Go to content Go to navigation Go to search

ogigia

Chewing gum di 5.000 anni fa

chewing.jpgGià 5mila anni fa esisteva il chewing gum. E un po’ come quelli moderni, che cercano di combattere la carie o di avere scopi curativi. In un sito neolitico di Kiriekki, in Finlandia, una volontaria in forze al gruppo di ricerca dell’Università inglese di Derby ha trovato un pezzo di resina con ben visibili segni di denti. Il blocco scuro, ricavato da corteccia di betulla, è il più antico del genere mai rinvenuto ed è straordinario perché i segni della masticazione sono ben evidenti.
La pratica di masticare corteccia o resina nell’epoca preistorica era già stata accertata e confermata anche dagli usi di molti gruppi etnici dei nostri giorni. La masticazione di foglie o di derivati dalla corteccia degli alberi, come nel caso della coca sulle Ande, o del chat in Yemen, aveva in origine scopo curativo e la medicina è alla base anche dell’uso della resina da parte degli uomini del neolitico.
Nelle resine sono infatti contenuti i fenoli, conosciuti da sempre come ottimi antinfiammatori naturali, e la resina in questione sarebbe stata ottenuta riscladando la corteccia di betulla. Una volta separata, la resina veniva bollita e nel raffreddarsi ridiventava solida, una bella pallina pronta da masticare per alleviare le infiammazioni delle gengive e del cavo orale in generale.
Trevor Brown dell’università di Derby, direttore del gruppo che sta eseguendo gli scavi a Kiriekki, ha spegato al Guardian: “Si sapeva che i neolitici masticavano le resine a scopo curativo, tuttavia il ritrovamento di questo blocco è sensazionale, sia perché è il più antico mai rinvenuto e poi perché i segni dei denti sono particolarmente ben definiti”.
L’autrice della scoperta, Sarah Pickin, ha solo 23 anni e avrà la soddisfazione, oltre che della notorietà, di vedere il suo prezioso reperto esposto nel museo di Kiriekki, sulla costa occidentale della Finlandia. La giovane ha trovato vicino al blocco di resina anche un anello di ambra e una punta di freccia. (C. Nadotti)

Scrivi un commento