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L’armata sarda dei giganti di pietra

guerrierisardi.jpgUn esercito nuragico in pietra, il più antico e ricco complesso statuario del Mediterraneo. Portato alla luce da un aratro vicino a Cabras, (l’area di scavo a Cabras si trova poco distante da Oristano, la località è nota per le sue lagune popolate da fenicotteri rosa) nella Sardegna degli anni Settanta, e poi finito in una soffitta, dimenticato. E l’incredibile storia dell’armata di Monti Prama, dal nome della località in cui le statue sono state rinvenute: arcieri, pugilatori e lottatori fino a due metri e sessanta di altezza, trenta guerrieri in arenaria di ottima lavorazione a scalpello. Occhi a cerchi concentrici, bocche appena accennate, elmi e trecce, busti con abiti scollati, braccia decorate con bracciali e motivi geometrici, che scagliano frecce, che brandiscono spade e impugnano scudi. I giganti dai volti fissi, custodi di un’area sacra millenaria, sono i guerrieri di un esercito seppellito due volte. La prima, nel più fitto mistero, trenta secoli fa, quando le statue sono state misteriosamente distrutte. La seconda, tre decenni fa, quando i quasi quattromila frammenti rinvenuti sono stati sigillati in duecento casse e nascosti negli scantinati del museo archeologico di Cagliari.
Oggi, pur con imbarazzante ritardo, è partita l’opera di ricomponimento e restauro dei guerrieri sardi che anticiperebbero la statuaria greca di ben tre secoli. «Siamo propensi a credere che risalgano all’XI-X secolo avanti Cristo, cioè al Bronzo finale - dice Antonietta Boninu, responsabile del restauro al centro di Li Punti a Sassari - anche se la datazione è ancora incerta. Finora non c’è stato nessuno che abbia messo insieme tutti gli elementi e c’è anche chi ritiene che risalgano a un periodo successivo, al VIII-VII secolo. L’incertezza deriva dal fatto che sono stati rinvenuti in un luogo diverso da quello in cui si trovavano in origine». I giganti sono stati distrutti e gettati in una sorta di antica discarica insieme a resti fenici, nelle immediate vicinanze del sito in cui si ergevano a guardia di un’area funeraria costiera. Non se ne conosce il motivo, ma è possibile che all’epoca della distruzione si trattasse già di rovine in abbandono. Fatto sta che la datazione divide gli esperti. A cominciare dai primi archeologi che hanno scavato a Monti Prama. Era il 1970 quando dei contadini, intenti ad arare un campo della confraternita dello Spirito Santo di Cabras, su una collina dell’oristanese, si fermarono in silenzio. La terra sputava fuori un braccio che impugnava un arco. Vennero alla luce anche un busto e una testa. I braccianti avvertirono la sovrintendenza. Gli scavi partiranno solo quattro anni più tardi (proprio mentre in Cina veniva alla luce un altro esercito, i guerrieri di Xian) quando anche l’aratro di Sisinnio Poddi si fermerà: «Quel corpo gigante che vidi quasi mi ruppe il carrello, un arciere grande come un uomo, con le braccia mozzate». Intanto, a Monti Prama, partono le campagne di scavo che si concludono nel ‘79 per restituire al mondo un patrimonio inestimabile. Ma i giganti, forse troppo ingombranti, vengono nuovamente seppelliti, in un magazzino.
Che fossero un ritrovamento di enorme rilievo lo ha sostenuto anche il decano degli archeologi sordi Giovanni Lilliu, tra i primi a scavare nell’area dei Sinis. Già all’epoca Lilliu scriveva: «L’importanza straordinaria dei reperti stimola a superare l’imbarazzo di presentarli agli studiosi». Un imbarazzo a oggi inspiegabile, forse dettato dalla necessità di gettare al macero anni di studi sulla civiltà nuragica, ritenuta «minore». L’invito cade nel vuoto, sommerso dai veleni tra sovrintendenze e accademia. Si torna a parlare delle statue solo nel 2005. Grazie anche alla battaglia condotta dal sindaco di Cabras, Efisio Trincas, i guerrieri arrivano al centro di restauro. Intanto l’ex sovrintendente di Sassari e Nuoro, Francesco Nicosia, ne parla come di «una delle più importanti scoperte del Novecento, paragonabile a quella dei bronzi di Riace». Sono in molti a puntare il dito contro di lui, ma anche contro Vincenzo Santoni, sovrintendente a Cagliari. «Alcuni pezzi sono sempre stati esposti - si difende Santoni - per gli altri mancavano spazi e soldi. Eppoi le statue dovevano essere inquadrate nel giusto contesto cronologico». Santoni, che nel 2005 aveva parlato di un «entusiasmo non motivato» ammette oggi «di aver avuto forse il torto di non aver valorizzato il settore della produzione scultorea». Ma le sesse campagne di scavo, dice Antonietta Boninu «non hanno mai visto alcun vero coordinamento». Per non parlare delle pubblicazioni scientifiche, che non arrivano a un centinaio di pagine. «Un ritrovamento eccezionale che pone la civiltà nuragica in grandissimo rilievo», è anche l’opinione di Pietro Bartoloni, ordinario di archeologia fenicio-punica a Sassari, che pur non concordando sulla datazione più antica, denuncia: «Si tratta di una scoperta mai portata avanti con vigore». Specie per una civiltà da sempre ritenuta abile al massimo nell’arte del bronzetto, e tanto sconosciuta - quanto misteriosa perché priva, a oggi, di testimonianze scritte. «Questi eroi sono ignoti perché a loro è mancato un Omero», dirà Nicosia, senza muovere un dito per le statue e impedendo al sindaco di Cabras di visionarle. Rimpalli di responsabilità, invidie e incuria. Perché nel frattempo la terra sputa fuori altri pezzi. L’ultimo, il braccio di un arciere lo ha consegnato Mena Manca Cossu, che al Giornale di Sardegna ha detto: «Per paura, in tanti hanno buttato pezzi di statua nello stagno, ma nessuno lo ammette». «Ora siamo nella fase preparatoria del restauro - dice Antonietta Boninu - abbiamo completato l’elenco dei pezzi». Non c’era nemmeno quello. E l’esposizione dei reperti è aperta al pubblico, basta prenotarsi.
Per ora l’esercito si vede in pezzi. «I giganti, che hanno dormito troppo a lungo, torneranno presto tutti in piedi», assicura l’archeologa, riuscita a far arrivare un milione e duecento mila euro di finanziamenti. Fondi che serviranno per il risveglio degli antichi guerrieri. E per chiarire, una volta per tutte, l’archeo-giallo di un esercito che ha marciato, sinora, nell’oblio. (di Alice Andreoli)

