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ogigia

Chi vuole vivere per sempre?

aubreydegrey.jpg Sette terapie per vivere mille anni. E’ la formula di Aubrey de Grey, uno dei più controversi professori di Cambridge. E come potrebbe non esserlo? Dal look da cowboy alle idee provocatorie di chi - lo accusano i critici - «gioca a fare Dio». «Vivere 10 secoli non è affatto immorale - ribatte -. Semmai il problema è invecchiare. Ecco perché dobbiamo fermare questo processo».
Parla al telefono dal suo studio, con voce un po’ roca e piglio deciso. E’ già una celebrità mondiale e molti medici e gerontologi ammettono di essere abbagliati dal suo progetto, ma non gli basta. Ora, come accade a tutti i «maghi» che giocano con le costrizioni dell’età, è il tempo il suo grande avversario. «Ci vorranno 10 anni e poi almeno altri 15-20, se tutto va bene». Obiettivo: mettere a punto le sette cure contro i sette demoni che ci vogliono morti entro un periodo tanto risibile come 80-90 anni. Sono - recita la sua lista - «la degenerazione delle cellule, la moltiplicazione di cellule indesiderate, le mutazioni dei cromosomi, le mutazioni dei mitocondri, l’accumulo di “sostanze spazzatura” nelle cellule, l’accumulo di altra “spazzatura” al loro esterno e le degenerazioni delle proteine». Professore, ogni voce dell’elenco equivale a un trattato di genetica e di biologia. Ma, in concreto, a che punto è nell’elaborazione delle contromisure? I suoi avversari dicono che il lavoro è ancora tutto da fare.
«In realtà siamo più vicini alle soluzioni di quanto si pensi. In particolare, siamo già alla fase dei test clinici sui topi per tre aree. Primo: la sostituzione delle cellule danneggiate con le staminali non è fantascienza, ma sta funzionando per diverse malattie, come il Parkinson. Secondo: si testano i primi vaccini con cui contrastare i depositi di amiloide al di fuori delle cellule. Terzo: ci sono esperimenti sulle proteine che garantiscono l’elasticità di tessuti specifici come quelli delle arterie. Mi sembra ragionevole che in 10 anni si arrivi alla soluzione dei sette problemi, anche se ci vorrà un po’ di fortuna e ci vorranno molti soldi».
Ecco l’altro problema: quanto dovrebbe costare il suo programma?
«Non molto, direi: 100 milioni di dollari all’anno per 10 anni nella fase delle cavie. Poi, quando si passerà ai test sull’uomo, decisamente di più: alcuni miliardi. Ecco perché passo molto del mio tempo a concedere interviste e a partecipare a convegni. Voglio coinvolgere le opinioni pubbliche e spingerle a fare pressione sui governi perché concedano i finanziamenti necessari».
Se anche ottenesse tutto questo denaro, quali sono le possibilità di successo? Risponda sinceramente.
«Io dico: 50-50. Se siamo sfortunati, invece, avremo bisogno di almeno 100 anni per vedere i risultati».
Lei è ottimista comunque. Ha immaginato la vita dei quasi immortali? Ce la racconta?
«Di sicuro non vedremo più persone vecchie, fragili, decrepite. E questo vorrà dire che non spenderemo più montagne di soldi per prolungare la vita di tanti anziani malati di qualche anno appena. E inoltre che tante persone in più contribuiranno al sistema del welfare, anziché bruciare risorse. La pensione, per esempio, non sarà più permanente, ma una scelta a tempo: ci si ritirerà e poi si tornerà sul mercato del lavoro con nuove competenze e obiettivi diversi. Naturalmente, visto il crollo del tasso di mortalità, dovremo pensare alle strategie per limitare quello di natalità. Altrimenti saremo perseguitati dalla sovrappopolazione».
Ma dal punto di vista medico? Saremo ridotti a pazienti permanenti, controllati e «riparati» in continuazione?
«All’inizio, certo, le terapie saranno complicate e prevederanno un insieme periodico di interventi genetici, trapianti di organi, vaccinazioni, ma poi, come avviene con tutte le nuove tecnologie, le procedure si semplificheranno e diventeranno anche più economiche, fino alla routine».
Ammettiamo che i sette tipi di terapia funzionino uno per uno. Ma ha pensato alle loro interazioni? Si tratta di un sistema integrato altamente sofisticato, dove nulla potrà andare storto.
«E’ chiaro che quando si affrontano i sistemi ci sono conseguenze multiple. Ma la mia filosofia non è quella di interferire con il metabolismo. Io punto a rimediare alle conseguenze dannose del metabolismo stesso. L’organismo, quindi, dovrà essere attentamente riparato e sottoposto a manutenzioni regolari, non riprogrammato. E’ lo stesso approccio che applichiamo alla casa o a un’auto d’epoca. No, non rida. Qui in Inghilterra ci sono molte auto “vintage” vecchie di un secolo: non erano state progettate per durare tanto, eppure l’amore dei loro proprietari e tutto il lavoro a cui sono sottoposte le mantiene in vita, perfette».
Lei conta molti «supporter», ma una parte del mondo accademico la critica pesantemente e, tra l’altro, le contesta il suo background: lei nasce come “computer scientist” e la biologia è soltanto un interesse tardivo. Come replica?
«Che il mio training ingegneristico è un grandissimo vantaggio, perché mi ha permesso di pensare in modo innovativo. D’altra parte io ascolto tutte le obiezioni, perché alcune sono utili a chiarire il mio pensiero e i miei scopi. Ma sono convinto che alcuni di quelli che mi contestano non hanno capito fino in fondo il mio programma di “life extension” (l’estensione vitale)».
E’ vero che lei è solo e a Cambridge non ha una squadra?
«Adesso punto a creare una rete di collaborazione mondiale. A coordinarla è la mia fondazione - la Methuselah Foundation - che ha cominciato a ricevere donazioni e a distribuire finaziamenti. L’ultima elargizione in ordine di tempo è di tre mesi fa, quando l’imprenditore statunitense Peter Thiel, fondatore della società PayPal, ha staccato un maxi-assegno di 3.5 milioni di dollari».
Lei pensa davvero di riuscire a vivere un migliaio di anni?
«Come le ho detto, ho il 50% di possibilità di riuscirci, come tutti quelli della mia generazione».
Intanto si mantiene in forma?
«Sì, in ottima forma».

