La proteina della longevità
La proteina in questione si chiama AC5 (5 adenilil ciclasi) e, secondo uno studio pubblicato su Nature, i topi mutanti privati di AC5 producono una maggior quantità di un’altra proteina denominata ERK2, che regola i processi ossidativi e regala un’eterna giovinezza (o quasi) e altri piacevoli effetti collaterali. Allo studio ha collaborato anche il professore Stephen Vatner che, come spesso succede, è inciampato in questa verità quasi per caso, nel corso di altri studi sulle patologie cardiache.
Il professor Vatner, collaborando con il professor Junichi Sadoshima e con altri colleghi alla scuola medica del New Jersey, inizialmente era interessato a scoprire se l’inibizione dell’AC5 conducesse a un cuore più sano. Ma nel corso dell’esperimento ha constatato che i topi privi di questa proteina avevano una longevità mediamente superiore del 30 per cento. L’AC5, come altri betabloccanti (sostanze che inibiscono l’adrenalina), esercita notoriamente un’azione positiva significativa sul cuore, ma le recenti scoperte dell’equipe del professor Vatner aprono le porte a ipotesi sconfinate, quasi miracolose, che vanno ben oltre i benefici cardiaci.
I topi osservati infatti hanno rivelato un cambiamento significativo nel processo di metabolismo: mangiano di più, pesano di meno e soprattutto vivono molto più a lungo. Inoltre pare che questi topi mutanti siano anche più resistenti al tumore, oltre a non essere interessati dal normale deterioramento delle ossa che accompagna l’invecchiamento. Le ripercussioni sull’essere umano potrebbero essere molte e con risvolti quasi inquietanti, nonché misteriosi: potrebbe bastare una sostanza miracolosa per vivere quasi il doppio e mettersi al riparo, tra l’altro, dall’incubo del soprappeso? Come al solito rimane l’incognita «essere umano», non potendo prevedere gli effetti di questa inibizione proteica sul nostro organismo e, non ultimo, ci sono da considerare i risvolti mentali. Come fa notare il cardiologo dell’Università della California H. Kirk Hammond, nell’articolo di Nature, sono anche da considerare eventuali ripercussioni psichiche, al momento sconosciute. E infine Hammond avverte che, per assicurarsi una buona longevità, sarebbe sufficiente guidare con prudenza, smettere di fumare e non mangiare cibo spazzatura.