Personaggi famosi nei locali di Milano
Il pranzo quel giorno lo aveva davvero soddisfatto e fu quasi d’impulso che estrasse la penna dal taschino della giacca e scrisse sul menu: «Non ho mai mangiato così bene». La firma in calce non era quella di un turista qualsiasi, ma di Charlie Chaplin, assiduo frequentatore del Savini, il celebre ristorante in Galleria Vittorio Emanuele II, da sempre frequentato dalla «Milano bene» e da personaggi noti al grande pubblico. Non sembrò invece cominciare granché bene la cena delle squadre Toyota e Mercedes, che dopo un Gran Premio di Monza avevano prenotato un tavolo al Savini, ignare l’una dell’altra. Che poteva fare a quel punto lo chef se non prenderle per la gola? Il Savini, però, non è nato come ristorante, ma come birreria, aperta da un commerciante tedesco, tal Stocker, nel 1867, l’anno in cui la Galleria fu visitata dal re Vittorio Emanuele II. Suo socio era Virgilio Savini, che di lì a poco rilevò l’attività e ne fece un raffinato ristorante, passando la mano nel 1924, ma cedendo il diritto di mantenere il nome.
A gustarsi le costolette alla milanese, l’ossobuco e il risotto giallo all’onda erano, fra gli altri, Filippo Tommaso Marinetti e Arturo Toscanini (a cui sono dedicate due sale), Maria Callas, Rudolf Nureiev, Totò e Luchino Visconti, che all’uscita dalla Scala si presentavano nel ristorante ordinando il riso al salto, una croccante frittatina di riso allo zafferano. A pochi passi dal Savini ci si imbatte in un altro rinomato locale storico, il Biffi in Galleria, voluto dal signore dei panettoni e confetturiere di Sua Maestà il re d’Italia, Paolo Biffi, che confezionava prelibatezze per i Savoia e per Garibaldi, non lesinando certo in ingredienti, dato che in meno di un mese aveva amalgamato 13mila chili di farina, 2mila chili di burro, 3mila chili di zibibbo e 60 di sale, senza contare le uova, per sfornare una ventina di tonnellate di panettoni nella sua pasticceria in corso Magenta 87.
Il Café-Birreria-Ristorante Biffi, inaugurato nello stesso anno del Savini, fu il primo locale che nel 1882 illuminò le proprie sale con la luce elettrica, in modo che specialità come il branzino alle olive, il nodino alla crema di funghi porcini e il salame d’oca e petto d’oca affumicati fossero ben visibili ai clienti. Se non vi è ancora venuta l’acquolina in bocca, basta citare l’Antico ristorante Boeucc al numero 2 di piazza Belgioioso, con i suoi raviolini agli scampi e aragosta, gli spaghetti alle vongole veraci o le «cozze, vongole e scampi, conditi con il sapore del mare», come recita la ricetta che Toscanini scrisse per il cuoco del Boeucc. Un locale che nasce nel 1696 in via Durini 28 (dove rimane fino al 1939), come osteria, e se per gli spagnoli è la bodega il luogo dove si mesce il vino, i milanesi adattano il termine al proprio dialetto, coniando, per l’appunto, boeucc. Intorno ai suoi tavoli si sono seduti Gaetano Donizetti, Carlo Porta, Giuseppe Verdi e, in tempi più recenti, Eduardo De Filippo, Guido Piovene e Giovanni Spadolini, forse ordinando l’Antipasto del pescatore o l’aperitivo Quarantott, a base di vino bianco frizzante, Campari e Cointreau serviti con una scorza di limone.
È all’arancia, alle erbe alpine, ai mirtilli e allo zenzero, ha un peso che varia dai cinque grammi al chilo, e un nome che fa leccare i baffi soltanto a pronunciarlo. È lui, il cioccolato, che alla Pasticceria Marchesi la fa da padrone, affiancandosi a bignè, cannoncini, caramelle, marrons glacés e torte alla crema o con frutta di stagione, che la pasticceria di via Santa Maria alla Porta fondata da Angelo Marchesi propone dal 1824. Meta di «pellegrinaggio gastronomico» è anche Peck, la gastronomia al numero 9 di via Spadari fondata nel 1883 dal «salumiere di Praga» Francesco Peck, che propone ai milanesi «salumi e carni di tipo tedesco». L’intuizione di Peck si rivela vincente, tanto che, ormai conquistata la fiduccia di rinomati alberghi e ristoranti meneghini, viene insignito del titolo di Cavaliere della Corona d’Italia. Sono molti gli artisti e letterati che si danno appuntamento nel retrobottega del Peck, fra cui D’Annunzio, pronti a consumare i piatti dello «Sbafing club», i famosi banchetti promossi dalla gestione di Eliseo Magnaghi, che prese in consegna il locale a partire dal 1918. È del 1919 invece la drogheria Parini di via Borgospesso 1, che ha avuto il merito di far affezionare i milanesi ai sapori dei biscotti inglesi, ma anche del caffè prodotto dalla torrefazione della drogheria.
Gli amanti dei dolci, però, troveranno il loro paradiso in via Victor Hugo, dove si fronteggiano le pasticcerie Garbagnati e Galli, in un tripudio di strudel di mele viennese, pane di segale con i semi di cumino, pan de mei (una specialità milanese a base di farina di mais), salatini ungheresi di frolla al formaggio, per quanto riguarda il primo locale datato 1937, e praline, marroni canditi, marzapane, boeri e alchechengi, cioccolatini che derivano il loro nome dalla bacca che contengono, per il secondo, nato due anni più tardi. E dire che Lucia Bosè è stata scoperta da Luchino Visconti proprio perché lavorava come commessa da Galli! Ad ogni modo, considerando che è estate, cosa c’è di più adatto di un gelato, che sembra addirittura essere un veicolo di allegria? La gelateria Viel ne ha da raccontare in proposito, con una storia che risale ai primi anni Quaranta, quando il bellunese Celso Viel si trasferisce a Milano per lavorare come garzone in una gelateria. I fratelli presto lo raggiungono e gli danno man forte, vendendo caldarroste d’inverno e gelati d’estate trasportati su carretti ambulanti, che si posizionavano strategicamente fuori dalle scuole. Presto la frutta diventa protagonista dei sorbetti, delle macedonie, dei gelati e dei frullati dei fratelli Viel, che nel 1948 prendono in affitto un locale in via Marconi, per poi inaugurare altri punti vendita agli inizi degli anni ‘60 (fra cui quello in corso Buenos Aires 15). (F. Belotti e G. L. Margheriti)