arton231.jpgIl 29 Ottobre scorso a Sassari, presso il centro di restauro e diagnostica di Li Punti, sono stati esposti al pubblico, per la prima volta dopo trentadue anni, i circa 4000 frammenti dei giganti di Monti Prama, rinvenuti fortuitamente da un agricoltore del Sinis nel 1974. Secondo le ultime analisi le statue risalirebbero al X-IX Sec. a.C., costituendo in tal modo il primo esempio di statuaria dell’Europa Occidentale.
Una scoperta sensazionale che, se avvenuta in qualsiasi latifondo della ex Magna Grecia, avrebbe attratto immediatamente l’attenzione di tutti i media mondiali. L’unico documento dell’esposizione del 29 ottobre a Sassari è invece costituito da un Video di iTB, TV Indipendentista di IRS, disponibile solo in Internet.
Le statue, altezza media 2 metri, rappresentano guerrieri, atleti, sacerdoti e sono praticamente una riproduzione dei più noti Bronzetti nuragici. Esse dimostrano chiaramente l’alto livello di civiltà raggiunto dai costruttori delle torri di pietra.
Occhi immensi e profondi formati da più cerchi uno dentro l’altro, elmetti, trecce alla celtica, archi, armature scolpite nei minimi dettagli: 20 Giganti, colossi di pietra forse visibili anche dal mare, a guardia di un Nuraghe, di un villaggio, di un porto?
Atleti di differenti specialità, come pugilatori, corridori, lottatori, centinaia d’anni prima di Olimpia.
I Giganti, silenziosi, immensi, come gli altipiani e le praterie della nostra Isola, se potessero parlare chissà cosa racconterebbero: guerre, pestilenze, amori, odi, trionfi, lunghi viaggi per mare e per terra, feste di mille colori e mille genti, tempeste, migrazioni, massi enormi messi l’uno sull’altro con sforzo titanico e sparati verso il cielo in circoli di armonia e imponenza…. Come i loro occhi.
Sembrava tutto già scritto il destino di questa nostra terra e di questa nostra gente: piccoli, rozzi, cattivi, chiusi, sempre pronti a far girare i coltelli come i personaggi dei romanzi di un Niffoi, di una Deledda, di un Fois. Un po’ fessi, un po’ asini…. Conquistati e schiavizzati da cani e porci, ai quali si deve pure esser grati per la civiltà e la cultura gentilmente ottenuta.
Pronti a vendersi al padrone di turno, perchè, si sa, non c’è lavoro e la famiglia va mantenuta…. come accade esattamente al giorno d’oggi. Nessuno spirito imprenditoriale, mancanza totale di organizzazione, gelosi coi propri simili e servili col primo che arriva!
Storia della Sardegna ufficiale. Quella che si legge in pochi libri accademici, che solo una minoranza tra l’altro conosce, essendo la scuola ufficiale e la storia ufficiale, scritta fuori, fatta fuori.
E invece, all’improvviso, come se 7000 e più palazzi in piedi da 4000 anni non bastassero, ecco spuntare dalla sabbia del Sinis questi malandrini…. Un Armata di 20 Giganti, pronta a marciare, o a danzare, sull’oblio, sulla malafede, sulla svendita della nostra storia, della nostra cultura, del nostro destino, della nostra Nazione. E le teorie prefabricate si sgretolano nelle mani degli artefici, e i Feniciofili, i Latinofili, i Greciofili cominciano a tremare, a delirare, ad arrabbattarsi per riuscire a dimostrare che quelle statue sono state importate, che un selvaggio troglodita vestito di pelli e comunicante a versi non poteva, non doveva permettersi di creare…. E i Giganti diventano Greci, Fenici, Etruschi, se qualcuno ci fosse riuscito con la fantasia sarebbe giunto persino nelle terre dei Maja e degli Inca, ma mai e poi mai sarebbero potuti essere Sardi!
