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ogigia

Natale, Pasqua, Ferragosto, aperti per ferie

cantineisola.jpg«Perché non vado in ferie? Perché per uno come me, che a undici anni zappava la terra e portava le pecore al pascolo, stare dietro al bancone è ancora un sogno». La risposta non ammette repliche, Giovanni Sarais ripensa al suo passato da pastorello sardo e non ha dubbi: «Milano mi ha dato tutto, ora le restituisco il favore». Ma c’è un’altra ragione: «In 120 anni di storia, questo locale non ha mai chiuso». Via Paolo Sarpi, piena Chinatown, il quartiere degli scontri e della difficile integrazione: è qui che Sarais, dal 1992, ha deciso di trasferirsi. Alle Cantine Isola, enoteca storica (fu fondata alla fine del XIX secolo da Giovanni Isola) conosciuta per i vini pregiati, i cocktail fatti ad arte, le poesie che lì si recitano il martedì sera. «Ma — sorride Sarais — è una storia lunga questa».
Una storia cominciata nel 1961 quando, primo di nove figli, a quindici anni Sarais arrivò a Milano da Ula, paese della provincia di Cagliari. «Non parlavo nemmeno l’italiano, l’ultima volta l’avevo usato a scuola, in quinta elementare ». Un ragazzo solo in una città sconosciuta. «Mi aiutò un vigile: scese dalla sua pedana di piazza Piemonte per accompagnarmi in via Monte Rosa».
Tanta fatica, poi la svolta. Grazie all’incontro con Ermanno Donini, barman della regina madre d’Olanda che accolse Sarais alla birreria San Lorenzo, vicino alle colonne.«Era un bar bellissimo, con il bancone in rame». Una scuola di vita e un’ottima palestra, cui seguirono gli anni anni dello Stockino, dei cocktail per i signori di Milano. Nel 1971, l’acquisto dal Bar Florence, in via De Bernardi. Nel ‘91, infine, l’arrivo alle Cantine Isola.
Quasi mezzo secolo di carriera. E ora che di anni ne ha 62 e ha ceduto la sua attività al figlio Luca e alla moglie Concetta, Sarais continua a lavorare. Ogni giorno. Natale, Pasqua, Ferragosto. «Questa è l’usanza. E noi l’abbiamo mantenuta con piacere». Mai pensato di chiudere? «Macché, io sono arrivato qui con la valigia di cartone. E non dover zappare, ve lo assicuro, è già una vacanza».
Sorriso, la passione per le poesie di Prévert («il mio grande rammarico è non aver studiato»), la fama di grande barman. Lo sanno bene i turisti che si addentrano nel cuore di Chinatown per assaggiare i suoi aperitivi. E gli attori di teatro, vecchie conoscenze di Sarais e della sua famiglia. Da Michele Placido a tutta la compagnia del Franco Parenti.
Agosto in via Paolo Sarpi: un mese qualunque, la strada è vivace come sempre. Per tutta la giornata è un risuonare di voci, i negozi sono aperti, le Cantine Isola sono piene. Non di cinesi: in pochi bevono l’aperitivo. Ma la convivenza è ottima: «Mi trovo molto bene con loro», dice Sarais. «Certo, qualcuno non rispetta le regole, ma con me vanno tutti d’accordo. E poi io sono un emigrato, non dimentico il passato». E nemmeno la gratitudine per Milano: «È la mia vita, mi ha dato quello che la Sardegna mi ha negato: la possibilità di fare una famiglia e di aiutare i miei fratelli». Qualcosa, però, è cambiato: «Una volta questa città dava un’opportunità a tutti, aveva il cuore grande come quel vigile che mi vide in difficoltà. Adesso è tutto diverso. Anche i ghisa ». (A. Sacchi)
Cantine Isola Caffe’ Bar Bottiglieria
Mescita Cadeaux and take away
20154 Milano (MI) - Via Paolo Sarpi, 30
02 3315249 (chiuso il lunedì)

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