Giù le mani dalla “pummarola” italiana
L’Allarme per la “pummarola” anonima lo ha lanciato la Coldiretti, che martedì prossimo scenderà in piazza a Roma, davanti alla Camera, per preparare la passata Made in Italy. Secondo la denuncia dell’associazione dei coltivatori, bisogna stare molto attenti ai prodotti contraffatti che annacquano il nostro mercato, in modo particolare quelli provenienti dalla Cina che rappresentano l’86 per cento degli oltre 250 milioni di articoli contraffatti sequestrati nell’Unione Europea in un anno. Con un incremento del 234 percento rispetto al 2005.
Se i prodotti maggiormente contraffatti sono nell’ordine le sigarette, l’abbigliamento e i tecnologici di uso comune, a crescere - sottolinea la Coldiretti - è il fenomeno delle falsificazioni pericolose, cioè quelle riguardanti medicinali (+ 400 per cento), generi alimentari e prodotti per la cura personale, che possono causare seri danni alla salute dei consumatori.
Per questo e per chiedere controlli e una etichettatura di provenienza obbligatoria per ridurre i rischi e fare scelte di acquisto consapevoli, la Coldiretti domani si riunirà davanti alla Camera dei Deputati per preparare la passata di pomodoro made in Italy.
Presidi di centinaia di agricoltori saranno presenti anche davanti al Ministero delle Politiche Agricole e al Senato.
Si tratta di una anticipazione della più grande manifestazione promossa dagli agricoltori che con lo slogan “Giù le mani dalla qualità italiana” avrà luogo a Bologna l’11 Luglio.
Secondo i dati rilevati dalla Coldiretti, i falsi del Made in Italy agroalimentare valgono nel mondo 50 miliardi di euro con il Parmigiano Reggiano e del Grana Padano che sono i due prodotti italiani tipici più imitati nel mondo che diventano Parmesao in Brasile, Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesano in tutto il Sudamerica, Parmesan dagli Stati Uniti al Canada, dall’Australia fino al Giappone, ma anche Parmeson in Cina.
“Ma in Cina l’industria locale offre anche pomodorini di collina, pomodori pelati, caciotta (Italian cheese) e addirittura – continuano gli agricoltori - pecorino (Italian cheese), ma con raffigurata sulla confezione una mucca al posto della pecora”.
L’Italia è però il principale importatore mondiale di concentrato di pomodoro cinese con un valore che in quantità ammonta a circa un terzo dell’intera produzione nostrana.
“Un situazione preoccupante – secondo i coltivatori - dopo che il 20 per cento dei succhi di frutta e dei vegetali di produzione cinese sono risultati al di sotto degli standard minimi di qualità secondo i dati dell’Amministrazione Generale per il Controllo della Qualità, l’organismo statale asiatico addetto al controllo del rispetto delle norme di sicurezza”.
L’allarme lanciato dalle autorità cinesi sulle conserve vegetali è particolarmente preoccupante per l’Italia dove – denuncia Coldiretti - sono esplose le importazioni di conserve di pomodoro (+150 per cento nel primo trimestre del 2007) che rischia di essere mischiato con prodotto nazionale e diventare Made in Italy all’insaputa dei consumatori per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del prodotto”.