Come Nora, Tharros e Kornus sono fenice pur essendo nate centinaia d’anni prima di Tiro e Sidone.
I Giganti, nel loro silenzio s’apprestano a fare una rivoluzione. E i tirannelli di bassa lega, i piccoli Barones, i mantenuti, la aristocrazia Versailliana pasciuta e protetta dallo Stato straniero nelle proprie torri d’avorio comincia a tremare…. I Giganti fanno paura! Soprattutto dopo che è caduto l’ultimo mito: essi precedono i Greci, precedono i Fenici, precedono gli Etruschi, precedono tutti…. Dei Maratoneti quasi mille anni prima di Maratona! Frantumato ogni record, senza nessun Doping, anzi contro l’intera classe arbitrale! I Giganti risalgono al decimo secolo a.C.!
Quando Socrate parlava ai discepoli nel Ginnasio di Atene, quando Prassitele costruiva e scolpiva, a Monti Prama tutto era stato già studiato da centinaia di anni.
I Giganti disturbano. E quando qualcosa disturba, cominciano le censure, i divieti, si mette in moto la spirale del silenzio.
Come spiegarsi altrimenti l’assoluto divieto di riprendere e diffondere pubblicamente l’avvenimento?
Come spiegarsi il silenzio tombale di tutti i nostri quotidiani?
Come spiegarsi l’atteggiamento della principale televisione regionale, che proprio il giorno dopo dava notizia con grande risalto e con tanto di servizio ed intervista, alla scoperta che, secondo loro, ” porterà fuori dai confini della Sardegna la nostra cultura”….. Cosa? I Giganti? No, non sia mai! La scoperta, dopo ben 15 anni di ricerche sul campo, di un dipinto rinvenuto a Sanluri in cui c’è un viso di un personaggio che “rassomiglia” in modo incredibile a Raffello(sic)! Questo, secondo il servizio, sarebbe il grande patrimonio artistico sardo che, aggiunge un responsabile della sovrintendenza di Cagliari, è il chiaro esempio di attenzione dei Sardi agli artisti dell’epoca Rinascimentale italiani(ri-sic!).
Come spiegarsi tutto questo?
I Giganti fanno paura! I loro occhi, i loro archi, le loro spade…… Impassibili, imponenti, silenziosi…. Per migliaia di anni sotto la sabbia, per venti in uno scantinato!
Come ai loro tempi facevano tremare le Armate Fenice, Cartaginesi, Elleniche, Etrusche, Ittite, Persiane, Egizie, oggi fanno tremare teorie preconfezionate, accademici da salotto seduti da decenni su dispense intoccabili, fanno tremare i media che vorrebbero i Sardi “attenti agli artisti dell’epoca rinascimentale italiani” e basta!
Per cui che rimangano in un museo, a pezzettini, e meno se ne parla, meglio è! Perchè ricercare la verità storica, quando la menzogna è così comoda?
Gli americani si sono inventati il Far West per crearsi una storia commune, una coscienza…… I Sardi la storia ce l’hanno già sotto i piedi! Una storia ricca e millenaria!
Eppure la rifiutano! Preferiscono affidarla agli altri, preferiscono non toccare nulla…. Come se facendolo risvegliassero un mostro, come se l’ira di qualche Dio si abbattesse su di loro al solo dubbio che si, effettivamente, tanto leggeri, per dirla con Sergio Atzeni, non eravamo!
I Giganti fanno paura e a quanto pare, nel loro silenzio imponente, continueranno a farla! (di Marcu Ozzanu)

