Domenica 22 Luglio 2007
Lo aveva dichiarato nel 1999, al microfono di un reporter americano: «Se morirò mentre sono in esilio, il prossimo Dalai Lama apparirà fuori dal Tibet. Potrà essere indiano, europeo, africano; persino una donna». Lo ha ribadito venerdì, davanti al registratore di un giornalista tedesco, inviato dallo Spiegel a seguire il primo Congresso internazionale sul ruolo delle donne buddiste nel Samgha (la comunità dei credenti), ospitato dall’ateneo di Amburgo: «Non c’è alcun motivo cogente per cui la prossima guida politica e spirituale dei tibetani non possa essere di sesso femminile».E «non sarebbe un male — aggiunge, con una strizzata d’occhi — se fosse bella: potrebbe guadagnare attenzione alla nostra causa». Leggi il resto »



