano percepire con l’olfatto, ascoltare e “assaporare”.
“In futuro il marchio dell’hotel è nell’assenza di logo e pubblicità strombazzanti: più semplicemente ci si accorgerà di essere in un dato albergo”, dice Martin Lindstrom, autore di Brand Sense che indaga il concetto di “sensory branding” (marchi sensoriali).
I negozianti sono stati i primi a ricorrere alla musica e agli aromi per influenzare il comportamento della clientela - diffondendo profumo di cioccolato, per esempio, per invogliare il pubblico ad acquistare dolciumi - ma l’industria alberghiera ha escogitato una serie di obiettivi più sottili.
“Vogliono creare un luogo differente”, dice Lindstrom, e spiega che una playlist o un profumo ben scelti non solo danno vita a un’esperienza piacevole in albergo, ma possono evocare ricordi positivi con i cd o gli shampoo profumati che gli ospiti si portano a casa propria. “Se si usasse quello shampoo a casa”, dice “indurrebbe quell’insieme di sensazioni emotive già sperimentate nel soggiorno in albergo”.
Fra le catene alberghiere che hanno elaborato profumi propri vi sono Westin Hotels and Resort, il cui aroma di tè ha portato alla creazione di una linea di articoli di consumo e ha contraddistinto alcune strisce di carta profumata utilizzate per una campagna pubblicitaria; Omni Hotels, che infonde negli atri profumo di citronella e tè verde; e il Morgans Hotel Group, proprietario di “alberghi boutique”, come il Royalton di New York, ciascuno con fragranze diverse.
Gli effluvi possono essere immessi nel sistema di riscaldamento o raffreddamento o in alcuni dispositivi delle dimensioni di un tostapane forniti da società come ScentAir.
“Il profumo è tenue, quindi non capita che la gente entri e dica: ‘Ehi, questo profumo di citronella e tè verde è davvero molto gradevole”, dice Caryn Kboudi, portavoce di Omni Hotels. “Ci si accorge solo che la lobby ha un buon odore, emana un senso di freschezza”.
Gli alberghi evitano profumi che possano scatenare reazioni allergiche, motivo per il quale Westin non usa essenze di fiori o di limone, dice Sue Brush, vicepresidente per i marchi. Omni ha avviato anche un’iniziativa “soggiorno sensoriale che comprende etichette aromatizzate ai mirtilli sui giornali distribuiti ai clienti, nonché la presenza di “bar sensoriali” forniti di articoli come i sali da bagno all’eucalipto. Come molti alberghi, Omni presta maggiore attenzione alla musica negli spazi comuni, mettendo a punto una scelta su misura per ciascuna albergo e ogni ora della giornata. “Ci siamo accorti che la mattina, quando gli uomini d’affari escono dalle stanze, dovevamo dare un pò di carica”, dice Kboudi, quindi niente musica classica o jazz. “Di sera, invece, trasmettiamo musica che sia un pò più soft e lenta, più melodiosa”.
Allen Klevens, amministratore di Prescriptive Music, società di consulenza che aiuta a compilare le colonne sonore, dice che gli alberghi cercano di distinguersi dall’onnipresente suono del jazz “morbido”, e trasmettono motivi che gli ospiti non necessariamente riconoscono.
“Se si diffonde nell’ambiente il genere di musica di Sheryl Crow o di Dave Matthews, per esempio, risulterà familiare alla maggior parte delle persone”, dice Klevens. “Per creare una vera atmosfera o quell’impressione di essere diversi, occorre che non si sappia di quale artista si tratta, che gli ospiti non conoscano quel suono ma dicano: ‘Ehi, dove posso procurarmi questo cd?”.
E gli ospiti possono acquistare un cd o scaricare i brani online.
Con tanta attenzione riposta nel sollecitare i cinque sensi, si corre il rischio di procurare un sovraccarico sensoriale. “E necessario che la musica fornisca valore aggiunto all’esperienza degli ospiti”, dice Julian Treasure, autore dei libro
Sound Business e capo di Sound Agency, una società di consulenza con sede a Londra. “Ho visitato un certo numero di ’boutique hotel’ dove si ha la sensazione che vi sia un pò di indulgenza verso se stessi”.
Treasure dice che le catene alberghiere dovrebbero prendere in esame l’intero “sonoro” dei loro edifici, non soltanto la musica trasmessa in sottofondo, ma anche il rumore che si riverbera nelle camere costruite con materiali duri come il legno e il granito.
Quando poi si tratta di sound design, a suo avviso le camere degli ospiti non devono essere considerate off limits.
“Al momento, l’unico modo possibile per modificare il sonoro di una camera è accendere la televisione, cosa che non tutti amano fare”. Chi sa che cos’altro inventerà. (S. Stellin)

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