Il sapore perfetto? La felicità
Quali sono gli ingredienti base del “sapore perfetto”? La ricerca della formula alchemica nel nuovo romanzo di uno dei più apprezzati autori spagnoli, Josè Manuel Fajardo, è scandita da sensazioni e ricordi presenti e passati, impastati coi profumi, sapori e rumori della cucina. L’arte culinaria si mescola alla fantasia, all’amore, alle lacrime e alla gioia della vita. E scorrendo le pagine de “Il sapore perfetto”, la domanda iniziale dal carattere gastronomico assume un significato più ampio, che coincide con la scoperta della ricetta della felicità. Le avventure del narratore e protagonista Omar sono scandite da piccoli e grandi drammi familiari (il padre di Omar, fervente comunista perseguitato dal regime fascista di Franco), ma anche da fantasie e sogni marinareschi.
Omar è capocuoco a bordo del bateau-mouche “Arc en Ciel” a Parigi, nello stesso periodo in cui Belgrado viene bombardata dalle truppe della Nato. Vi è approdato dopo l’infanzia spagnola trascorsa nelle Asturie, a Gijón, passando per il Messico, il luogo dov’è arrivato da marinaio e ha scoperto la propria vocazione culinaria. Nella capitale francese s’innamora di Marina, affascinante e misteriosa ballerina rumena che lo costringe a un viaggio alla scoperta di sé e dell’altro.
Le ricette della felicità
La cucina nel romanzo è metafora del mondo reale; il buon cibo fa restare in contatto con la vita, e quindi col nutrimento, ma anche con le “cose” e le semplici azioni dello sbucciare, lavare, tagliare. Conduce a cogliere e sperimentare due grandi segreti per vivere intensamente ogni attimo dell’esistenza: l’attenzione e la presenza.
E così c’è Omar che prepara con grande cura i suoi piatti, descrivendo con precisione le sue ricette passo a passo. Mentre i ricordi del protagonista si succedono e s’intrecciano a diverse età e latitudini, sfilano pietanze, salse e condimenti come il menù del ristorante per il quale lavora. E mano a mano che la lettura prosegue, si impara a conoscere l’arte della buona tavola.
Dagli antipasti ai primi, dai secondi ai dessert “accompagnati” dalla musica di sottofondo di canzoni famose e commossi boleri. Il tutto contribuisce a dare il “sapore perfetto” a una vita quanto mai varia, il cui filo conduttore nel raffinato tessuto narrativo del romanzo sembra essere un inesauribile desiderio di felicità.
(Matilde Bonatti)
Il sapore perfetto
di José Manuel Fajardo
Ed. Guanda, 2006
pp. 320 euro 16,00
Un brano:
“Suso richiuse la porta e io aprii lo sportello del frigorifero. C’erano carote e porri e qualche limone e un barattolo di marmellata di lamponi e latte e un pacchetto di caffè aperto (ma non le avevano proibito il caffè?) e mele e un pollo. Che diamine ci faceva lì tutta quella roba? Era forse quello il frigorifero di una donna malata? Ah, la solita strega! Allora sì che non potei evitare di ridere. Me la immaginavo al mercato, che faceva la spesa perchè avessimo qualcosa da mangiare dopo che lei… Guardai la data di scadenza sulla confezione del pollo. Scadeva l’indomani. Un ottimo calcolo, Tina. Ti sei sempre saputa organizzare. Richiusi il frigorifero e tornai alla dispensa: aglio, alloro, pepe nero in grani e sei birre. C’era tutto il necessario. L’eredità. Eccola lì. Nessuna proprietà, nè conti in banca, gioielli, mobili antichi. Soltanto gli ingredienti per preparare il pollo alla birra. Avevo ancora il sorriso sulle labbra quando sentii le lacrime riprendere a scorrere sulle guance…”