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Gregory Colbert, fotografie, animali e poesia

colbert.jpgSono del colore della sabia gli scatti, assai eleganti, di Gregory Colbert, che compongono la sua collezione intitolata “Ashes and snow”, ceneri e neve. Una raccolta che immortala sulla pellicola fotografica animali e uomini da tutto il mondo: non si tratta di una mostra, ma di un work in progress che, in questi giorni, compie ben 15 anni di lavoro. La prossima occasione per vedere dal vivo il suo lavoro sarà a Città del Messico dal 15 dicembre: oltre alle fotografie di grande formato si potranno scoprire anche un film e due filmati ispirati all’haiku (poesia giapponese) da 9 minuti. Nel frattempo, approfondimenti e un book shop on line si possono facilmente raggiungere dal suo sito. Ricordatevi di questo nome, perchè ne sentirete riparlare: Gregory Colbert. E’ innanzitutto un fotografo. Sta portando avanti da quindici anni un progetto artistico e umano unico: riconciliare, attraverso le immagini, due mondi che, da simbiotici che erano, si sono allontanati e separati fino a diventare antagonisti: quello degli uomini e quello degli animali.
Ma Colbert non è un animalista. Non è nemmeno uno che parla col suo gatto. Lui danza sott’acqua con le balene (come quello della fotografia in alto), mette ragazzi a meditare con i giaguari e gli elefanti, crea coreografie con danzatrici e aquile in volo.
La sua esposizione “Ashes and Snow” (ceneri e neve) è certamente tra i più rilevanti eventi artistici dell’anno, e l’opera del fotografo canadese (46 anni) ha la necessità d’essere vista e sulla quale meditare - non perchè “fa chic” o perchè se ne parla nei salotti, ma perchè in un mondo incerto, dominato dall’artificialità e dal cinismo, dove anche l’arte è prigioniera dell’alienazione, il lavoro di Colbert è una boccata d’aria fresca, un fascio di luce, un trionfo della bellezza, una celebrazione della grazia della natura e della grandiosità dell’essere umano e dell’armonia fra i due, assoluta, fuori dal tempo.
Tutto in Colbert è insolito: non usa luci artificiali, non ritocca gli scatti al computer, non fotografa animali addomesticati. Soprattutto: espone poco. Da quindici anni (sostenuto finanziariamente da mecenati) viaggia ai confini del mondo, nelle savane, nei deserti, nelle giungle, sott’acqua, alla ricerca di immagini che possano trasmettere quest’armonia. Circa quattro anni fa mostrò per la prima volta parte del suo lavoro alla Biennale di Venezia, e fece sensazione. Poi chiese all’architetto giapponese Shigeru Ban di concepire un “museo nomade”, e Ban ha disegnato una maestosa cattedrale riciclabile, fatta di containers industriali e colonne in cartone, lungo la cui navata centrale, in una paradossale sovrapposizione di metallo e poesia, sono appese, stampate in grandi dimensioni, su carta prodotta a mano, che esalta i toni del color seppia, le immagini di Colbert. (Copyright Gregory Colbert)
L’opera di Colbert rivisita e rivela un mondo dimenticato, un grande ordine universale nel quale l’uomo e la natura coesistevano in osmosi. Ma non c’è nostalgia nelle sue immagini: c’è invece il potere della poesia, delle emozioni, della meraviglia - e che ci si possa meravigliare davanti all’immagine di un giovane monaco che legge un libro ad un attento elefante rivela quanto necessario sia il lavoro di Colbert. Non ci sono date né riferimenti a luoghi, sulle foto. Mostrano un filmato, nel “museo nomade”, nel quale Colbert stesso danza a trenta metri di profondità con gigantesche balene. Non nuota. Non cerca soltanto di avvicinarle, di farci una scena da circo. No: danza con loro, in una coreografia mozzafiato, parlando il loro linguaggio, come se fossero armoniosamente complici dalla notte dei tempi. E, a ben guardare, lo sono.(B. Giussani)

9 Commenti fino adesso, aggiungi il tuo.

1 Il 12 Settembre 2007 alle 5:07 pm anna ha scritto:

fa schifo!

2 Il 13 Febbraio 2008 alle 11:13 am cristina ha scritto:

Grazie Colbert
Riconosco in Colbert lo spirito del ricercatore.
la sua opera è un’ulteriore conferma che, l’uomo attraverso lo stato meditativo può ritrovare l’unione.Gli uomini in meditazione, immobili o con movimenti armoniosi, abbandonando i condizionamenti, le paure, le manovre, lasciano che l’energia pura agisca e ne beneficiano. La comunione con gli animali e l’uomo fotografati da Colbert sono la riprova che possiamo cercare ciò che abbiamo dimenticato, che siamo UNO e, non separati, che facciamo parte tutti di un processo evolutivo,che abbiamo il dovere di risvegliarci, evolvere, perchè soltanto così saremo in grado di riconoscere ciò che è giusto, comprendere la ragione della nostra esistenza. Grazie Colbert di avermelo ricordato!

3 Il 2 Agosto 2008 alle 12:29 am claudiasconf1969 ha scritto:

La poesia delle immagini è infinita… C’ero a Venezia nel 2002 e riscopro ora, a distanza di tempo, lo stesso stupore, lo stesso incanto. Spero che non sia un’illusione e che l’uomo e gli animali possano davvero incontrarsi, un giorno.

4 Il 5 Ottobre 2008 alle 9:49 pm consuelo ha scritto:

è incantevole la visione che colbert ha delle cose…della natura…

5 Il 24 Ottobre 2008 alle 4:28 pm linda ha scritto:

Anche io ero a venezia, e sono rimasta interiormente abbagliata, nello spirito… e distesa, nei sensi… e quando l’anno scorso una cara amica che era con me alla mostra mi ha regalato una grande stampa di una delle sue foto, che ora ho in salone e guardo tutti i giorni, l’emozione è stata indescrivibile, perchè indescrivibile
era stata quel giorno… mi sento fortunata ad avere goduto di tanta bellezza e di un così bel progetto.

6 Il 26 Ottobre 2008 alle 6:45 am claudio niknamw = LICLA ha scritto:

Sono appassionato di fotografia da sempre…ma l’ARTE
di Colbert….behhhh sinceramente mi ha ” INCANTATO ”
CIOè è STATO AMORE…A PRIMA VISTA.
MI INTERESSO ATTUALMENTE DI ” POESIA ” NE SCRIVO,
FORSE, MI HA DATO…L’INTUIZIONE DI ABBINARE LA FOTO
APPUNTO CON LA POESIA….GENIALE GRAZIE DI CUORE.
CLAUDIO LICLA.SITO SU ” POESIA CREATIVA LICLA “.

7 Il 23 Novembre 2008 alle 1:03 pm martina ha scritto:

meraviglioso..l’ho scoperto perchè come compito avevo di trovare un fotografo e le sue foto…però non riesco a trovare i nomi delle foto quindi non potrò portare questo incanto all’esame. mi dispiace.

8 Il 23 Novembre 2008 alle 3:58 pm fm ha scritto:

Cara Martina,
tutti i nomi delle fotografie, la loro storia, le difficolta’ incontrate per realizzarle ed altro ancora, le potrai facilmente trovare nel sito del fotografo che e’ linkato all’inizio dell’articolo.

9 Il 28 Novembre 2008 alle 12:57 am Grazia Marletta ha scritto:

Grazie pe le forti emozioni provate nel vedere questo divino connubio uomo- natura. Grazie ancora

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