8 Commenti fino adesso, aggiungi il tuo.

1 Il 29 Luglio 2007 alle 9:27 pm arial ha scritto:

ho riportato il tuo link qui

http://oknotizie.alice.it/all

http://oknotizie.alice.it/go.php?us=48b00251be411889
spero di non averti creato problemi

2 Il 13 Agosto 2007 alle 7:13 am SuEntu Estru ha scritto:

Purtroppo devo darti ragione in tutta l’amarezza che traspare in questo bell’articolo graffiante, perchè è l’amarezza che nasce da questa storia. Amarezza da consapevolezza di essere parte della periferia politica, culturale, economica e purtroppo anche storica di una terra chiamata Italia e che ci tratta ancora da pargoli impertinenti, sarebbe ora che il popolo sardo si svegli. Spero che la storia dei giganti tocchi la nostra coscienza sopita da millenni, anche se piano piano vedo un una “scoperta” (non riscoperta!) della cultura antica sarda da parte della popolazione non solo isolana. Spero intervenga l’Unione europea per finanziare una grande campagna di scavi, in quanto la notizia dei Giganti hanno destato più sorpresa e entusiasmo nel mondo che nei confini italici.

3 Il 23 Agosto 2007 alle 11:09 am Franco Salvatore Delrio ha scritto:

Ho sempre pensato intuitivamente, senza dunque avere, ovviamente, riscontri obiettivi di riferimento, che non sia verosimile che, data la sua posizione strategica dal punto di vista geografico, e non solo, la soria della Sardegna nuragica e prenuragica sia mancante di riscontri e testimonianze in senso lato.Essi dovranno essere ricercati e studiati.
In sintesi che ci sia stato un alternarsi continuo di civiltà ed etnie ancora sconosciute.
Un’altra prossima sfida? La scrittura.

4 Il 29 Agosto 2007 alle 3:17 am andrea ha scritto:

I miei complimenti al sindaco di cabras e chi con lui ha lottato per il rinvenimento delle statue…
questa è una vittoria per la nostra storia…

5 Il 11 Settembre 2007 alle 10:42 pm Cristian ha scritto:

I giganti fanno paura!!! Hai pienamente ragione… Ma questa volta dobbiamo lottare tutti x nn farci strappare qst okkasione per mostrare a tutti ki siamo e ki siamo stati…

6 Il 15 Settembre 2007 alle 1:48 pm domenico blasi ha scritto:

Non ci dimentichiamo di Sergio Frau e di Atlantika

7 Il 15 Luglio 2008 alle 7:52 pm Sardus Pater ha scritto:

Se non fosse stata per la caparbia “sardità” di Francesco Nicosia il tutto sarebbe ancora sepolto nei depositi di Cagliari. Ora tutti si arrogano la paternità del trasferimento. Come sono meschini. Hanno taciuto per decenni ed ora che si ha la disponibilità di milioni di € tutti vengono a galla. E comunque la tecnica è sempre la stessa dalla notte dei tempi. Fare ricerca ??? Quando mai ? mettersi a battere le campagne ? e perchè ? basta aspettare che qualche ingenuo raccolga quello che trova ed ecco che arrivano i “Tutelatori”. Vogliamo fare una piccola indagine ? Quanto è stato dato come premio di rinvenimento agli scopritori ? ed ai proprietari del fondo ? scommettiamo che indovino ?? Bravi, proprio così !!!!

8 Il 15 Luglio 2008 alle 7:59 pm Sardus Pater ha scritto:

Giusto per non far apparire il tutto misterioso …. i premi di rinvenimento sono un riconoscimento che lo Stato elargisce a rinvenitori e proprietari di fondi in cui siano stati recuperati materiali archeologici. Non si parla di predatori ma di pastori e/o agricoltori che hanno avuto - in alcuni casi - la sventura di trovare qualche cosa di antico e che hanno anche rischiato, nella loro ignoranza, di essere accusati di sottrazione di beni dello stato.
Stato che peraltro ha previsto anche un rimborso nel caso in cui si debba creare una zona di rispetto intorno ad un monumento che leda gli interessi economici dei proprietari. Quanti pensate abbiano avuto questo riconoscimento in tutta la Sardegna ??? Ancora una volta bravi !!

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