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Il nuovo quartiere isola di Milano

portanuova.jpgIl quartiere Isola cambierà volto, e invece di essere un atollo chiuso fra due stazioni ferroviarie diventerà entro il 2012 «un’oasi felice». Parola di Cesar Pelli: l’architetto è uno dei 25 professionisti coinvolti nel progetto di riqualificazione dell’area. Il nome scelto per l’insieme degli interventi (che riguardano 290 mila metri quadrati delle ex Varesine, la stazione Garibaldi e l’Isola) è «Porta Nuova» perché proprio dai bastioni di Porta Nuova partono le tre diagonali che uniscono questi tre punti della città - ora scollegate - dove sorgeranno edifici e grattacieli definiti «ecologici» (fra cui una torre di oltre 100 metri), un parco di 90 mila metri quadrati con 1.500 alberi, 160 mila metri quadrati di spazi pedonali e 20 mila metri di spazi culturali. «È un’iniziativa importante che va nella direzione della modernizzazione e soprattutto della qualità della vita».
Non mancano però i contrari: davanti alla Fondazione le associazioni che fanno parte del Forum Isola hanno distribuito volantini invitando venerdì prossimo a una festa dei diritti nei giardini di via Confalonieri, quei giardini che secondo loro dovrebbero continuare a esistere, così come la Stecca degli Artigiani. Alla conferenza stampa, prima dell’arrivo del sindaco e del presidente della Regione Formigoni, ha fatto irruzione anche un gruppo di studenti al grido di «Basta speculazione». Un portavoce ha spiegato il no «a un progetto speculativo che distrugge sistematicamente l’identità culturale dell’Isola per dare spazio ai grattacieli che portano business ma nulla alle persone normali». A loro ha risposto Manfredi Catella, amministratore delegato di Hines Italia che è il motore della riqualificazione del valore di 2 miliardi e 500 milioni. «Non crediate di rappresentare la moltitudine - ha detto -. La vostra posizione è destinata a mandare alla deriva l’Italia e Milano». «Il partito del no c’è sempre - ha aggiunto Formigoni -, ideologico e aprioristico: non ha ragioni e vuol solo fare chiasso. Ma noi non ci arrendiamo». D’altro canto gli spazi verdi aumentano: lo ha spiegato l’architetto Stefano Boeri (che nel suo progetto ha inserito due grattacieli che diventano un «bosco verticale» con circa 900 alberi) e lo ha ribadito anche la Moratti dicendo che «bisogna sempre essere attenti a qualsiasi critica. Le manifestazioni sono assolutamente legittime, ma noi restituiamo alla città un’area che era in forte degrado». È una parte di quel rinascimento di Milano di cui si è iniziato a parlare da tempo con la Fiera di Rho Pero, il progetto City Life nella zona della vecchia Fiera e all’orizzonte l’Expo 2015. «Quest’area è messa in condizioni di rinascere» ha spiegato Formigoni che qui ha voluto l’altra sede della Regione, primo palazzo di governo costruito a Milano negli ultimi 500 anni. Chi vorrà vedere il progetto lo potrà fare da venerdì, quando alla Fondazione Catella, in largo De Benedetti, aprirà un infopoint sul progetto «Porta nuova».

2 Commenti fino adesso, aggiungi il tuo.

1 Il 23 Ottobre 2007 alle 3:33 pm Bl4cKd00M ha scritto:

mmmh interessante un parco vericale di 900 alberi divisi in due grattacieli, il che fa 450 alberi sul tetto di ogni grattacielo a una altezza probabilmente non inferiore ai 130m (127m è alto il Pirellone), accessibili a chi?

eeeh bhe LOL

2 Il 25 Maggio 2008 alle 10:58 pm CC ha scritto:

Forse occorrerebbe prestare maggiore attenzione all’identità di quei luoghi. Perchè non cogliere la grande occasione di queste aree dismesse optando con ridestinazioni in sintonia con i paesaggi storici?
Non abbiamo bisogno di importare dall’estero modelli banali, perchè invece non ci preoccupiamo di valorizzare e riqualificare le specificità locali? Chi ha reso possibile un tale stravolgimento del tessuto urbano della città di Milano?Quale sarebbe il tanto declamato rapporto con il paesaggio circostante?

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