1 Commento fino adesso, aggiungi il tuo.

1 Il 30 Giugno 2007 alle 5:54 pm Fiorello Primaverile ha scritto:

@ Parli spesso di lotta contro la selezione razziale, non credi però ci sia il rischio di sovrappopolazione e indebolimento razziale?-

No. Il problema della sovrappopolazione e dell’indebolimento razziale è causato dalla povertà

Nelle società povere con alta mortalità infantile, con guerre, carestie ed assenza di contributi pensionistici, i figli sono l’unica ricchezza.

Un padre ed una madre per avere la certezza che almeno un figlio nasca sano, riesca a superare tutte le difficoltà e sopravvivere, ne devono mettere al mondo almeno 5-6 ma anche 10 a volte.

Un popolo che subisce persecuzioni etniche e regolari invasioni di potenze straniere, come potrebbero essere gli albanesi, inevitabilmente faranno famiglie anche con 10 figli e li faranno emigrare in tutto il mondo. Ce ne sono più di 15 milioni nel mondo contro un paio di milioni in Albania.

E così gli ebrei, ce ne sono ormai centinaia di milioni. Se si continua a perseguitare i piccoli popoli troveremo nel giro di pochi secoli miliardi di furlan, ebrei, albanesi, irpini, xavantes, sardi, rom e anche eschimesi incazzati in giro per tutto l’universo pensando di essere a rischio estinzione.

Eliminando la povertà, migliorando l’alimentazione, le diagnosi prima del parto per verificare le compatibilità genetiche dei genitori, con dei buoni ospedali, con misure di prevenzione infortuni nei giardinetti per l’infanzia, nei campetti sportivi e nei posti di lavoro, inevitabilmente, come in tutti i paesi ricchi già accade, i genitori non mettono al mondo mai più di 2-3 figli.

la selezione razziale del nuovo ordine mondiale non ha lo scopo di ridurre la popolazione o migliorare la specie ma di eliminare e indebolire alcune etnie per permettere ad alcune altre di prendere il controllo del mondo.

Tira via i soldi dalle banche dei nemici dell’umanità, investi nelle
Comunità Tribali Etiche: un Investimento nelle Mani di Dio.

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