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Il formaggio inglese Cheddar

cheddar.jpgÈ online da poco più di tre mesi, ma ha già ricevuto oltre un milione di visite. Il video che ne documenta le prime settimane di vita, pubblicato su YouTube, è stato visto più di 100 mila volte. Numeri già rilevanti, che diventano straordinari se si considera che l’oggetto di tanto interesse è una forma di “cheddar”, il formaggio inglese per antonomasia. Il quale, per attirare l’attenzione dei navigatori, non fa proprio nulla: se ne sta lì, immobile, a stagionare. Una volta a settimana, un addetto lo ruota affinché l’umidità si distribuisca in modo uniforme. Più raramente il suo creatore (Tom Calver, un produttore caseario della contea di Somerset) lo annusa e lo assaggia. Il resto del tempo non succede niente, ma tant’è: il sito CeddarVision.tv, una telecamera puntata 24 al giorno su un formaggio, è diventata un fenomeno globale, tanto da meritarsi articoli sul Guardian e sul New York Times. E da diventare motivo di studio e di interesse per sociologi e comunicatori.
“La rete è come una grande spugna”, è una delle spiegazioni che si dà Alberto Abruzzese, ordinario di Sociologia delle Comunicazioni di massa e direttore dell’Istituto di comunicazione allo Iulm di Milano. “Assorbe tutto e tutto, essendo inserito, diventa automaticamente oggetto di attenzione per il navigatore distratto. O per il navigatore, che cercando qualcos’altro, si imbatte in una distrazione”.
CheddarVision è solo l’ultimo capitolo di una saga che affonda le sue radici alle origini di internet, quando la rete era popolata quasi esclusivamente da accademici e studenti universitari. E proprio a un gruppo di ricercatori di Cambridge si fa risalire la prima webcam della storia, puntata su una caffettiera: stanchi di percorrere i corridoi dell’università per poi scoprirla vuota, i ragazzi del laboratorio di informatica le piazzarono davanti una telecamera. Senza volerlo, crearono una delle prime celebrità della rete, visitata in pochi anni oltre 2 milioni di volte.
Da allora, internet si è riempita di webcam di suprema inutilità e di grande successo. La più celebre resta JenniCam, una specie di Grande Fratello ante-litteram avente per protagonista la studentessa americana Jennifer Ringley. Online dal 1996 al 2003, il sito arrivò ad attrarre oltre 3 milioni di visitatori al giorno. E sì che, molto raramente, JenniCam forniva materiale buono per i voyeur. Ma che dire di Watching-Paint-Dry.com, un sito che, didascalico fin dal titolo, permette di guardare, giorno e notte, la vernice che si asciuga su una parete? O di CompostCam, una telecamera (attualmente in manutenzione) puntata su un mucchio di letame in un villaggio del Sussex.
Molto deve avere a che fare con la noia che sembra attanagliare quelli che passano la giornata online. La settimana scorsa un disoccupato del Massachusetts, uno con molto tempo libero, ha pubblicato il suo numero di cellulare in un video su internet. In 48 ore ha ricevuto 5 mila telefonate da sconosciuti che avevano voglia di chiacchierare. Ma non è solo questione di noia: “Questi fenomeni attengono all’aspetto estetico della rete”, aggiunge Abruzzese, “dove si sfugge dallo strumentale, dal razionale, e una situazione diventa evento in se stessa. È un po’ effetto cercato da certi artisti quando espongono la carne che va in putrefazione: lo spaesamento del passante rispetto ai percorsi tradizionali”.(Alessio Balbi)

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